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Etruria, perquisizioni in 14 società Il governo: risarcire chi fu ingannato

La Finanza nella sede centrale dell’istituto e in quelle delle aziende legate ai dirigenti indagati: “Conflitto di interessi sui prestiti”

FABIO TONACCI, la Repubblica • 9/1/2016 • Copertina, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 689 Viste

 AREZZO. In Banca Etruria nessuno controllava i conflitti di interessi della sua dirigenza che elargiva prestiti milionari. E la motivazione, messa nero su bianco in una relazione di Compliance del 25 gennaio 2015, era che si rischiava di “ingessare” troppo le attività. Per questo motivo l’ultimo presidente della Popolare, Lorenzo Rosi, e l’ex consigliere di amministrazione Luciano Nataloni, hanno potuto dare fidi milionari a società in cui erano a vario titolo coinvolti. Perché consulenti, come nel caso di Nataloni, o perché ricoprivano cariche dirigenziali. Ed è per questo motivo che ieri mattina i finanzieri del nucleo tributario della Finanza di Arezzo hanno bussato alle porte di 14 società in Toscana, Emilia, Liguria e Lombardia. Nonché a quelle della sede aretina di Banca Etruria.
I militari hanno acquisito decine di faldoni per capire quale ruolo ricoprissero i due indagati Nataloni e Rosi (sotto inchiesta per il reato di “omessa comunicazione del conflitto di interessi” per operazioni che hanno contribuito al dissesto della banca), e quanti prestiti siano “incagliati”, cioè risultino non restituiti. La prima ad essere perquisita è stata la Castelnuovese di San Giovanni Valdarno, la cooperativa di costruzioni di cui Rosi è stato presidente fino al luglio 2014. Prelevati documenti anche dalla Città Sant’Angelo spa e la Città Sant’Angelo Outlet Village che hanno ricevuto un fido quindici milioni di euro per la costruzione di un outlet alle porte di Pescara. Smentita la notizia che sia stata oggetto di perquisizioni la Egnatia Shopping Mall, la società che ha tra i soci la Castelnuovese di Rosi e per cui Tiziano Renzi, il padre del premier, aveva un contratto di consulenza.
Per conflitti di interesse legati a Nataloni, invece, i finanzieri sono andati nelle sedi delle controllate del Gruppo Casprini (perquisite Cd Holding, Cdg Srl a Milano, Praha Invest a La Spezia) e della Casprini Gruppo Industriale (acquisita documentazione anche alla Naos srl). Nell’elenco figurano la Immofin di Prato, la Gianosa Srl di Reggio Emilia, il Td Group di Pisa (depositario di due finanziamenti da 5 milioni e mezzo). Ci sono poi la Etruria Investimenti Srl e il Consorzio Etruria citate nell’ultima ispezione di Bankitalia: «Nataloni era interessato quale consulente in nove posizioni (pratiche di fidi,
ndr), di cui due a sofferenza per il Consorzio Etruria e la Etruria Investment con previsioni di perdita per 5,4 milioni».
Alla sede centrale della Popolare sono stati requisiti tutti i verbali del cda degli ultimi tre anni: quello che il procuratore Roberto Rossi sta vagliando è se effettivamente, come scrivono gli ispettori di Palazzo Koch, nei 18 casi di fido in conflitto di interessi (13 concessi da amministratori, 5 da sindaci) sia stata omessa la comunicazione al cda, che in base allo statuto avrebbe dovuto approvare il prestito all’unanimità. Ieri è an- che intervenuto il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che sulla vicenda dice: «Il governo sta lavorando per definire gli aspetti tecnici della procedura arbitrale per risarcire chi è stato ingannato e si assunto un rischio che non si doveva assumere».
Il filone di indagine su una presunta bancarotta fraudolenta non è, al momento, all’ordine del giorno della procura d’Arezzo: il Tribunale fallimentare non ha ancora stabilito se per la “residual entity”, cioè quello che resta della vecchia banca Etruria dopo lo scorporo dei crediti deteriorati (al 31 dicembre ammontavano a 3 miliardi, di cui 2 miliardi sono sofferenze), si possa parlare di stato di insolvenza. Il 28 dicembre scorso il commissario liquidatore, il professor Giuseppe Santoni, ha depositato al Tribunale il “ricorso per la dichiarazione di insolvenza”, con relativa motivazione che ingloba lo stato patrimoniale al momento. Da quella data un collegio di tre giudici ha 45 giorni di tempo per indire l’udienza e discutere sull’esistenza dei presupposti dell’insolvenza. In caso positivo, le carte saranno trasmesse alla procuratore Rossi, che a quel punto potrà valutare se si tratti di bancarotta fraudolenta e, dunque, contestare a tutti i membri del cda della Popolare, compreso Pier Luigi Boschi il padre del ministro delle Riforme, le spese deliberate dal cda tra cui la buonuscita da 1,2 milioni di euro all’ex dg Bronchi, le consulenze da 15 milioni, i fidi facili, come malversazioni o distrazioni patrimoniali.

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