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Barack Obama nell’isola che c’è

Usa/Cuba. La Casa bianca: normalizziamo i rapporti e «difendiamo i diritti civili». Il 21 e 22 marzo, dopo 88 anni, un presidente Usa all’Avana. Rubio e Cruz, candidati repubblicani di origine cubana, protestano. Sanders plaude

Marina Catucci, il manifesto • 19/2/2016 • Copertina, Internazionale • 694 Viste

Il 21 e 22 Marzo, dopo ottantotto anni, un presidente americano in carica fará una visita ufficiale a Cuba; fatta eccezione per Carter, che vi si è recato invitato direttamente da Fidel Castro nel 2002, vent’anni dopo la fine della sua presidenza, nessun presidente americano è mai andato su quell’isola, in nessuna veste.

Il predecessore di Obama era il trentesimo presidente degli Stati Uniti, il repubblicano progressista Calvin Coolidge, ed aveva intrapreso il viaggio nel 1928, altri tempi. A distanza di quasi in secolo Obama ha annunciato il proprio viaggio ed ha fatto seguire l’annuncio da una serie di tweet, immediatamente ripetuti migliaia di volte «14 mesi fa avevo detto che avrei normalizzato i nostri rapporti con Cuba — ha dichiarato Obama su Twitter — ed abbiamo fatto progressi significativi. Ci sono ancora delle differenze con il governo cubano che affronterò direttamente. L’America difenderá sempre i diritti civili in tutto il mondo».

Questo annuncio che spiega le intenzioni ufficiali di questo viaggio dovuto, visto che le bandiere dei due Stati sventolano nelle ambasciate di entrambi i Paesi, non è caduto in un vuoto di reazioni durante questa campagna elettorale molto più complessa di quanto non ci si aspettasse.

Il più duro di tutti è stato il giovane repubblicano e senatore della Florida Marco Rubio, di origini cubane in quanto i suoi nonni emigrarono durante la dittatura di Battista, quindi prima della rivoluzione. Rubio, senza giri di parole, definisce la visita di Obama a Cuba «assurda» e spiega che se lui fosse il presidente in carica in questo momento, non prenderebbe mai in considerazione l’ipotesi di una visita del genere, se non in circostanze eccezionali. «Non andrei mai a Cuba finché non è libera — ha dichiarato Rubio — E un anno e due mesi dopo le aperture all’isola, il governo cubano resta repressivo come sempre, resta una dittatura».

Rubio in questi mesi è sempre stato duro con l’apertura di Obama verso Castro, apertura e normalizzazione dei rapporti che, anche se con procedure diverse, avrebbe voluto implementare lui, come nuovo presidente degli Stati Uniti.

L’annuncio della visita ufficiale di Obama arriva proprio dopo la brutta performance di Rubio in New Hampshire ed a ridosso delle primarie repubblicane in South Carolina dove il senatore della Florida si gioca il tutto per tutto.

Lo stesso giorno in cui Obama ha annunciato la visita ufficiale a Cuba, Rubio ha ricevuto un endorsement importante, quello del governatore dello Stato ospitante le prossime primarie, la repubblicana Nikki Haley. Amatissima e rispettata, di prima generazione indiano-americana, la governatrice del South Carolina, coetanea di Rubio, ha dichiarato: «Alla Casa bianca voglio qualcuno che sappia mostrare ai miei genitori che la loro miglior decisione presa per i figli, è stata venire a vivere in America».

La dichiarazione di Rubio su Cuba è arrivata poche ore dopo, sposando direttamente quella della Haley; in South Carolina Rubio si gioca la propria credibilità come candidato. Il primo posto, secondo i sondaggi andrà sicuramente a Trump, il secondo a Cruz ed il terzo se lo giocano i due «moderati» Bush e Kasich. Se Rubio riuscisse ad arrivare terzo o, meglio, a battere Cruz, la sua campagna elettorale riprenderebbe vigore, in caso contrario potrebbe anche finire lì.

Tutto quello che vien detto o fatto in questi giorni non è proprio indirizzato a tutti gli Stati Uniti ma principalmente agli elettori dello stato dove avverranno le prossime primarie e questa per Rubio è un’occasione aggiunta e da non perdere.

Non solo Rubio ha espresso scontento e scetticismo per la visita di Obama a Cuba, il suo acerrimo rivale, anche lui di origini cubane, Ted Cruz ha dichiarato il proprio scontento. Il senatore del Texas, ultra conservatore e rappresentante dell’estrema destra repubblicana, Cruz, è stato meno veemente ma non meno definitivo dichiarando che «andare a Cuba, finché Castro è al potere, è un errore. Sono rattristato, non sorpreso. La cosa era nell’aria da tempo. Non sono d’accordo, mio padre ha conosciuto di persona il male e l’oppressione di Cuba». Il fatto è che, come il nonno di Rubio anche il padre di Cruz è scappato da Cuba, dopo essere stato in prigione, negli anni ’40, durante il regime di Battista ma, dice la narrativa di Cruz: «Fuggì dopo la rivoluzione castrista perchè contrario al comunismo».

Le dichiarazioni dei due candidati avvengono proprio mentre il blocco del no repubblicano verso la distensione con Cuba si sta incrinando e già due governatori, tra cui Greg Abbott anche lui texano come Cruz, sono andati a Cuba per parlare di cooperazione economica

Tutt’altra reazione sul fronte democratico, entrambi i candidati appoggiano questa visita ufficiale di Obama, il socialista Bernie Sanders già in un’intervista dell ’85 ora ripescata ed impugnata dai suoi denigratori, aveva dichiarato che Fidel Castro, «pur non essendo perfetto ha dato un’educazione ai bambini, fornito loro assistenza sanitaria e cambiato radicalmente la società».

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