«Un campo profughi dentro la città» L’impegno di Parigi

«Un campo profughi dentro la città» L’impegno di Parigi

PARIGI «Tra 10, 15 anni, voglio potermi guardare allo specchio senza sentirmi colpevole di non avere aiutato delle persone in pericolo», dice la sindaca Anne Hidalgo nel salone dell’Hôtel de ville (il municipio) annunciando la nascita, entro un mese e mezzo, di un grande campo «umanitario» nella zona Nord di Parigi. Di accampamenti di migranti nell’ultimo anno a Parigi se ne sono formati molti e da tre mesi stanno aumentando, ma di umanitario non hanno nulla.

Quello vicino alla stazione d’Austerlitz e alla Città della moda stava proprio sotto la terrazza del club Wanderlust: sopra i ragazzi che ballano e bevono, sotto i rifugiati sudanesi. Le tende li proteggono dal freddo, dalla pioggia e anche da qualche bicchiere di plastica che cade durante le feste notturne. La polizia ha sgomberato quel campo come ha fatto con altri, l’ultimo sotto il metrò aereo alla fermata Stalingrad. Ma i migranti tornano più o meno negli stessi luoghi. Oggi eritrei, afghani e sudanesi sono radunati soprattutto nei giardini d’Eole, uno spiazzo del XVIII arrondissement che accoglie ormai 1.000 persone, già evacuato in passato.

Quasi un anno fa un centinaio di artisti — tra i quali Juliette Binoche e Jean-Louis Trintignant — avevano scritto una lettera aperta a Hidalgo in difesa dei migranti di Eole, protestando per un «trattamento indegno dei valori della nostra Repubblica».

Hidalgo dà loro ragione, e ieri ha parlato di un accampamento «pieno di fango e di topi, una situazione inaccettabile». La sindaca di Parigi, socialista, critica apertamente lo Stato francese e quindi il governo dei compagni di partito: «L’Europa non è all’altezza della sua storia e il nostro Paese neppure. È il momento di passare alla velocità superiore».

Visto che il governo fa poco o nulla, Parigi va avanti da sola e Hidalgo annuncia la fondazione di un campo con abitazioni modulabili — sorta di bungalow in legno — in una zona ancora da individuare intra muros , cioè non in periferia ma all’interno dei 20 arrondissement della città. Una scelta anche simbolicamente importante. Il governo finora si è limitato a soluzioni provvisorie come gli sgomberi per paura di rendere stabili le tende e soprattutto di incoraggiare altri arrivi.

Il risultato è che i migranti tornano comunque e trovano riparo negli stessi luoghi, in condizioni igieniche spaventose per sé e per i residenti dei palazzi vicini. La sindaca Hidalgo ha il coraggio di prendere atto della realtà, e promette una struttura conforme alle regole dell’Onu e della Croce rossa internazionale: niente di più e niente di meno che letti, bagni, docce, cibo.

Il modello è il campo della Grande-Synthe, poco lontano da Calais, dove tre mesi fa il sindaco Damien Carême ha aperto di sua iniziativa un primo campo umanitario. La speranza è che, come è successo alla Grande-Synthe due giorni fa, lo Stato finisca per prendere la gestione del campo.

Stefano Montefiori



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