«Fune tagliata, quattrocento morti in mare» Scafista arrestato

Eccola, la «lugubre contabilità» dei migranti, come sottolinea il presidente del Senato Piero Grasso, quella conta che «riduce vite umane a numeri»

Valentina Santarpia, Corriere della Sera • 29/5/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 1701 Viste

In 890 sono sbarcati a Catania. In 700 sono arrivati nel porto di Taranto, a bordo di una nave militare spagnola. Sono 657 quelli che lentamente — a causa di donne, feriti e bambini a bordo — sono scesi dal pattugliatore Asso 29 nel porto di Pozzallo. Altri 600 ad Augusta, 412 a Trapani, 217 a Vibo Valentia, 700 soccorsi al largo della Libia, e poi ci sono i 629 della nave Vega, che si dirige verso Reggio Calabria con a bordo anche 45 salme. Eccola, la «lugubre contabilità» dei migranti, come sottolinea il presidente del Senato Piero Grasso, quella conta che «riduce vite umane a numeri», mentre bisognerebbe continuare a «pensare alle storie, ai sogni, alle speranze e ai vuoti dolorosissimi che ognuna di quelle persone lascia dietro di sé». Tre naufragi in cinque giorni solo nel canale di Sicilia, almeno 65 vittime, e storie di salvataggi come quello della piccola Favour, la neonata rimasta orfana di madre. E il bilancio potrebbe salire: la portavoce di Save the children, Giovanna Di Benedetto, che ha raccolto le testimonianze dei profughi arrivati a Pozzallo, rivela che c’è stato un altro naufragio, giovedì scorso, sempre nel canale di Sicilia, con centinaia di dispersi. Un barcone con 400 persone a bordo, trainato da un altro con 500 immigrati, per lo più eritrei provenienti da Sabratha in Libia, molte donne e bambini, ha cominciato a imbarcare acqua. A quel punto lo scafista, un sudanese, avrebbe deciso di tagliare la fune. Delle persone a bordo solo poche sarebbero riuscite a salvarsi aggrappandosi alla corda. Inoltre la fune tagliata è rimbalzata come una molla uccidendo una donna. Lo scafista sudanese è poi stato fermato dalla Squadra mobile di Ragusa.

Altri migranti che rischiano di rimanere senza volto, come la bimba siriana a cui apparteneva il salvagente che papa Francesco ha mostrato ieri ai 500 bambini arrivati in Vaticano dalla Calabria: «Aveva appena sei anni e non sappiamo neppure quale fosse il suo nome — ha raccontato —. I migranti non sono un pericolo, ma sono in pericolo». Pronta la replica del leader della Lega, Matteo Salvini: «Non sono un pericolo? Di certo sono un affare da 4 miliardi per le solite cooperative». Esternazione bocciata come «una vergogna nazionale» dal ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina. E indirettamente anche dalla presidente della Camera: «In Europa c’è chi dice che abbiamo poche risorse e dobbiamo usarle per i nostri cittadini — sottolinea Laura Boldrini —. Chi dice questo ha molto consenso e vince le elezioni, ma inganna l’opinione pubblica». I fenomeni migratori sono «internazionali e richiedono collaborazione e crescente integrazione», spiega il capo dello Stato Sergio Mattarella. Per il ministro dell’Interno Angelino Alfano: «Occorre un accordo rapido con la Libia e con i Paesi africani da parte dell’Europa». Intanto i soccorritori della Marina militare intervenuti nell’ultimo naufragio, sabato sera, si sono trovati di fronte decine di corpi in mare, tra cui i cadaveri di tre neonati, fa sapere l’Unicef. «In questi momenti bisogna essere lucidi e veloci per capire chi è ancora vivo — racconta il comandante della nave Vega, il Tenente di vascello Raffaele Martino —. Ma quando vediamo quelle braccia tese che si affidano a noi, passa la paura e la stanchezza, e conta solo salvarne quanti più possiamo».

Valentina Santarpia

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