Maroni lancia il reddito di cittadinanza Salvini lo boccia: elemosina di Stato

 Il governatore sulla scia dei 5 Stelle: in Lombardia lo faremo. E spacca il suo partito

Marco Cremonesi, Corriere della Sera redazione • 13/5/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni, Welfare & Politiche sociali • 643 Viste

MILANO Roberto Maroni lancia il reddito di cittadinanza, promuove gli Stati generali del no profit e nella sua proposta strizza l’occhio al Movimento 5 stelle. Ma, sorpresa, tra i primi a bocciare l’iniziativa del governatore lombardo — qualche minuto appena dopo la Cgil — c’è Matteo Salvini. Che, anzi, lascia agli atti il commento più abrasivo della giornata: «Elemosina di Stato» è la sciabolata del capo leghista. Ma il fatto è che il presidente della Regione si è ritrovato completamente solo: l’intero centrodestra ha pubblicamente respinto il reddito di cittadinanza.
Il governatore annuncia la sua proposta facendo esplicito riferimento a un progetto di legge presentato dal consigliere regionale grillino Stefano Buffagni : «È interessante — dice — perché riguarda anche la formazione e il lavoro». L’idea è quella di utilizzare il fondo sociale europeo destinato alla Lombardia — circa 220 milioni — per assegnare un sostegno ai redditi più bassi e ai senza lavoro. Il progetto, nel dettaglio, è allo studio dei due assessori Massimo Garavaglia e Cristina Cantù. Ma il governatore lombardo si attende stimoli e proposte anche dal Terzo settore: «Entro giugno lanceremo gli Stati generali del non profit. Penso che soltanto una conoscenza specifica dei bisogni e delle fragilità possa indicare la strada migliore per un sostegno». La «sperimentazione» annunciata dal presidente lombardo dovrebbe partire progressivamente già dall’estate. Giusto per la cronaca, il progetto stellato che piace al piano più alto della Lombardia prevede un sussidio mensile di tre anni. Chi lo percepisce, deve mettersi a disposizione per lavori utili alla collettività.
Va detto che l’iniziativa di Roberto Maroni sembra cogliere di sorpresa non soltanto gli alleati di maggioranza, ma anche gli stessi grillini. In post su Facebook lo stesso Buffagni sembra non saper nulla dell’iniziativa del presidente. Più tardi, sul blog di Beppe Grillo, comparirà un ironico post dal titolo «Tu quoque #reddito di cittadinanza». L’iniziativa non dispiace al Partito democratico, il cui segretario lombardo Alessandro Alfieri si dice pronto «a discuterne da subito. L’introduzione del reddito di autonomia era nel nostro programma elettorale».
Ma, appunto, il più freddo è proprio il segretario dello stesso partito di Maroni, Matteo Salvini: «Allo Stato elemosiniere, io preferisco lo Stato che abbassa le tasse e offre lavoro. Secondo me, è un messaggio culturalmente sbagliato». Nessuna intenzione, dice Salvini, di mettere i bastoni tra le ruote: «Non metto becco nelle questioni della Regione. Ma questo non mi esime dall’avere le mie opinioni». Umberto Bossi, sempre poco tenero nei confronti di Maroni, prevede che la misura «non vedrà mai la luce». E comunque: «Meglio creare posti di lavoro».
Ma è l’intero centrodestra che sembra, come minimo, essere colto di sorpresa. Con una levata di scudi per Maroni tutt’altro che rassicurante. Tra i freddi anche il capogruppo leghista in Regione, Massimiliano Romeo: «Prima di giudicare la proposta, che non abbiamo ancora visto, preferiremmo vi fosse una condivisione nell’ambito della maggioranza». Ancor meno entusiasta Mariastella Gelmini, ex ministro e coordinatore lombardo di Forza Italia: «Di soluzioni che hanno il sapore dell’assistenzialismo si può tranquillamente fare a meno. Per noi le parole chiave restano: lavoro e impresa». Per il Nuovo centrodestra la voce è quella dell’ex ministro Maurizio Lupi: «È il lavoro e non il reddito garantito che restituisce dignità alle persone».
Preso atto delle reazioni del centrodestra, il segretario dem allarga le braccia: «Le dichiarazioni tranchant di Salvini e le reazioni contrarie di Lega e Forza Italia — dice Alfieri — ci confermano che siamo di fronte all’ennesima boutade di Maroni. Ed è un peccato».
Marco Cremonesi

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