Intesa più vicina sul debito greco Berlino ora apre

«Non ci sarà una nuova crisi greca. Arriveremo ad un risultato ragionevole», annuncia dal Giappone Wolfgang Schaeuble, ministro delle Finanze tedesco, dopo un faccia a faccia con Christine Lagarde, numero uno del Fmi. «Tassi di cambio stabili sono molto importanti perché oscillazioni disordinate ed eccessive hanno un impatto negativo sull’economia», affermail ministro delle Finanze giapponese, Taro Aso. «Siamo impegnati ad evitare una svalutazione competitiva» dello yen: i partner sorveglieranno. Grecia e cambi: questi i temi cruciali dell’incontro tra i ministri e i governatori del G7, in corso a Sendai, propedeutico all’imminente vertice tra i capi di stato e di governo. Ma anche come rafforzare la crescita economica globale, indebolita ovunque dal rallentamento dei paesi emergenti, ma pur sempre in una situazione «migliore di quanto temuto da qualcuno qualche mese fa», secondo Schaeuble. A scanso di equivoci, un alto funzionario del governo tedesco ha subito aggiunto che la Germania non vede la necessità di una politica fiscale ulteriormente espansiva, precisando che Berlino sta già dando il suo contributo alla crescita con investimenti.

Perciò, si discute «di politiche macroeconomiche e riforme strutturali», secondo le intenzioni di Aso, il padrone di casa. Ovvero delle «ricette per l’economia mondiale», come le chiama Schaeuble, che certo non contemplano una nuova guerra delle valute: il mondo già avanza a fatica, la crescita è comunque meno forte e sana in ogni angolo del mondo, Europa compresa.

Così, per forza di cose, la stabilità viene considerata cruciale, in questo contesto. Nessuna incognita è gradita. «Il G7 si riunisce in un momento significativo non perché è un periodo di crisi ma perché è un periodo in cui domina l’incertezza sull’economia globale ed è necessario parlarci e vedere quali strumenti usare per promuovere l’utilizzo più equilibrato di tutte le leve che abbiamo a disposizione », dichiara non a caso il ministro americano, Jacob Lew. Il problema è cosa fare ancora. Fonti raccolte da Reuters accreditano l’ipotesi che, in mancanza di idee, i Sette siano costretti ad andare «ciascuno per la propria strada», procedendo quindi in ordine sparso. Un rischio . Di certo preoccupa l’incognita Brexit, cioè la possibilità che la Gran Bretagna esca dall’Unione europea. Il ministro francese Michel Sapin ha già avvertito il collega inglese su costi e svantaggi di una eventuale uscita dal club. Intimorisce il caso Grecia, considerato nemico dell’agognata stabilità. Per questo le parti si stanno accordando: vogliono aiutare Atene; una nuova intesa sul debito è attesa nelle prossime ore. Lew la sollecita apertamente invitando l’Europa ad impegnarsi «per rendere sostenibile il debito del paese attraverso un suo sostanziale alleggerimento ». Della questione ne ha anche discusso a margine del summit con il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem. Il francese Pierre Moscovici, commissario Ue per gli affari economici, pronostica una intesa già martedi: «Siamo molto, molto vicini ad una conclusione. È nell’interesse di tutti».

Così, vista la situazione, le politiche di bilancio e le riforme strutturali restano centrali. Oltretutto è opinione quasi unanime che le politiche monetarie non possano fare di più: al vertice in ogni caso c’è anche il presidente della Bce, Mario Draghi.



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