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Il ritorno dell’eroina tra i ragazzi italiani “Consumi raddoppiati non la temono più”

L’anno scorso provata da 31mila teenager. E l’aumento maggiore è proprio tra i 15enni. Gli esperti: “Sono convinti che fumata o inalata faccia meno male, serve una grande campagna d’informazione”

CATERINA PASOLINI, la Repubblica • 16/3/2016 • Copertina, Droghe & Dipendenze, Studi, Rapporti & Statistiche • 1745 Viste

La fumano, la sniffano, la cercano negli sciroppi e nei medicinali legali. L’eroina è tornata in silenzio e dilaga: è raddoppiato in un anno il numero di quindicenni che ne fanno un uso continuato, sono ormai 9.000. Lo dice il Consiglio nazionale delle ricerche che nella sua ultima ricerca parla di 31mila teenager che l’hanno provata almeno una volta nel 2015 (in 20mila l’hanno addirittura presa dieci volte nell’ultimo mese). L’effetto è un enorme aumento nella fascia giovanile: gli under 35 che l’anno scorso hanno assunto eroina sono arrivati a quota 300mila, triplicati dal 2011. La droga che ha decimato una generazione tra overdosi e Aids, negli anni ha cambiato veste e forme. E ora entra nelle case di studenti e lavoratori e nei weekend dello sballo: ma sempre più spesso senza le siringhe e l’immagine del tossico emarginato. Una droga vissuta senza timori. Spogliata dal fascino dell’autodistruzione, dei «maledetti» alla Jim Morrison. Stupefacente ormai quasi «banale», analizzano gli esperti, ingerito per scelta ma anche inconsapevolmente.

«Questo accade perché in Italia non si fanno sempre meno politiche di educazione ai rischi collegati all’uso. I ragazzi non sanno e, perso il senso del pericolo, fumano hashish o eroina come se non ci fosse differenza. La cosa allarmante è il poco scarto tra chi l’ha provata una volta, 1,6% dei quindicenni, e chi la prende dieci volte al mese, 1,2%. Segno che ormai sono agganciati», spiega Sabrina Molinaro, dell’Istituto di fisiologia clinica del Crn, studiosa del fenomeno.

Una realtà dalle molte facce. A Milano i ragazzi vanno in Svizzera a comprare sciroppi legali con oppiacei per farsi la purple drank cantanta dai rapper. A Palermo o Asti sniffano antidolorifici all’ossicodone tritati. Ma quello che unisce nord e sud sono i pusher: hanno cambiato logica di mercato. «Creano prodotti nuovi per fidelizzare i clienti, all’inizio a loro insaputa. Dopo aver visto crescere la tendenza a chiudere la serata con una sniffata di eroina per calmare l’eccitazione da cocaina e pasticche, chi vende ormai fa dosi preconfezionate: hashish mischiato con white o brown sugar, erba bagnata nel metadone, a volte resti di acidi. Sei convinto di farti solo una canna un più forte e diventi dipendente», sottolinea Roberto Mineo del Ceis, centro di prevenzione e riabilitazione nato 40 anni fa.

Vere bombe che hanno portato quest’estate tre ragazzi in fin di vita in un ospedale a Napoli, mix che continuano a venir consumati sempre più spesso dai teenager. Adolescenti che passano da pasticche a psicofarmaci, canne con o senza eroina e alcol, con la convinzione di scegliere, di sapere dosare.

«E purtroppo non è così. I ragazzi non hanno memoria di cosa sia accaduto in passato, non hanno gli anticorpi per difendersi e così consumano eroina come fosse una delle tante sostanze che si prendono in una serata di svago, una birra, un energy drink, senza sapere quanto velocemente arrivi la dipendenza», dice Giorgio Schiappacasse, psichiatra al servizio delle dipendenze dell’Asl di Genova dove si occupano di 800 giovani sotto i vent’anni consumatori anche di oppiacei. Secondo le sue stime per uno che si cura, cinque restano lontani convinti di non aver bisogno di aiuto. Sono ragazzi che hanno cominciato anche a 15 anni comprando la roba nelle piazze del centro prima come antidoto delle serate troppo su di giri per poi sceglierla per i suoi effetti stordenti. La pagano venti euro la dose in Liguria e a Bologna, anche 35 a Milano, mentre nel torinese anche solo 5 euro. Prezzi bassi per allargare il mercato, la metà di quanto costa la cocaina.

Operatori di Onlus e medici delle Asl che lavorano nei Sert, sulla strada, raccontano realtà di provincia e metropoli. Dove lo spaccio avviene ancora nei luoghi della movida, anche se spesso basta una telefonata al pusher e non ci sono più i ghetti dei disperati in cerca della moneta per la dose, ma giovani che consumano droghe in cocktail. Le denunce arrivano anche dagli operatori del gruppo Abele di Don Ciotti, da chi lavora nelle unità di strada di onlus come La Rupe di Bologna dove ricordano ragazzini di 14 anni con già mesi di eroina alle spalle. Uomini e donne che battono i quartieri, vanno nelle le scuole, chiedono e soprattutto ascoltano, lasciano questionari rigorosamente anonimi. Cercano di cogliere e intervenire prima che i numeri ufficiali testimonino che è troppo tardi.

«Perché l’esperienza ci dice che fumare l’eroina è solo un passaggio prima o poi si rischia di tornare la buco», sottolinea la dottoressa Simonetta Frattini, del Serd di Roma che ha 18 unità di strada, una dedicata solo ai rave. E lo conferma la dottoressa Molinaro del Cnr: tra i giovanissimi sta tornando anche la siringa «e i ragazzi si iniettano di tutto».

Ma chi sono questi ragazzi? Secondo l’indagine del Cnr vivono più al Sud (sono oltre 12mila) che al Nord (più di 10mila), ricchezza e classi sociali non contano. L’eroina, soprattutto fumata con l’hashish, è trasversale, facilitata dai prezzi bassi. «Quelli che incrociamo hanno tra i 17 e i 20 anni, studiano o hanno un diploma ma dopo spesso non trovano lavoro. Sono per lo più maschi, anche se le ragazze stanno aumentando sensibilmente», racconta Leopoldo Grosso, psicologo del gruppo Abele di Torino creato da Don Ciotti nel 1965, ha visto l’eroina tornare partendo dalla riviera adriatica arrivando a riconquistare il Nord. E davanti ai numeri, alle storie, alla droga dell’oblio vissuta come una sostanza normale, si moltiplicano le voci che denunciano la mancanza di prevenzione e di informazione. Dagli studiosi ai tecnici tutti chiedono che la politica si muova «prima che sia troppo tardi».

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