Smog: ogni anno 467 mila morti in Europa. L’Italia più colpita

Smog: ogni anno 467 mila morti in Europa. L’Italia più colpita

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Strasburgo approva in via definitiva i nuovi limiti nazionali sulle emissioni delle sostanze inquinanti. Secondo Julie Girling, relatrice della direttiva, “negli ultimi dieci anni l’Europa non si è occupata abbastanza della qualità dell’aria e oggi l’inquinamento è la prima causa ambientale di morte”

Nessun provvedimento che riduca gli inquinanti potrà essere risolutivo quando in Europa ci sono 467 mila morti premature all’anno causate dallo smog, come indica il rapporto 2016 pubblicato ieri dall’Agenzia europea per l’ambiente (Aea). Lo stesso giorno in cui il parlamento europeo, a Strasburgo, ha approvato in via definitiva i nuovi limiti nazionali sulle emissioni delle principali sostanze inquinanti (ossidi di azoto, particolato e biossido di zolfo) da raggiungere entro il 2030. All’obiettivo dunque mancano 14 anni, che moltiplicati per il numero dei potenziali decessi danno una cifra che mette i brividi, anche se si riuscissero a ridurre le sostanze inquinanti del 50% come previsto.

L’intervento della relatrice, l’inglese Julie Girling, suona come un mea culpa per le istituzioni europee. “L’inquinamento atmosferico – ha dichiarato – è la prima causa ambientale di morte nella Ue. Il contesto politico è cambiato drasticamente nel corso degli ultimi tre anni, con il problema della qualità dell’aria balzato agli onori della cronaca a livelli senza precedenti, insieme allo scandalo Volkswagen e alla questione delle emissioni reali di guida. Si deve ammettere che abbiamo passato gli ultimi dieci anni concentrandoci sulla Co2, trascurando la qualità dell’aria”. La normativa, approvata con 499 voti a favore, 177 contrari e 28 astensioni, stabilisce gli impegni nazionali per la riduzione delle emissioni di biossido di zolfo (SO2), ossidi di azoto (NOx), composti organici volatili – non il metano, escluso su pressione degli stati – ammoniaca e particolato fine inferiore a 2,5 pm.

Il verde Angelo Bonelli parla di “guerra silenziosa” e si sofferma sull’Italia – il paese europeo che registra più morti premature -sottolineando che “l’inquinamento dell’aria e i gas serra prodotti dall’industria fra il 2008 e il 2012 sono costati al paese fra 30 e 65 miliardi di euro, con un valore medio di 45 miliardi, circa 2,5 punti di Pil”. I parlamentari europei del M5S, che hanno votato contro la direttiva, sostengono che il parlamento di Strasburgo abbia “indebolito gli obiettivi di riduzione” per favorire le lobby del petrolio e degli inceneritori. “I governi e le istituzioni europee che hanno concordato i nuovi tetti alle emissioni – accusa l’eurodeputato Piernicola Pedicini – devono anche spiegare perché hanno escluso il metano dalla lista dei gas inquinanti nonostante sia 21 volte più dannoso del biossido di carbonio”.

Il rapporto sull’inquinamento atmosferico dell’Aea, oltre ad indicare il numero annuale dei decessi (467 mila), stima anche i costi totali che variano dai 330 ai 940 miliardi di euro all’anno e includono i danni economici diretti, pari a 15 miliardi di euro per i giorni lavorativi persi, a 4 miliardi di euro per le spese sanitarie, a 3 miliardi di euro per la minor resa delle colture e a 1 miliardo di euro per i danni agli edifici. Nel 2014 circa l’85% della popolazione urbana della Ue è stato esposto alle polveri sottili ad un livello ritenuto pericoloso dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il rapporto, elaborato sulla base di dati provenienti da più di 400 città europee, con riferimento all’Italia conferma l’alto numero di decessi attribuiti allo smog a causa del traffico automobilistico, ma anche per gli impianti di riscaldamento e le emissioni industriali: 66.630 morti attribuiti al particolato (Pm 2,5), 21.040 al biossido di azoto (NO2) e 3.380 all’ozono – totale 91.050. Seguono la Germania (86.510), la Francia (65.130), la Polonia (51.030) il Regno Unito (50.580) e la Spagna (29.980).

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 Credo che si debba partire da un punto fisso e imprescindibile: attuare la volontà  dei cittadini ed eliminare dal computo della tariffa il 7%, ovvero la percentuale che dà  profitto ai gestori. La stagione democratico-partecipativa che ha ad oggetto il bene comune acqua volge oltre lo straordinario esito del referendum abrogativo.

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