Gli appalti e i favori all’architetto che lavorava gratis nelle ville di famiglia

Dall’inchiesta che ha portato in carcere per corruzione, concussione e turbativa d’asta il vicepresidente della Regione Lombardia Mauro Mantovani (Forza Italia) emerge l’uso del potere per fini privati

Giuseppe Guastella, Corriere della Sera redazione • 14/10/2015 • Carcere & Giustizia, Copertina, Politica & Istituzioni • 852 Viste

MILANO Il potere esercitato nel sottobosco della politica lombarda attraverso pressioni, raccomandazioni, connivenze e complicità. Dall’inchiesta che ha portato in carcere per corruzione, concussione e turbativa d’asta il vicepresidente della Regione Lombardia Mauro Mantovani (Forza Italia) emerge l’uso di quello stesso potere per fini talmente privati da far pagare all’erario l’architetto che ha diretto i lavori di ristrutturazione nei molti immobili della famiglia Mantovani, facendogli ottenere incarichi professionali in appalti pubblici.
Il funzionario resta lì
Il responsabile della segreteria tecnica e degli interventi per l’edilizia scolastica del Provveditorato per le opere pubbliche della Lombardia, l’ingegner Angelo Bianchi (arrestato) nella primavera del 2012 doveva essere trasferito (20mila euro in meno di stipendio) perché rinviato a giudizio per corruzione e turbativa d’asta. Mantovani, che allora era senatore di Forza Italia, secondo la Procura di Milano avrebbe fatto forti pressioni con il suo assistente Giacomo Di Capua (anche lui arrestato) sul Provveditore Pietro Baratono minacciando che alcuni enti pubblici avrebbero potuto «revocare le convenzioni» con il Provveditorato, ha testimoniato Baratono. Bianchi restò al suo posto ancora a lungo garantendo incarichi di progettazione all’architetto Gianluca Parotti, lo stesso che per anni aveva fornito gratis prestazioni professionali alla famiglia Mantovani, ristrutturando, ad esempio, la splendida settecentesca «Villa Clerici» di Rovellasca. Non solo. Il professionista avrebbe anche prestato, sempre gratuitamente, la sua opera al Comune di Arconate, che Mantovani considera «cosa propria», scrivono i magistrati, ad esempio per l’ intervento in un parco o la sistemazione di una piazza. Tutto per «supportare» l’attività del politico nel suo bacino elettorale.
Le turbative d’asta
Restando al suo posto, Bianchi avrebbe avuto modo di condizionare gare anche per i suoi interessi personali. Come quando aggiustò, dice il pm Giovanni Polizzi, l’appalto dei lavori negli edifici scolastici di Arconate a favore di un imprenditore che gli aveva promesso l’assunzione di una sua amica.
I direttori delle Asl
Anche quando era assessore regionale alla sanità (lo è stato fino ad agosto scorso) Mantovani, che è difeso dall’avvocato Roberto Lassini, promosse «presso dirigenti a lui fedeli, l’affidamento di incarichi professionali (…) al suo professionista di fiducia», si legge nell’ordinanza del gip Stefania Pepe. È il caso dei direttori generali delle Asl di Legnano, Milano 1 e Pavia. A Legnano, l’architetto avrebbe dovuto lavorare alla ristrutturazione del pronto soccorso dell’ospedale di Magenta, ma la procedura non è poi stata avviata. L’azienda ospedaliera di Pavia, invece, aveva bisogno di lavori nell’ospedale di Voghera, nel pronto soccorso di quello di Vigevano e nell’ospedale «Carlo Mira» di Casorate Primo.
«Le condotte di promozione dell’affidamento di incarichi a favore del proprio architetto poste in essere da Mantovani», sottolinea l’accusa, «travalicano i confini del malcostume della raccomandazione». Parotti in tanti anni di prestazioni professionali non avrebbe mai chiesto formalmente soldi a Mantovani, pur se, intercettato, dice che di denaro la famiglia del politico gliene dovrebbe tanto. Dopo che la Guardia di Finanza di Milano perquisì Parotti a giugno 2014, ci sarebbe stato anche un tentativo per «regolarizzare» la situazione con una fattura intestata «Primo acconto». Ma per gli investigatori era solo un «pro forma» legato alla «strategia difensiva».
I dializzati
Per l’appalto del servizio di trasporto dei malati che devono sottoporsi alla dialisi nelle Asl Milano 1 e Milano 2 e in quella di Pavia, la Regione Lombardia aveva stanziato nel 2014 11,3 milioni di euro. Solo che alcune piccole associazioni, come la «Croce azzurra ticinia onlus» che già fornivano il servizio alla Regione nel territorio di provenienza di Mantovani, sarebbero state escluse perché prive dei requisiti richiesti dal capitolato. Un problema che fa scattare «l’apprensione» dell’attuale assessore leghista all’economia Massimo Garavaglia (indagato) che, annotano i documenti, allerta Mantovani il quale, in quel momento, è l’assessore alla sanità.
Mantovani investe della questione Giorgio Scivoletto, il direttore generale della Asl Milano 1 (indagato), che «per non scontentare» il suo assessore si attiva «per trovare il modo di vanificare la gara in corso e prorogare l’affidamento del servizio ». Il risultato è l’annullamento della nuova gara con «il conseguente rinnovo dell’affidamento del servizio» alla «Croce azzurra ticinia onlus».
Giuseppe Guastella

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