Niente muro al Brennero

Secondo Frontex nell’ultimo mese nel nostro Paese «per la prima volta dal 2015 sono giunti più stranieri che in Grecia»: 8.370 contro

Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera • 14/5/2016 • Copertina, Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 588 Viste

L’accordo è fatto, al Brennero non ci sarà alcun «muro». Il lavoro svolto dalla polizia italiana convince le autorità austriache sulla inopportunità di alzare una barriera e il ministro dell’Interno Angelino Alfano può rivendicare di aver convinto il collega Wolfgang Sobotka «perché siamo persone serie e le persone le controlliamo prima del confine». L’emergenza legata ai flussi migratori rimane prioritaria, l’ondata di sbarchi è ricominciata.

Italia e Grecia

Secondo Frontex nell’ultimo mese nel nostro Paese «per la prima volta dal 2015 sono giunti più stranieri che in Grecia»: 8.370 contro 2.700. Il dato non viene ritenuto indicativo dagli analisti del Viminale perché tra loro non ci sono siriani, «dunque — si fa notare — evidenziare questa circostanza serve soltanto a dire che l’accordo con la Turchia è servito e dunque a tacitare quegli Stati membri che sono contrari». I timori per quanto potrà accadere nelle prossime settimane rimangono comunque alti, legati all’evoluzione della situazione in Africa e nelle aree segnate dai conflitti.

Il trend negativo

Secondo i dati del Viminale sono 32.120 gli stranieri giunti dall’inizio dell’anno, l’11 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2015. Un trend negativo che comunque non rassicura, visto che gli analisti continuano a parlare di migliaia di persone pronte a partire. Sono nella maggior parte egiziani, ma molti provengono anche dall’Africa subsahariana. Ieri più di mille persone sono approdate in Sicilia, tutte africane. Nessun siriano, come invece era stato annunciato dall’Alto commissariato per i rifugiati. E adesso bisogna tenere sotto controllo la situazione visto che con la chiusura della rotta balcanica è assai probabile che in un futuro prossimo possa essere proprio quella africana la strada scelta da chi parte dal Medio Oriente per sfuggire alla guerra.

La rotta egiziana

Come ormai avviene da qualche mese, la Libia non è l’unico Stato di partenza. La presenza di forze armate straniere sul territorio e la carenza di imbarcazioni ha evidentemente reso più difficile per gli scafisti l’organizzazione delle traversate e già da tempo era stato segnalato che alcune organizzazioni criminali si erano spostate verso le coste egiziane. È di ieri la notizia che le unità navali dell’Unione europea della missione Eunavfor Med si preparano ad entrare nelle acque territoriali, per addestrare la Guardia costiera libica. Quanto basta per comprendere che i trafficanti di uomini si stanno attrezzando per continuare i propri affari spostandosi altrove. Già nel 2015 c’erano stati 11.000 sbarchi di persone provenienti dall’Egitto e la tendenza viene confermata quest’anno con 4.100 stranieri arrivati in questi primi quattro mesi e mezzo. A ciò si aggiunge che sono 25 gli scafisti egiziani arrestati dall’inizio dell’anno dalla polizia.

Fiorenza Sarzanini

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