Elezioni in Francia. Hamon cerca l’unità a sinistra

Elezioni in Francia. Hamon cerca l’unità a sinistra

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PARIGI. Benoît Hamon è da ieri in Portogallo, per 36 ore, a cercare l’ispirazione presso un governo di coalizione a sinistra, che naviga tra tentativo di contenere l’austerità e rispetto delle traiettorie di risanamento concordate con Bruxelles (il Portogallo e la Francia sono i soli due paesi a essere sottoposti alle due procedure vincolanti, per deficit eccessivi e per disequilibri macroeconomici – l’Italia è solo nel secondo caso, per esempio). Lascia a Parigi dei contatti in sospeso, con Yannick Jadot per Europa-Ecologia e con Jean-Luc Mélenchon di France Insoumise. In ballo c’è un’alleanza per il prossimo futuro, ma che deve prima di tutto superare un ostacolo enorme ma determinante: l’area elettorale della sinistra è intorno al 30-35%, con un solo candidato ci sarebbe la speranza di poter arrivare al ballottaggio. Ma per il momento i candidati sono tre.

Ieri, Jadot (i sondaggi lo inchiodano al 2%), ha insistito sulla necessità di «creare una dinamica, una speranza». Gli elettori che hanno partecipato alle primarie di Europa Ecologia (che hanno escluso la leader dei Verdi, Cécile Duflot), ricontattati si sono espressi a larga maggioranza per un’unità a sinistra, che significherà la rinuncia di Jadot (grazie alla parte écolo del programma di Hamon). Molto più in salita l’eventuale accordo con Mélenchon (chi rinuncia?). Dopo la vittoria a sorpresa di Hamon alle primarie del Partito socialista, a cui il leader di France Insoumise aveva rifiutato di partecipare, Mélenchon si era rivolto all’ex frondeur socialista con una certa arroganza: parliamo, ma quando lo decido io, proponendo di fatto a Hamon di rinunciare, per riunire tutta la sinistra dietro la propria candidatura. Ma i sondaggi (che si sbagliano, certo, ma sono seguiti da vicino dai candidati) hanno reso più disponibile Mélenchon: secondo l’ultima inchiesta di Sciences-Po (su 16mila elettori), Hamon è in ascesa, al 14-14,5% (il doppio di un mese fa, ma allora era un outsider), mentre Mélenchon è in calo (11,5-12%), i due potenziali candidati sono ormai separati da più di 2 punti – ed è l’elettorato di Mélenchon che si è spostato verso Hamon. Inoltre, Mélenchon deve far fronte a una mini-fronda da parte del Pcf. Con varie reticenze, il Pcf aveva deciso di rinunciare al proprio candidato e di appoggiare Mélenchon.

L’irruzione di Hamon nell’arena sta cambiando la situazione. Il 14 febbraio, è uscito l’appello «Pcf: usciamo dall’immobilismo», che si schiera «a favore di una candidatura comune alle presidenziali», firmato da membri della direzione, da sindacalisti e da esponenti di alcune correnti. Il segretario, Pierre Laurent, lavora «per un patto maggioritario a sinistra». Subito, un’altra ala del Pcf ha risposto con un intervento intitolato «I comunisti che sostengono Mélenchon si mobilitano». Per questi militanti, «Hamon sa che non può essere presidente nel 2017», mentre La France Insoumise «non è un partito in più, ma un movimento». Nel Pcf in molti sono interessati a un accordo con il Ps, perché a giugno ci sono le legislative e, senza intesa, rischiano la decimazione all’Assemblée.

Ieri, Mélenchon ha scritto ad Hamon, proponendo un incontro, ma mette delle condizioni: nessun «accordo di apparato», nessuna candidatura di socialisti responsabili delle leggi contestate (a cominciare da El Khomri), nessun accordo con Macron, e anche il «recupero dell’autonomia economica» rispetto a Bruxelles, punto complicato da far digerire al Ps. «Una discussione non facile», ha ammesso ieri Hamon. Anche se cerca alleanze fuori dal partito, il candidato socialista deve cercare di tenere insieme il Ps, ormai in fase di esplosione. L’ultimo drappello degli amici di Hollande, per esempio, aspetta per prendere posizione. Alcuni nel Ps sono già corsi da Emmanuel Macron, che stando ai sondaggi del momento potrebbe arrivare al ballottaggio. Hamon accusa ormai Macron di avere posizioni «imprecise, confuse» in molti campi, dall’economia alla società. «La maschera cade», ha riassunto Mathieu Hanotin, portavoce di Hamon, «gli elettori di sinistra tentati da Macron capiranno che è di destra».

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