Immigrati clandestini, il decreto del governo per cancellare il reato

Immigrati clandestini, il decreto del governo per cancellare il reato

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Quindici righe stanno per cancellare, dopo sette anni, il reato di immigrazione clandestina. Tecnicamente si chiama “depenalizzazione”. La vuole fortemente il Guardasigilli Andrea Orlando, l’ha appoggiata quasi all’unanimità (alfaniani esclusi) prima di Natale la commissione Giustizia della Camera, la sponsorizza il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Franco Roberti, la chiedono i procuratori di frontiera alle prese con i trafficanti di esseri umani. Quelle quindici righe cancellano l’articolo 10bis del testo unico sull’immigrazione del 1998, la famosa Bossi-Fini, emendato però sul punto dal decreto sicurezza del 2009. Pieno governo Berlusconi, al ministero dell’Interno Roberto Maroni, alla Giustizia Angelino Alfano. Vollero, e votarono, il reato di immigrazione clandestina, poi ripetutamente bocciato dall’Unione europea, perché non punisce un comportamento, ma uno status, quello di clandestino appunto.

Il giorno buono della cancellazione avrebbe potuto essere già oggi. Il decreto legislativo di Orlando sulla depenalizzazione è pronto, una dozzina di articoli tra cui il nostro articolo 4, «modifiche in materia di disciplina dell’immigrazione». Una riga secca, la terza, per dire che «l’articolo 10bis è abrogato». Ma un diavolo s’è messo ancora di traverso. Ancora un rinvio, pare alla prossima settimana, al consiglio dei ministri del 15 gennaio. Ufficialmente solo un problema tecnico, ufficiosamente il vero ostacolo si chiama Ncd, il partito di Alfano, oggi titolare dell’Interno, che non accetta di cancellare il reato.

Le motivazioni sono presto dette. Sul piano burocratico un aggravamento pesante sulle prefetture, su cui si riverserebbe tutto il peso delle sanzioni amministrative. Oggi il reato è punito, recita il testo unico, con l’ammenda da 5 a 10mila euro. Domani resteranno solo le violazioni relative all’ingresso senza documenti. Ma la ragione principale del “niet” è tutta politica. Il reato di immigrazione è un vessillo della destra, per anni lo ha vantato la Lega, è venduto come lo strumento che avrebbe dovuto fungere da dissuasore per l’ingresso in Italia. Come dice Franco Roberti a Repubblica sono proprio le statistiche a dimostrare invece che si tratta di una pia illusione. Gli immigrati sono partiti e arrivati ugualmente, vittime dei trafficanti. Proprio loro semmai sono stati avvantaggiati dal reato, perché hanno alzato i prezzi del presunto rischio, e perché le indagini si sono complicate. Ma oggi, si ragiona dalle parti di Alfano, «non c’è un cessato allarme che potrebbe giustificare il ripiegamento sul reato, c’è semmai un’emergenza forte, rispetto alla quale non è politicamente opportuno retrocedere ».

Questo spiega lo stop and go sulla depenalizzazione. C’è nella legge delega del 2014 sulla messa alla prova, che contiene lo schema del decreto legislativo. Scompare però dal decreto del governo. Tocca alla commissione Giustizia della Camera, alla presidente Pd Donatella Ferranti, pigliare la faccenda in mano. Eccola audire il procuratore Roberti. Il reato va abolito «perché ostacola le indagini».

Prima di Natale la commissione Giustizia dà il suo via libera al decreto ma pone, al primo punto, una precisa condizione: «Sia trasformato in illecito amministrativo il reato di immigrazione clandestina». Ne spiega le ragioni: «La trasformazione del reato in illecito amministrativo non inciderebbe sulla funzione preventiva di deterrente della sanzione, ma avrebbe il pregio di consentire alla magistratura di interrogare i soggetti entrati in Italia clandestinamente senza considerarli indagati, ma come vittime del reato di traffico di esseri umani».

La situazione era già chiara in autunno. Ma nonostante la delega stesse rischiando di scadere, nel governo non s’è trovato l’accordo per licenziare il decreto che, una volta approvato a palazzo Chigi, sarà subito operativo. Certo, per Alfano smentire se stesso può essere un problema, ma per il Pd, dopo tanti manifesti con il no al reato di immigrazione, il passo appare obbligato.



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