Alex Zanotelli: «Saviano non si limiti a denunciare, venga ad aiutarci»

Napoli. Il missionario comboniano Alex Zanotelli vive nel rione Sanità. E dall’ex sindaco vuole più impegno sulle periferie: «Al Mezzogiorno serve un vero piano Marshall, la politica metta al centro i quartieri popolari»

Adriana Pollice, il manifesto • 7/1/2017 • Criminalità, controllo & sicurezza, Paure, conflitti, sofferenze urbane, Politica & Istituzioni • 13793 Viste

NAPOLI. Padre Alex Zanotelli vive nel rione Sanità, conosce bene la realtà dei quartieri popolari di Napoli. A settembre 2015, proprio sotto la sua abitazione, venne ucciso il 17enne Genny Cesarano, vittima innocente di una stesa di camorra, cioè una delle tante scorribande delle giovani leve dei clan che arrivano sparando all’impazzata.

Da allora, Zanotelli insieme ai parroci e alle associazioni della Sanità e di Forcella ha avviato il movimento «Un Popolo in cammino», per cercare di impegnare le istituzioni in politiche attive, che cambino le condizioni sociali nei quartieri popolari.

Zanotelli, cosa ne pensa della «querelle» tra il sindaco de Magistris e Saviano? Cosa ne pensano alla Sanità?

La gente non sta né con l’uno né con l’altro, sanno solo che vivono male. A Scampia molti se la sono presa per come il libro e poi il film e poi ancora la fiction hanno dipinto il quartiere, dove pure sono in tanti a dare vita a una rete di associazioni molto attiva. Saviano ha ragione quando fa le sue denunce, non c’è dubbio. Solo, però, non si chiede mai «che cosa facciamo?». Dovrebbe invece dare una mano, camminare insieme alla base per provare tutti insieme a uscire fuori da questa condizione. Solo i parroci non bastano. Anche de Magistris deve impegnarsi di più, soprattutto per le periferie.

È passato più di un anno dalla morte di Genny Cesarano, dal governo molte promesse. È cambiato qualcosa?

L’ultimo incontro con il prefetto non è stato positivo. Non abbiamo ottenuto nulla. L’unica misura, tanto vantata dal governo, è stata l’apertura estiva delle scuole (poche), praticamente una nocciolina rispetto al problema. Stiamo ancora aspettando le telecamere.

È un anno che chiediamo che le scuole restino aperte tutto l’anno fino alle 21, con professori qualificati e appassionati, non gente che vuole solo sbarcare il lunario. Ci vogliono centri educativi e non parcheggi per ragazzi. Invece l’istituto Caracciolo rischia di chiudere. I ragazzi del centronord studiano più ore e hanno una qualità più alta di offerta formativa, il governo li ha tutelati dai tagli. Al Sud non si investe per eliminare l’abbandono scolastico e, anche quando a scuola ci vanno, hanno un gap rispetto ai coetanei di altre zone del paese.

È stato fatto qualcosa per promuovere il lavoro?

Niente, i giovani sono tutti per strada. Alla Sanità ha operato per un anno la cooperativa sociale Cartesio ambiente per impiegare 5 abitanti del rione nella raccolta del cartone. Il comune aveva stilato un protocollo con la parrocchia dei Miracoli, Comieco e Asia (la società che si occupa della raccolta dei rifiuti ndr): in un gruppo di 20 persone in forte difficoltà erano stati selezionati i 5 che avevano maggiore urgenza di lavorare. Stava funzionando benissimo ma la convenzione è stata eliminata: le norme impongono al comune di mettere il servizio a bando. Il progetto della coop Cartesio è risultato il migliore ma i concorrenti hanno presentato un’offerta economica al ribasso.

La legalità ha soffocato i diritti, il più piccolo non può competere con il più forte. Qui ci vuole una riflessione seria, che manca del tutto. Ci vuole un «piano Marshall» per il Mezzogiorno.

Il governo però ha mandato alla Sanità l’esercito. La popolazione ha appezzato?

Per niente, anzi sono molto indispettiti. Non so come fanno i ragazzi in mimetica a stare lì con tutta l’ostilità che hanno intorno. Ma non è perché nel rione siano allergici alla legalità. Si sentono presi in giro, sono arrabbiati e sfiduciati. Vorrebbero avere dei vigili, piuttosto, come nei quartieri borghesi. Vorrebbero sentirsi parte dello stato, con gli stessi diritti degli altri. Invece la regione chiude l’ospedale di zona.

Soprattutto ci si chiede perché ci sono i soldi per l’esercito e invece non ci sono per le scuole, la sanità, il welfare, i servizi. Nel 2015 l’Italia ha speso 23 miliardi in armamenti ma non ci sono mai fondi per tirare via la popolazione dalla povertà.

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