Grecia

La Grecia sulla graticola, tutto rimandato al 24 maggio

Crisi del debito. L’Eurogruppo gioca sul tempo, per mettere Atene con le spalle al muro. I “compiti” non bastano mai, anche se la Commissione è più morbida. Gli interessi dei creditori sempre al primo posto

Anna Maria Merlo, il manifesto • 10/5/2016 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 786 Viste

Nel giorno della Festa dell’Europa (9 maggio), la Grecia è stata di nuovo cucinata al fuoco lento dell’Eurogruppo, che non demorde dalla strategia di asfissia finanziaria di Atene, mantenendo l’obiettivo di un eccedente primario di bilancio (cioè escluso il servizio del debito) da quest’anno, per arrivare a un assurdo +3,5% dal 2018. Il presidente dell’Eurogruppo, il falco Dijsselbloem, ha preso tempo: ora punta a un accordo con Atene per il 24 maggio.

La saga greca ricomincia, come un anno fa, mentre il tempo stringe e i rimandi giocano a sfavore di Atene. Dopo il voto di domenica e l’adozione di due progetti di legge controversi (sulle pensioni e su fisco), la Grecia si è presentata all’Eurogruppo con la convinzione di aver «fatto i compiti», con nuovi 3,6 miliardi di tagli (2% del Pil), due terzi dei 5,4 miliardi (un salasso pari al 3% del Pil), cifra imposta nel luglio 2015 in cambio della «promessa» di 86 miliardi di prestiti.

L’obiettivo a breve è la conclusione della missione di audit sulle riforme, per arrivare allo sblocco del terzo Memorandum, il terzo «piano di aiuti» del 13 luglio 2015, e il versamento di una nuova tranche di un po’ più di 5 miliardi prima delle pesanti scadenze di luglio (2,3 miliardi di rimborsi alla Bce, 400 milioni all’Fmi). Un passo che dovrebbe portare a una ristrutturazione del debito, con un allungamento delle scadenze di rimborso e un ribasso dei tassi di interesse. La Commissione sembra più morbida, per evitare di aprire un altro fronte di crisi, tra Brexit in arrivo e indecenza sui rifugiati.

Domenica sera, dopo il voto alla Vouli, il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha ammesso che la Grecia ha ormai «praticamente raggiunto» gli obiettivi di riforme e invitato l’Eurogruppo ad aprire «le prime discussioni» su una possibile ristrutturazione del debito greco.

Il Commissario agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici, è sulla stessa linea. Dalla Germania, il ministro dell’Economia Sigmar Gabriel ha inviato segnali di distensione.

Ma nel gioco di scacchi in corso, l’Eurogruppo resta sotto controllo dei falchi, il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble e il presidente Jeroen Dijsselbloem, olandese.

L’avanzo di bilancio è richiesto per rassicurare sulla «solvibilità» della Grecia, condizione imposta dalle regole stesse dell’Fmi, altro partner – con la Bce e il Meccanismo europeo di stabilità – dei Memorandum imposti alla Grecia.

Il puzzle comprende la «rassicurazione» dell’Fmi per partecipare all’«aiuto», condizione necessaria in Germania, perché il Bundestag voti il nuovo «pacchetto Grecia».

Gli statuti dell’Fmi impediscono all’istituzione di prestare a paesi giudicati «insolvibili» e quindi il circolo si chiude sulla testa della Grecia, finché l’Fmi sarà presente e la Ue non deciderà di occuparsi da sola dei propri problemi, azionando il pulsante introvabile – quello della solidarietà.

Che per la Grecia vorrebbe dire un taglio al debito, che supera il 180% del Pil, strada peraltro proposta dall’Fmi.

Ma l’Eurogruppo non ha nessuna intenzione di riaprire le discussioni con l’Fmi sulla Grecia. Cosi’, invece di dare fiducia alla Grecia, che ha «fatto i compiti», ha avanzato l’idea di imporre «misure contingenti», per «garantire» la «solvibilità» in caso di dérapages sugli impegni presi.

Un circolo vizioso. Tsipras ha di nuovo tentato di portare la crisi greca nel campo politico, unica via d’uscita. Ma ad aprile, il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha rifiutato di convocare un vertice speciale.

Angela Merkel, indebolita politicamente in Germania a causa del braccio di ferro sui rifugiati, ha delegato la gestione a Schäuble, cercando cosi’ di neutralizzare il governo greco.

L’Eurogruppo punta ad imporre misure automatiche, escluse dal campo politico, che leghino le mani alla Grecia, qualunque siano le vicende politiche del paese, anche aggirando le leggi del paese. Misure «anticostituzionali» secondo il ministro Euclid Tsakalotos.

Ma per l’Eurogruppo, al primo posto ci sono gli interessi dei creditori, prima ancora del rispetto dello stato di diritto.

E questi interessi si difendono, secondo l’Eurogruppo, diminuendo la spesa pubblica, condizione per riattivare la crescita degli investitori.

Un ragionamento che non trova riscontri nella realtà, per quanto riguarda la storia dell’ultimo anno della Grecia.

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