Via alla “ Rete ” contro il caporalato

Agricoltura. Da oggi si potranno iscrivere le imprese «virtuose»: dovranno essere in regola con i contratti e i contributi

Gianmario Leone, il manifesto redazione • 1/9/2015 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Salute & Sicurezza sul lavoro • 640 Viste

Agricoltura. Da oggi si potranno iscrivere le imprese «virtuose»: dovranno essere in regola con i contratti e i contributi. Il governo, con l’Inps, i sindacati e le imprese, annuncia un piano entro dieci giorni. Controlli a tappeto nel tarantino: i braccianti in nero «concentrati» nei pullman di notte

Par­tirà da oggi per le aziende agri­cole ita­liane, la pos­si­bi­lità di ade­rire alla « Rete del lavoro agri­colo di qua­lità», l’organismo auto­nomo nato per raf­for­zare le ini­zia­tive di con­tra­sto dei feno­meni di irre­go­la­rità e delle cri­ti­cità che carat­te­riz­zano le con­di­zioni di lavoro nel set­tore agri­colo. Per iscri­versi basterà col­le­garsi al sito Inter­net dell’Inps e pre­sen­tare appo­sita domanda che una cabina di regia esa­mi­nerà per poi emet­tere la deli­bera di accet­ta­zione nell’arco di 30 giorni. Le aziende che pas­se­ranno la sele­zione rice­ve­ranno un cer­ti­fi­cato che ne atte­sterà la qua­lità ed entre­ranno a far parte della « Rete » ideata dal mini­stero della Poli­ti­che agricole.

La richie­sta potrà essere pre­sen­tata dalle imprese agri­cole che non hanno ripor­tato con­danne penali e non hanno pro­ce­di­menti penali in corso per vio­la­zioni della nor­ma­tiva in mate­ria di Irpef e Iva; e che non sono state desti­na­ta­rie, negli ultimi 3 anni, di san­zioni ammi­ni­stra­tive defi­ni­tive e che sono in regola con il ver­sa­mento dei con­tri­buti pre­vi­den­ziali e dei premi assicurativi.

Que­sta è sol­tanto una delle ini­zia­tive messe in campo dal governo per pro­vare a con­tra­stare il feno­meno del capo­ra­lato e del lavoro nero in agri­col­tura. Alla quale seguirà uno spe­ci­fico piano ope­ra­tivo, che la cabina di regia della Rete, pre­sie­duta da Fabio Vitale, capo della vigi­lanza sul som­merso dell’Inps, dovrà met­tere a punto entro il 10 set­tem­bre, secondo quanto sta­bi­lito dal recente ver­tice al mini­stero delle Poli­ti­che agri­cole e fore­stali con il mini­stro tito­lare, Mau­ri­zio Mar­tina, e il suo col­lega al Lavoro, Giu­liano Poletti.

Sull’argomento è inter­ve­nuto ieri anche la sot­to­se­gre­ta­ria al Lavoro, Teresa Bel­la­nova, che in un’intervista a Tv2000 ha dichia­rato come «in que­sto momento è fon­da­men­tale far par­tire la cabina di regia con l’elenco delle aziende che si impe­gnano effet­ti­va­mente a non fare ricorso al capo­ra­lato. Oltre a esten­dere il reato di ridu­zione in schia­vitù non solo ai capo­rali ma anche agli impren­di­tori che ne fanno ricorso».

Bel­la­nova è un’esperta del campo visto che da oltre quarant’anni com­batte con­tro i capo­rali. Nel lon­tano 1975, quando era ancora una gio­vane brac­ciante agri­cola, denun­ciò lo sfrut­ta­mento nelle cam­pa­gne del brin­di­sino. Men­tre nel 1979, dive­nuta sin­da­ca­li­sta della Cgil, venne minac­ciata da alcuni capo­rali entrati nella sede del sindacato.

La linea del governo, e le misure annun­ciate, rice­vono un primo apprez­za­mento dalla segre­ta­ria gene­rale della Cgil, Susanna Camusso, che ieri ha dichia­rato come «biso­gna com­pa­rare l’attività mafiosa a quella dei capo­rali» e chiede «che ven­gano appli­cati i con­tratti dei lavo­ra­tori e si costi­tui­sca un mec­ca­ni­smo di con­trollo pub­blico verificato».

Intanto in Puglia pro­se­guono i con­trolli a tap­peto delle forze dell’ordine. Sono 53 i lavo­ra­tori irre­go­lari sco­perti dai Cara­bi­nieri di Taranto, nel corso di ser­vizi straor­di­nari di con­trollo nell’ultimo wee­kend. Ben 24 le aziende agri­cole con­trol­late, che hanno subito san­zioni ammi­ni­stra­tive pari a 47 mila euro per lavoro irregolare.

Sotto la lente sia le aziende che i mezzi di tra­sporto (soprat­tutto gli auto­bus) che con­du­cono i brac­cianti sui luo­ghi di lavoro, par­tendo da Comuni come San Gior­gio Jonico, cit­ta­dina dove viveva Paola Cle­mente, la lavo­ra­trice morta durante le fasi dell’acinellatura dell’uva in un ten­done di Andria il 13 luglio scorso.

Dallo stesso paese era par­tito il brac­ciante taran­tino di 42 anni, Arcan­gelo De Marco, ancora rico­ve­rato in coma nell’ospedale San Carlo di Potenza, dopo aver avuto un malore nella zona del Meta­pon­tino (sono in corso inda­gini delle Pro­cure di Trani e Matera).

Le veri­fi­che hanno riguar­dato tutto l’arco della pro­vin­cia di Taranto, dal fronte orien­tale da dove par­tono i brac­cianti, a quello occi­den­tale dove insi­stono nume­rose aziende agri­cole. La mag­gior parte dei lavo­ra­tori privi di con­tratti di assun­zione è stata rile­vata pro­prio sui pull­man in par­tenza nella notte.

Infine, si atten­dono novità dalla Pro­cura di Fog­gia sulla pre­sunta morte di un brac­ciante maliano nel ghetto di Rignano Gar­ga­nico, dove la ten­sione negli ultimi giorni si taglia a fette. La Flai Cgil attende, come dichia­rato dal segre­ta­rio Giu­seppe Deleo­nar­dis, di sapere «se si è trat­tato solo di una voce, o se die­tro que­sta voce c’è qual­cosa di concreto».

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