San Giorgio Jonico, brac­ciante stroncata dal caldo e dalla fatica durante la raccolta

Si muore nelle cam­pa­gne. Come se fosse nor­male, ine­vi­ta­bile, il giu­sto pegno da pagare per avere i pomo­dori o l’uva in tavola. Si muore nel silen­zio, senza scal­pore

Gianluca Coviello, il manifesto redazione • 4/8/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 2611 Viste

Si muore nelle cam­pa­gne. Come se fosse nor­male, ine­vi­ta­bile, il giu­sto pegno da pagare per avere i pomo­dori o l’uva in tavola. Si muore nel silen­zio, senza scal­pore. L’ultima a cadere sotto il sole è stata Paola, 49 anni. È diven­tata un fan­ta­sma, per set­ti­mane la noti­zia non è tra­pe­lata. Il cuore della brac­ciante di San Gior­gio Jonico si è fer­mato la mat­tina del 13 luglio, sotto un ten­done per l’acinellatura dell’uva, nelle cam­pa­gne di Andria, in con­trada Zagaria.

A dif­fon­dere la noti­zia è stata ieri la Flai Cgil Puglia ren­dendo pub­blica una sto­ria che mostra più di qual­che lato oscuro. «Quel giorno — ha dichia­rato Pep­pino Deleo­nar­dis, segre­ta­rio gene­rale Flai Cgil Puglia — Paola è uscita da casa sulle sue gambe, come tutte le notti, per andare a lavoro ed è tor­nata in una cassa da morto». È stata sepolta il giorno dopo, sem­bra senza autop­sia e con il nul­lao­sta “tele­fo­nico” dato dal magi­strato di turno. Il pm non si è recato sul posto per­ché, rife­ri­sce la poli­zia di Andria, il parere del medico legale è che si sia trat­tato di una «morte natu­rale, forse un malore per il caldo ecces­sivo». Non ce l’ha fatta a sop­por­tare il caldo di quel ten­done che, nei giorni peg­giori, può supe­rare i 40 gradi.

«Paola era uscita fuori dal ten­done — rac­conta Deleo­nar­dis — poco prima di acca­sciarsi al suolo. Soli­ta­mente, l’acinellatura è tra i lavori pagati meno in agri­col­tura: 27–30 euro a gior­nata, nono­stante i con­tratti pro­vin­ciali sta­bi­li­scano un sala­rio di 52». Secondo la rico­stru­zione del sin­da­cato, Paola sarebbe stata tra­spor­tata diret­ta­mente al cimi­tero di Andria senza l’intervento del 118. In assenza di un referto e soprat­tutto di una autop­sia, è dif­fi­cile rico­struire il reale motivo del decesso. La morte della donna, però, riac­cende ine­vi­ta­bil­mente i riflet­tori su un set­tore, quello agri­colo, carat­te­riz­zato da sfrut­ta­mento ai limiti della schiavitù.

Paola, denun­cia il sin­da­cato, è morta nell’assordante silen­zio delle cam­pa­gne pugliesi. «Lo stesso silen­zio, spesso vicino all’omertà, che cir­conda le oltre 40mila donne ita­liane vit­time del capo­ra­lato pugliese, spesso camuf­fato da agen­zie di viaggi o da lavoro inte­ri­nale — sostiene sem­pre Deleo­nar­dis. Donne tra­spor­tate con gli auto­bus su e giù per tutta la Regione, dalla pro­vin­cia di Taranto alle cam­pa­gne del nord della Puglia».

Dieci giorni fa era toc­cato a Maha­mat per­dere la vita per poche decine di euro nei campi pugliesi. È morto alle 14, pre­su­mi­bil­mente dopo 9 ore di lavoro sfian­cante. Forse anche a cot­timo, 3,5 euro a cas­sone. Senza assun­zione. «L’infortunio mor­tale di Maga­mat — ricorda la Flai Cgil — è avve­nuto nell’azienda Mariano in pro­vin­cia di Lecce, già oggetto del Pro­cesso Saber che vede impu­tati varie aziende per ridu­zione in schia­vitù e capo­ra­lato». Paola, invece, quel giorno stava lavo­rando presso l’azienda Orto­frutta Meri­dio­nale della fami­glia Ter­rone, che ha 250 dipen­denti e un fat­tu­rato che tocca i 12 milioni di euro.

Maha­mat, suda­nese. Paola, ita­liana. Acco­mu­nati da una morte simile e dal biso­gno. A Paola quei soldi ser­vi­vano per cre­scere i figli. Pur di non per­dere quel lavoro, che svol­geva da 15 anni, aveva rinun­ciato a qual­siasi azione legale con­tro chi non le pagava i con­tri­buti. Per lei nean­che il “lusso” dell’assegno di disoc­cu­pa­zione qua­lora non avesse tro­vato occu­pa­zione per un periodo. Maha­mat e Paola. Gli ultimi che pagano per tutti.

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One Response to San Giorgio Jonico, brac­ciante stroncata dal caldo e dalla fatica durante la raccolta

  1. Laura ha detto:

    Perché non proporre una certificazione per uva, pomodoro e quant’altro raccolto “a mano” che dia la certezza a chi li compra che siano stati raccolti secondo norme che tutelano i braccianti? Si fa per i cosmetici (cruelty free) si fa per le uova delle galline (allevate a terra) … spiegatemi perché non si può fare per un essere umano

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