Associazioni, vendoliani ed ex 5 Stelle Il «non partito» di Landini si organizza

Coalizione sociale al via con sigle e gadget di sinistra. Il leader Fiom: decideremo cosa fare

Andrea Garibaldi, Corriere della Sera redazione • 7/6/2015 • Copertina, Politica & Istituzioni, Sindacato • 814 Viste

ROMA Maurizio Landini sta con le spalle appoggiate al muro, in una zona d’ombra. Ascolta gli interventi. Vanno da lui delegati Fiom, studenti, archeologi precari. Ascolta anche loro. Quando gli dicono: devi fare questo e quest’altro, però sbotta: «Non sono io la Coalizione sociale! Decideremo assieme…».
Landini, segretario Fiom, metalmeccanici Cgil, molto invitato nei talk show tv, sta appoggiato al muro e non seduto in prima fila: non è una riunione politica tradizionale. Questa è la costituente di Coalizione sociale, al Centro congressi Frentani, luogo storico della sinistra. Verso Podemos italiana, è stato scritto, ma Landini frena, frena, frena: «Sto studiando il cinese — dice — e la prossima volta lo dirò in cinese: Coalizione sociale è nata fuori dai partiti per ricostruire la politica con la P maiuscola. Non mi faccio ingabbiare da un partito, il nostro obiettivo è unire quello che è stato diviso e rimettere al centro quello che è stato cancellato: diritti, un’idea diversa di sviluppo e sostenibilità ambientale, riqualificazione delle città».
Nell’atrio della sala si vende «il manifesto», le spille del Che, di Gramsci e di Berlinguer, la felpa rossa della Fiom (25 euro). Sono venuti a vedere cosa succede Fratoianni e Airaudo di Sel (partito di Vendola), Vincenzo Vita, ex senatore Pd, Campanella e Bocchino, già senatori 5 stelle. Guardano da fuori Civati, uscito dal Pd e Fassina sull’orlo dell’uscita, Ferrero, segretario di Rifondazione e l’ex magistrato Ingroia. Nichi Vendola, ricordano a Landini- afferma che è maturo il momento per una forza di sinistra rinnovata. «Che lo facciano! — risponde — Se ci riescono mi fa piacere, ma noi vogliamo essere un’altra cosa».
Il percorso, spiega Landini, è il seguente. La costituente di oggi, poi la moltiplicazione di iniziative sul territorio, come la caserma di via Asti occupata a Torino, l’ex fabbrica Maflow, occupata a Milano. «A settembre — dice Landini — facciamo il punto e decidiamo come andare avanti». Grande cautela, anche perché Landini resta interessato, contemporaneamente, al rinnovamento della Cgil, che fra tre anni rinnoverà i vertici. Landini dice che Coalizione sociale non è richiudibile negli schemi destra-sinistra-centro: «Stiamo facendo un’altra cosa, rimettere al centro i problemi delle persone, che non hanno casa, non hanno lavoro, non si possono curare, non hanno il diritto di studiare, non si sentono coinvolti, c’è un’ingiustizia della Madonna!». Cautela dunque. Ieri si è parlato di difesa della Costituzione sotto attacco da parte di Renzi, di acqua bene comune, di difesa della scuola pubblica, di clima e ambiente. Le associazioni dentro Coalizione sociale sono quasi 80, c’è Libertà e Giustizia, Action, Articolo 21, e Invalidi civili, Iva Sei Partita, Musicoterapia democratica, Geometri e geometri laureati, e altri professionisti, farmacisti e avvocati, in discesa nella scala sociale. Oggi salgono sul palco Rodotà e Landini.
Andrea Garibaldi

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