L’ultima sfida della Merkel “Rifugiati, restiamo uniti solo così ce la faremo”

L’ultima sfida della Merkel “Rifugiati, restiamo uniti solo così ce la faremo”

BERLINO. «Dobbiamo ridurre gli arrivi, ma accogliere chi fugge è un imperativo umanitario, nostro ed europeo, è valore costitutivo lasciatoci da Adenauer, Kohl, Erhard, dai padri fondatori.
Wir schaffen das, ce la faremo con l’Europa; la politica dei muri e dei reticolati, dei tetti e dei limiti, nel nostro 21mo secolo, non ha futuro». Per un’ora, decisa e combattiva, Angela Merkel ha difeso la sua linea. E quando è scesa dalla tribuna al congresso Cdu di Karlsruhe, 10 minuti di standing ovation hanno sancito la sua vittoria. I falchi che chiedevano una linea dura anti-migranti e l’imposizione di un tetto sul numero degli arrivi sono stati sconfitti, hanno avuto solo qualche contentino nella mozione di maggioranza: si temeva che la contestassero un terzo dei delegati, è passata con soli due voti contrari. «Questa è leadership» commenta Die Welt online. «La leader è tornata, solida come una roccia», incalza la Sueddeutsche Zeitung.
In crisi di popolarità per le paure suscitate dal milione e passa di migranti, Merkel ha contrattaccato e ha vinto: all’indomani della sconfitta di Marine Le Pen, difendendo i migranti e l’europeismo chiude in bellezza il decimo anno al potere. «Siamo davanti a un imperativo morale, è una prova storica per l’Europa intera, voglio che la superiamo, noi europei insieme», ha detto. E ha rilanciato lo slogan con cui d’estate rispose al Muro dell’ungherese Viktor Orbàn aprendo la Germania a chi fuggiva: « Wir schaffen das, ce la faremo, è un valore costitutivo della nostra identità tedesca ed europea».
«Vogliamo ridurre e ridurremo il modo tangibile il numero dei rifugiati, ma insieme tra europei», ha aggiunto. E poi: «Ricordiamoci chi siamo e da dove veniamo: eredi di Adenauer che fondò un partito cristiano nella Germania distrutta dall’orrore nazista. Siamo cristiani, in chi arriva dobbiamo vedere esseri umani, non masse». Fierezza nazionale riletta in chiave solidale e democratica: «Adenauer ci disse “scegliamo la libertà, non un po’ di libertà”, Erhard volle benessere per tutti, non per alcuni, Kohl dopo la caduta del Muro volle ‘”paesaggi fioriti’” per tutto l’Est. Noi vogliamo un’Europa che dalla sfida e dalle crisi esca più forte, tutta e insieme». La sfida «della più grande migrazione dal 1945», in contemporanea al terrorismo e alle guerre alle porte, è difficilissima, ma l’Europa la supererà, come superò altre crisi all’ultimo minuto. Poi il monito finale: «Voglio che anche tra 25 anni la Germania resti la mia Germania, forte, ricca di tradizioni culturali, aperta al mondo e rivolta al futuro, la migliore Germania che il mondo abbia mai conosciuto».


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