Migranti, ogni giorno spariscono 28 bambini

La denuncia di Oxfam. In maggioranza sono egiziani somali ed eritrei non accompagnati

Leo Lancari, il manifesto • 9/9/2016 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 706 Viste

Viaggiano da soli per settimane, a volte per mesi. Attraversano il deserto prima e il mare poi fino ad arrivare in Italia. Dove spariscono. Inghiottiti in un buco nero fatto di burocrazia, malagestione dell’accoglienza, disattenzione. A volte fuggono, nella speranza di riuscire a raggiungere parenti che si trovano da qualche parte in Europa. Ma altre volte sono invece vittime della criminalità organizzata. Un esercito di disperati, e neanche tanto piccolo. Sono 28 i bambini richiedenti asilo o rifugiati non accompagnati che scompaiono ogni giorno in Italia, 5.222 nei primi sei mesi che si sono resi invisibili per la legge. E per questo più vulnerabili. In maggioranza sono egiziani (23,2%), somali (23,1%) ed eritrei (21,1%).

A rivelarlo è l’ultimo rapporto Oxfam non a caso intitolato «Grandi speranze alla deriva» in cui l’organizzazione spiega come tra le cause della fuga dei piccoli profughi ci sia anche il fatto che «molti si ritrovano confinati per un tempo indeterminato in centri in cui non possono uscire, costretti a vivere in alloggi inadeguati e insicuri, senza informazioni sui loro diritti». Strutture come gli hotspot voluti dall’Unione europea per contenere la massa di migranti in arrivo in Europa, e che spesso si sono trasformati in prigioni.
Un fenomeno, quello delle sparizioni, reso ancora più grande dal crescente numero di minori non accompagnati sbarcati nel 2016.

Stando ai dati forniti dall’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, nei primi sei mesi si è toccato il record, con 13.705 minori non accompagnati (il 15% di tutti gli arrivi), oltre mille in più rispetto al 2015, quando invece se ne registrarono 12.360. «Dopo la chiusura della rotta dei Balcani occidentali e l’accordo tra l’Unione europea e la Turchia – prosegue Oxfam – l’Italia si è ritrovata ancora una volta ad essere il principale punto di accesso per i migranti diretti in Europa». Nonostante però gli sforzi messi in campo, il sistema di accoglienza predisposto dal governo e in particolare dal ministero degli Interni appare, denuncia l’organizzazione, «ancora inadeguato a tutelare i bambini non accompagnati e i loro diritti».

Un esempio di questa inefficienza è rappresentato proprio dagli hotspot dove tutti i migranti vengono registrati dopo il loro arrivo e smistati tra quanti hanno diritto a richiedere asilo e coloro che invece vengono respinti. Per legge la permanenza all’interno di queste strutture non dovrebbe superare mai le 48-72 ore, ma per molti minori può durare anche diverse settimane «spesso – denuncia sempre Oxfam – senza potersi cambiare i vestiti (neanche la biancheria intima) e senza poter chiamare la loro famiglia a casa o i parenti». Subendo invece violenze da parte di migranti di etnia diversa. Significativa da questo punto di vista è la testimonianza resa da D., un ragazzo eritreo di 17 anni. «All’interno del centro di Pozzallo c’è anche un gruppo di somali maggiorenni che si comportano male con noi eritrei, picchiandoci e insultandoci – racconta D. -. Nonostante le nostre ripetute segnalazioni alla polizia e agli operatori del centro, i somali continuano e nessuno fa niente».

Non è la prima volta che viene lanciato l’allarme sulla scomparsa di minori non accompagnati. Prima di Oxfam, ad aprile è stata l’Europol a richiamare l’attenzione sulla sorte dei piccoli rifugiati e richiedenti asilo dei quali si è persa traccia una volta giunti in Europa. In quell’occasione l’ufficio europeo di polizia parlò di diecimila minori spariti nel nulla. «Stanno fuggendo dalle guerre solo per scomparire nel ventre delle società europee», disse il segretario generale del Consiglio d’Europa, Thornbjorn Jagland, in una lettera ai capi di stato e di governo dei 47 paesi membri dell’organismo chiedendo misure più adeguate a proteggere i piccoli profughi (nel 2015 sono stati il 36% dei migranti entrati in Greci dalla Turchia).

Un problema che recentemente ha dovuto affrontare anche la Germania dove, secondo i dati forniti ad aprile dal ministero degli Interni, sarebbero 5.835 i profughi minorenni scomparsi nel 2015.

Ovunque, da Berlino a Roma a Bruxelles si chiedono maggior attenzione a quella che è sempre più un’emergenza, senza però che le cose cambino realmente. E intanto le situazioni di disagio, se non di pericolo, persistono. Come quella di chi compie 18 anni all’interno della struttura che li accoglie. «Molti – denuncia Oxfam – vengono semplicemente cacciati dal centro in cui soggiornano, finendo così anche loro in mezzo a una strada»

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