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Ilva, chiesto il fallimento della holding dei Riva

Il processo. La «Fire» controllava l’87% del gruppo siderurgico. Il colosso dell’acciaio è stato commissariato dallo Stato, e oggi è in vendita

Gianmario Leone, il manifesto • 5/3/2016 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Copertina, Lavoro, economia & finanza • 861 Viste

La procura di Milano ha presentato istanza di fallimento per la Riva Fire, la holding attraverso la quale la famiglia Riva controllava l’87% delle azioni dell’Ilva spa, azienda prima commissariata dallo Stato e poi passata in amministrazione straordinaria e oggi in vendita.

L’istanza di fallimento porta la firma dei pubblici ministeri Mauro Clerici e Stefano Civardi, i due magistrati del pool milanese titolari dell’inchiesta sulla Riva Fire per presunta truffa ai danni dello Stato per violazione delle Legge Ossola, che avrebbe portato nelle casse dell’azienda dei finanziamenti legati allo sviluppo di attività internazionali non dovuti per 100 milioni di euro.

L’assunto dei magistrati è che oggi la holding, posta in liquidazione dal febbraio 2015, sia una scatola vuota dopo aver tagliato dal primo commissario Bondi il cordone ombelicale che la legava all’Ilva, con la quale aveva un contratto di servizi e assistenza pari a 40 milioni di euro di entrate ogni anno, e passate alcune attività di produzione alla Riva Forni Elettrici (nata nel 2012). Verso quest’ultima la Riva Fire vanta un credito di 317 milioni di euro che è stato postergato: stessa azione ha fatto la società Utia (holding lussemburghese che controllava il 39% della Fire, la cassaforte italiana della famiglia) per altri 19 milioni e sempre Riva Forni Elettrici lo scorso anno avrebbe promesso di finanziare la Riva Fire per oltre 90 milioni, circostanza poi rimasta solo sulla carta. Il tutto a fronte di un patrimonio netto negativo pari a 429 milioni di euro.

Altro punto debole individuato dai pm nel bilancio di Riva Fire consisterebbe nel fatto che non è stato appostato abbastanza a fronte di diverse cause penali e civili in corso. Come il processo sulla presunta truffa legata alla legge Ossola, la causa al tribunale di Milano da 2 miliardi di euro intentata dai commissari Ilva per abuso di posizione dominante e la causa, sempre a Milano, da 400 milioni di euro con al centro il contratto di servizi e assistenza tra Ilva e Riva Fire sospeso da Bondi.

«È una richiesta del tutto infondata e priva di elementi oggettivi che la supportino. La società è tranquilla e fiduciosa che il Tribunale respingerà tale richiesta», hanno commentato dall’entourage della holding. Appare infatti poco chiara la mossa della Procura di Milano, visto che la Riva Fire è stata posta il liquidazione ed è attualmente in una fase di congelamento: al massimo, questa istanza avrebbe dovuto presentarla la Riva Forni Elettrici verso cui la holding è di fatto insolvente.

Rumors provenienti da ambienti ben informati sostengono però che questa azione della procura milanese possa essere legata all’intento di mandare in fallimento la Riva Fire, al fine di indebolire i ricorsi che quest’ultima ha presentato contro il commissariamento e dell’Ilva che avrebbe causato il tracollo finanziario della holding e l’ingresso in amministrazione straordinaria di Ilva e la sua vendita decisa dal governo Renzi. Il 25 marzo è fissata l’udienza.

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