Dieselgate, Bruxelles sapeva dal 2013 Vw:interventi su 11 milioni di auto

Dieselgate, Bruxelles sapeva dal 2013 Vw:interventi su 11 milioni di auto

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WOLFSBURG. Tutto il mondo è ormai contro Volkswagen. E quello dei software-truffa montati dal gigante di Wolfsburg su milioni di auto diventa sempre più uno scandalo politico, mentre si allarga il cerchio dei sospetti complici e sale di ora in ora il pericolo di conseguenze pesantissime, insostenibili per le economie europee e per i poteri di Berlino e dell’intera Ue.
La Commissione europea, accusa il Financial Times , sapeva dal 2013 delle centraline truccate che riducono le emissioni solo nei test e poi in marcia su strada le rialzano a 40 volte oltre i limiti legali, ma non ha mosso un dito. «Non è nostro compito controllare i software né essere responsabili di test su strada», si difende Bruxelles, ma il danno è irreparabile. E sembra capirlo il governo di Berlino che annuncia di voler introdurre nel 2016 la class action, permettendo ai consumatori di intentare cause collettive di risarcimento.
E intanto Volkswagen nel panico cerca di limitare i danni: annuncia un intervento gratuito su 11 milioni di auto “sporche” per rimuovere il software truffatore. In una drammatica lettera aperta ai seicentomila operai del gruppo, il nuovo ad Matthias Mueller e il potente capo dei consigli di fabbrica IgMetall in Vw, Berns Osterloh, dichiarano che «il nostro futuro dipenderà dalla capacità dell’azienda di restituire onore e credibilità a se stessa, e quindi di rimediare all’insulto e alla minaccia intollerabile ai vostri posti di lavoro».
La propaggine bruxellese dello scandalo fa rabbrividire: dal 2013 il Joint research centre ue aveva lanciato l’allarme sulla sfida di dispositivi software in grado di ingannare i controlli delle emissioni accorgendosi che l’auto era sotto test in laboratorio. Dunque l’esecutivo Ue sapeva. E avrebbe dovuto assolutamente muoversi in corsa, perché norme Ue vietavano software di quel genere già dal 2007. Invece nulla. Nemmeno un intervento sui regolamenti che poi devono essere applicati dai singoli stati. Greenpeace e i Verdi accusano: «Governo tedesco e Commissione europea sapevano dei software truffatori, ma la verità è emersa solo dai controlli americani. I lobbyisti dell’auto tedesca ed europea hanno speso almeno 18,5 milioni di euro per il pressing a Bruxelles, impiegando una task force di 184 “persuasori”».
Su questo sfondo, da qui a Wolfsburg sono arrivate prima la drammatica lettera di Mueller e Osterloh agli operai, nell’arduo tentativo di calmare il panico per il futuro, il lavoro e i figli, che grava sull’intera città e su ogni zona d’Europa dove o si produce direttamente per Vw o per l’indotto. Poi l’annuncio di Volkswagen stessa sui richiami gratuiti: si tratta al momento delle Golf di sesta generazione, delle Passat della settima generazione e della prima versione del minivan Tiguan.
La lista potrebbe allungarsi in corsa: i motori diesel incriminati, i tipo EA 189, sono montati anche su veicoli Seat e Skoda.
Un portavoce della casa tedesca ha fatto sapere del gruppo, che l’adozione di questa misura non costerà nulla ai proprietari dei veicoli coinvolti. «I costi dell’intervento sono enormi ma non li metteremo a carico dei clienti» ha aggiunto, spiegando che nelle prossime settimane verrà messo a punto un calendario di interventi e che già a partire dalla prossima settimana, i concessionari comunicheranno ai clienti le date della revisione.
E si sente dire di forti sospetti che anche motori più grandi, quelli montati sui Vw-bus T6, e più piccoli come il Diesel 1,2cc della piccola Up!, sono nel mirino. Daimler richiamerà in Germania qualche migliaio di furgoni Sprinter costruiti in joint venture con Vw.
Di ora in ora giungono notizie di nuove inchieste e sanzioni legali di governi europei e d’altre parti del mondo, dal Nordamerica al Giappone. La Spagna ha appena chiesto a Seat di restituire le sovvenzioni pubbliche. In Italia è confermato che i veicoli coinvolti sarebbero almeno un milione. Suzuki esce dal gruppo vendendo in corsa la propria quota a Porsche. Il conto totale di risarcimenti danni, multe, costi dei nuovi modelli, potrebbe persino superare i 50 miliardi, cioè quasi il doppio di quel che resta del valore di Borsa dell’azienda fino all’altro giorno simbolo di successo e qualità tedesche. Infine l’Italia, dove il ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan, ha paventato effetti del dieselgate sull’industria del nostro Paese.


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