Disastro banche in Borsa Piazza Affari perde il 3,5% Garanzia crediti entro marzo

Disastro banche in Borsa Piazza Affari perde il 3,5% Garanzia crediti entro marzo

MILANO. Continua l’ottovolante dei mercati, un po’ in tutta Europa, ma in particolare in Italia, e soprattutto la violentissima ondata di vendite sulle banche. Piazza Affari ha perso il 3,5% (Francoforte, il secondo calo, ha ceduto il 2,44%) ma per gli istituti di credito è stata una disfatta: tra raffiche di sospensioni, a fine seduta Bpm ha perso il 9,8%, Bper il 7,5%, Mps il 7,8%, Unicredit il 6,5%, Intesa il 5% e Ubi il 5,85%.

A guardare questi numeri sembra chiaro che l’accordo comunitario sulla “bad bank” per alleggerire il peso delle sofferenze bancarie non ha convinto il mercato: le obiezioni più frequenti, tra gli operatori, riguardano le incertezze che ancora ci sono sui costi-benefici delle cartolarizzazioni (la forma tecnica che prenderanno le cosiddette bad bank) sui bilanci delle banche e, ancora di più, i tempi di realizzazione. Che non saranno brevi. Sotto questo aspetto comunque il ministero dell’Economia, attraverso il capo della Direzione sistema bancario e affari legali, Alessandro Rivera, ha spiegato che entro fine marzo potrebbe diventare operativa la garanzia pubblica sulle sofferenze bancarie. Le misure su cui si è arrivati a un accordo con Bruxelles saranno introdotte per decreto legge, così che abbiano effetto immediato. Ma dal momento in cui ci sarà il quadro normativo completo a quello in cui le cartolarizzazioni partiranno dovrà senza dubbio passare del tempo (tra le due diligence sui crediti da “impacchettare” e i voti delle agenzie di rating), tempo che mal si concilia con la prevalente sensazione di urgenza. Da inizio anno le banche italiane hanno bruciato oltre 25 miliardi di euro di capitalizzazione.

Le valutazioni sulla bad bank impattano anche sulla tornata di fusioni. I rumors danno per imminente il matrimonio Bpm-Banco Popolare. Di sicuro mercoledì, nell’incontro con il ministro Pier Carlo Padoan, il numero uno di Bpm Giuseppe Castagna e l’omologo dell’Ubi, Victor Massiah, hanno verificato l’impossibilità di fare un’operazione a tre (Bpm-Ubi–Mps). A questo punto restano sul tavolo le trattative bilaterali di Bpm con il Banco e con Ubi: anche nell’ipotesi Bpm-Banco, comunque, i tempi non sembrano ancora così maturi.



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