Renault

Emissioni sospette, crolla la Renault

La ministra Royal e la direzione di Renault negano: “Non c’è nessuna frode”. panico in borsa su tutto il settore auto, ormai inaffidabile

Anna Maria Merlo, il manifesto • 15/1/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 769 Viste

Inquinamento. Perquisizioni della repressione frodi alla casa automobilistica. Rivelazione dei sindacati sull’indagine sui software truccati nei motori. La ministra Royal e la direzione di Renault negano: “Non c’è nessuna frode”. panico in borsa su tutto il settore auto, ormai inaffidabile. Cali pesanti anche per Psa (Peugeot) e Fca (dubbi sui dati di vendita Usa)

PARIGI. Terremoto in Borsa per Renault, ieri, che ha perso fino al 23% a metà mattina e bruciato in poche ore più di 4 miliardi di euro (trascinando al ribasso la concorrente Psa, con un calo fino al 10%), in seguito alle rivelazioni dei sindacati Cgt e Cfdt su una serie di perquisizioni, avvenute nei giorni scorsi, da parte della Direzione generale della repressione delle frodi. Renault come Volkswagen? La Cgt sottolinea che le perquisizioni, avvenute nella sede sociale a Boulogne-Billancourt, al Centro Tecnico di Lardy e al Technocentre di Guyancourt, rivelano che l’oggetto dell’indagine è la ricerca di software truccati, imbarcati nei motori, per superare i test sui tetti di emissioni di gas a effetto serra. La direzione di Renault, come a suo tempo quella di Volkswagen, nega: «Non è stato trovato nulla» affermano a Boulogne-Billancourt, dopo aver dovuto però confermare le avvenute perquisizioni. Anche la ministra dell’ecologia, Ségolène Royal, corre in difesa di Renault: «La frode non esiste – ha affermato in una conferenza stampa nel pomeriggio – gli azionisti e i lavoratori possono essere rassicurati». Un comunicato rassicurante anche della direzione, che parla di »complemento d’indagine» della repressione frodi, ha permesso al titolo Renault di recuperare in Borsa nel pomeriggio. Anche la Cgt attenua: «I motori non sono truccati – afferma un sindacalista – ma le condizioni dei test non sono quelle reali», confermando la situazione che era venuta alla luce lo scorso autunno con lo scandalo Volkswagen, scoppiato negli Usa.

In Europa, i test sono difatti realizzati in laboratorio e sono per di più gestiti dai costruttori. Lo scossone in Borsa di ieri, che ha fatto seguito alla notizia delle perquisizioni, rivela che la parola dei costruttori non è più credibile dopo lo scandalo Volkswagen e le ripetute negazioni della direzione della casa automobilistica tedesca, prima di dover cedere di fronte all’evidenza dei fatti.

La conferma della perdita di credibilità viene anche dal titolo Fiat Chrysler, che ha perso terreno ieri, in seguito a forti sospetti di cifre di vendita truccate negli Usa.

L’intervento della repressione delle frodi alla Renault è la conseguenza di una decisione del governo francese. Con lo scoppio dello scandalo Volkswagen, la ministra dell’ambiente, Ségolène Royal, aveva deciso di esaminare un centinaio di auto nei laboratori di controllo tecnico Uta, per certificare lo stato delle emissioni sul mercato francese, anche per presentarsi con la coscienza a posto in vita della Cop21 sul cambiamento climatico, ospitata da Parigi all’inizio dello scorso dicembre (e che si è conclusa con un accordo storico multilaterale, almeno sulla carta).

La «commissione Royal» ha finora esaminato 22 auto, tra cui 4 Renault. La rivale Psa, coinvolta nello scossone di Borsa, ha ieri sottolineato di non aver subito nessuna perquisizione.

La Cgt, in un comunicato, ha ricordato che in seguito al caso Volkswagen la direzione di Renault si era impegnata a varare un piano di 50 milioni di euro per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei veicoli diesel. Addirittura, Renault aveva promesso di anticipare l’adozione delle norme Euro6 di uno-due anni, rispetto ai tempi previsti di 5 anni. «Ma sul terreno – denuncia la Cgt – questo programma, che comporta un aumento considerevole del carico di lavoro, non ha rimesso in causa né la politica del subappalto né le assunzioni al contagocce». Il pdg di Renault-Nissan, Carlos Ghosn, aveva reagito allo scandalo Volkswagen affermando di non avere «nessuna preoccupazione» per il proprio gruppo. Ma nel dicembre scorso, il direttore generale delegato di Renault, Thierry Bolloré, aveva riconosciuto che i test della «commissione Royal» avevano confermato la differenza tra i test realizzati in laboratorio e quelli effettuati in condizioni di guida normali. Bolloré aveva annunciato un’accelerazione del programma di adozione della tecnologia Egr, fin dal luglio di quest’anno. A fine novembre, un’associazione tedesca di protezione dell’ambiente, aveva accusato la Renault Espace di emettere ossido d’azoto in quantità fino a 25 volte superiori al tetto concesso dalle norme europee.

Renault è il secondo costruttore francese, dopo Psa, ma l’alleanza con Nissan, conclusa nel ’99, ha portato il gruppo al quarto posto mondiale. Lo stato è ancora presente al 19% nel capitale di Renault (la casa automobilistica era stata nazionalizzata nel dopo-guerra, come conseguenza della collaborazione con i tedeschi). Renault impiega 117mila persone, nel 2014 ha venduto 2,7 milioni di veicoli, con un fatturato di 41 miliardi di euro e 1,8 miliardi di utili.

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