Le banche greche sono allo stremo perso un altro 30%

Le banche greche sono allo stremo perso un altro 30%

La Borsa di Atene limita i danni (- 1,2%) nel secondo giorno di contrattazioni dopo la riapertura mentre le banche concedono il bis e vivono un’altra giornata nera: Alpha, Eurobank e Piraeus hanno perso il 30% per il secondo giorno consecutivo, National Bank ha fatto meglio archiviando però la seduta con uno sconsolante -28%. Cifre che da sole danno l’idea della fiducia dei risparmiatori nella solidità del settore in Grecia.
La débacle del credito ellenico, come quella del settore manifatturiero, è legata a filo doppio al deterioramento del quadro economico negli ultimi mesi. Nell’ottobre 2014 gli stress test europei avevano trovato il sistema convalescente ma in discreta salute. Il quadro è però oggi cambiato. In sette mesi si sono volatilizzati dai conti correnti 42 miliardi di euro (7,8 solo nel giugno scorso) e la liquidità in deposito è scesa a 122 miliardi – erano 240 nel 2009 – il livello più basso dal 2003. Quasi due greci su cinque non riescono più a onorare le rate sui prestiti. A tenere in piedi il sistema sono così le linee di credito d’emergenza della Bce, che ha garantito alle quattro grandi banche 89 miliardi di prestiti.«Le cose stanno migliorando dopo l’allentamento dei controlli di capitali della scorsa settimana – ha fatto sapere ieri una fonte della Banca di Grecia – : negli ultimi giorni è tornato sui conti correnti circa 1 miliardo di liquidità». Troppo poco per ribaltare la situazione tanto che Ue, Bce e Fmi – dopo aver iniettato 48 miliardi nel capitale degli istituti nel 2012 – hanno accantonato tra i 10 e i 25 miliardi nel terzo piano di salvataggio in discussione in questi giorni per puntellare il sistema creditizio, conditio sine qua non per tenere in piedi l’intera economia ellenica.
Risparmiatori e imprese attendono con il fiato sospeso i dettagli dell’operazione con l’incubo della sindrome-Cipro. Nicosia ha risolto i problemi delle sue banche utilizzando (in parte) i soldi dei correntisti, trasformando in capitale tutta la liquidità sui conti oltre i 100mila euro. Lo stesso potrebbe capitare ora ad Atene. A finanziare gli istituti dovrebbe essere l’Esm. Qualche spicciolo però potrebbe arrivare dalle somme in deposito oltre la soglia utilizzata a Cipro. Si tratta di qualcosa come 25 miliardi, buona parte dei quali però sono soldi delle imprese necessari a garantire la loro operatività. E utilizzarli per il salvataggio delle banche potrebbe diventare l’arma letale in grado di mettere definitivamente ko l’economia nazionale.
Tempi e modi della ricapitalizzazione del credito faranno parte del terzo memorandum che si sta discutendo in queste ore. «Le trattattive procedono a buon ritmo e penso che riusciremo ad approvare il compromesso entro il 18 agosto», ha detto la portavoce del governo di Alexis Tsipras. Oggi il ministro delle finanze Euclid Tsakalotos incontrerà i vertici dell’ex Troika per tirare le somme delle prime discussioni ma anche su un tema delicato come le privatizzazioni – ha fatto sapere ieri – «le cose procedono meglio del previsto».
L’obiettivo è stendere il compromesso entro metà della prossima settimana per poi mandarlo all’approvazione dei Parlamenti tra cui Berlino e Atene. Il premier nel frattempo continua le grandi manovre per risolvere, in un modo o nell’altro, le divisioni in Syriza. Oggi si terrà una segreteria politica del partito per mettere a punto il Congresso di settermbre dopo il quale, con grande probabilità, la Grecia andrà a elezioni anticipate.


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