Armi e business per la tangente

Armi e business per la tangente

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Finmeccanica sarà dunque posta nella lista nera del governo indiano e quindi tutti i suoi contratti in essere, nonché le sue partecipazioni alle gare in corso e a quelle future, saranno sostanzialmente bloccati (tranne le attività relative alla manutenzione e alla fornitura di pezzi di ricambio sulle commesse già in essere) e il tutto almeno per diversi anni.

Si tratta di attività non da poco per l’azienda e che vanno da una fornitura per siluri ad una per i sistemi radar e, ancora, dalla partecipazione ad un progetto di fabbricazione di mitragliatrici navali ad uno nel campo dei sottomarini.

Il gruppo Finmeccanica, come è noto, ha avuto una vita molto travagliata sin dalla nascita, ma si può dire che molte delle sue disgrazie sono state nel tempo autoinflitte.

Dopo vicende molto tortuose durate vari decenni, il gruppo romano sembrava aver trovato un suo equilibrio strategico avendo deciso di concentrare le proprie attività in una nicchia relativamente importante del settore militare; questo a danno delle sue produzioni civili, dai trasporti all’energia, business tutti ormai ceduti a imprese cinesi e giapponesi. La cosa ha prodotto certamente danni rilevanti al nostro sistema industriale.

Ma a parte la scelta infelice di collocare gran parte delle sue opzioni nel mercato della morte, stare adeguatamente nel business mondiale delle armi è un’impresa quasi disperata per una struttura originaria del nostro paese, che non possiede né la forza globale degli Stati Uniti, né la credibilità politica e il peso militare di paesi quali la Francia, che ha vinto da poco grandi commesse in India, la Gran Bretagna, la Russia e, in misura crescente, la Cina.

E quindi, di fronte alle difficoltà di bilancio dei paesi occidentali, l’azienda sta cercando disperatamente di penetrare i mercati di quelli emergenti, in piena crescita nel settore, ma lo scandalo dell’India e quello, se ricordiamo bene, della Tunisia, mostrano che le tangenti da sole non bastano per conquistare quelle contrade, anche in presenza di un mercato che registra da sempre un elevato livello di corruzione.

La vicenda appare grave per il gruppo, che a questo punto vedrà aumentare le sue difficoltà di mercato nei paesi emergenti, nonché per la stessa economia italiana. Non dimentichiamo in effetti che la Finmeccanica è rimasta orami una delle poche grandi imprese a controllo nazionale, anzi la più grande di tutte, con importanti attività produttive e di ricerca nel nostro paese.

Del resto il governo indiano, portato al potere anche sulla base di una forte spinta nazionalistica, oltre che in ragione della cattiva gestione del governo precedente guidato dal Partito del Congresso, trova anche comodo «scatenare le folle» contro lo straniero, soprattutto quando quest’ultimo non ha alcuna forza né capacità contrattuale, come hanno mostrato anche le recenti vicende dei due marò. Questo anche in relazione al fatto che le promesse fatte a suo tempo dal partito al potere non sembrano essersi sino ad ora materializzate in importanti atti concreti.

In ogni caso, il governo del paese asiatico sta puntando fortemente sulla crescita del budget militare, in relazione anche alle malcelate gelosie nei confronti del cugino che è riuscito, la Cina. Intanto si riduce il peso della Russia nelle forniture belliche e si aumenta invece quello dei paesi occidentali, nonché delle grandi imprese nazionali, che si stanno precipitando sul business, anche nel caso di alcuni conglomerati che non sono certo noti nel paese per essere esenti da vicende di corruzione anche più spinte di quelle dell’azienda romana.



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