Statali in piazza per il contratto “No alle mance”

Statali in piazza per il contratto “No alle mance”

 ROMA. In piazza per sbloccare un contratto fermo da sei anni e per dire al governo «vergognati ». Questa volta tutti insieme -Cgil, Cisl, Uil, ma anche Confsal, Gilda e una miriade di piccole sigle – per protestare contro uno stallo che dura dal 2009 (data delle ultime intese firmate) e contro la cifra di 300 milioni messa sul tavolo dalla legge di stabilità per i contratti della Pa. Una «mancia». Di più: «un insulto» l’ha definita Susanna Camusso, leader della Cgil.
Con una manifestazione nazionale («ma la prossima volta sarà sciopero») e un corteo a Roma, i sindacati del pubblico impiego tornano a chiedere il rinnovo del contratti, forti del fatto che la Corte Costituzionale, già alcuni mesi fa, ha dichiarato illegittimo il blocco.
In piazza c’erano oltre trentamila persone dicono gli organizzatori, nonostante i timori dei giorni scorsi («dopo gli attentati di Parigi c’è stata qualche disdetta di pullman»). Ma le premesse restano negative, vista la blindatura del budget inserito nella manovra che alla fine garantirebbe un aumento di 5 euro al mese, contro i 4.800 euro lordi a testa che gli statali hanno perso dal 2010 ad oggi (il calcolo è della Funzione pubblica Cgil e tiene conto di mancato rinnovo e inflazione).
Le cifre sul tavolo sono queste: 219 milioni per il rinnovo degli statali, 79 per le forze di polizia e 8 per le carriere speciali, diplomatici in testa. La richiesta dei sindacati è di 150 euro di aumento medio: le distanze quindi restano abissali.
Riferendosi ai 5 euro garantiti dalla Stabilità Annamaria Furlan, numero uno della Cisl ha parlato di «vergogna». «In un’offerta di questo genere non c’è dignità da parte di chi la pone», ha detto. «Il governo si deve vergognare, tanto più in un momento come questo in cui c’è più bisogno di Stato».
Lettura condivisa da Susanna Camusso che accusa Renzi di voler «umiliare i lavoratori pubblici e di non riconoscere il loro lavoro». «Il governo non ha il coraggio di aprire il tavolo, perché ci vuole coraggio ad affrontare i problemi del lavoro smettendola di mostrare i muscoli e di fare propaganda», ha commentato la leader della Cgil.
Il riferimento è a quel bonus di 80 euro che il premier ha promesso alle forze di polizia: i sindacati lo leggono come un tentativo di indebolire la lotta per il contratto, spaccando la base fra gli aventi diritto o meno. Soldi meritatissimi, anzi, molto più ci vorrebbe, dicono, «ma non si capisce bene a chi siano destinati, Renzi vuole fare il grande elemosiniere». Pare, per esempio, che i vigili urbani vogliano entrare in partita, visto che sono coinvolti nel piano di sicurezza per il Giubileo e portano, in certi casi, la pistola.
La futura mossa sarà lo sciopero: «Se il contratto non si fa entro l’anno, la prossima manifestazione non sarà né di sabato, né di domenica» ha parafrasato Carmelo Barbagallo, leader della Uil. Ma altro si muove anche fuori dal sindacato: i consumatori di Codacons, forti della sentenza della Consulta, hanno infatti annunciato una «maxi class action in favore di 3,2 milioni di dipendenti pubblici » .
Ma per tanti contratti al palo, almeno uno ha ottenuto il rinnovo: quello dei trasporti locali, a sua volta fermo da sette anni. Alla platea dei 116 mila autoferrotranvieri l’accordo assegna una “una tantum” in due tranches di 600 euro per il periodo gennaio 2012 – ottobre 2015, e un aumento mensile a regime di 100 euro entro il 2017. «Ora lunga tregua sugli scioperi», chiede il Garante.


Related Articles

Focolaio di Covid-19 nella ditta di consegne Bartolini

64 i casi certificati, due ricoverati in ospedale e altri sette facchini sintomatici. In tutto si parla di 200 persone sotto sorveglianza, e di queste 130 isolate a casa

Pressing europeo sulla Merkel “Rigore e crescita di pari passo”

Videoconferenza a sei. Fmi: la Bce può tagliare ancora i tassi Il vertice   “Alto divello di accordo” tra Monti, Merkel, Hollande, Cameron, Barroso e Van Rompuy Schaeuble rilancia l’unione politica europea Il presidente Giorgio Napolitano concorda 

Un patto per il lavoro che agita la politica

REFERENDUM. La foto di gruppo davanti al Palazzaccio sembra una foto d’epoca. In prima fila tutti i pezzi del puzzle che disegnava il governo Prodi: Di Pietro, Vendola, Ferrero, Diliberto, Bonelli. Manca solo Prodi con il suo partito. In seconda fila, però, nell’istantanea ci sono la Fiom con il volto di Francesca Re David, Alba con Alberto Lucarelli, due giuslavoristi del rango di Romagnoli e Alleva.

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment