Portopalo. I fantasmi del Mediterraneo

Rai tra fiction e realtà. Al largo di Portopalo, il 26 dicembre ’96, avvenne una delle più grandi tragedie dell’immigrazione. Una fiction della Rai ora ripercorre il caso, ma perché cancellare il lavoro di questo giornale

Massimo Giannetti, il manifesto • 23/2/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Immigrati & Rifugiati • 936 Viste

5 gennaio 1997, con la «Tempesta» dipinta da Ivan Aivazovski demmo notizia nel più totale scetticismo del naufragio nel Canale di Sicilia di «due navi con a bordo centinaia di clandestini indiani e pachistani, 283 uomini spariscono nel nulla». Il sommario spiegava: «I loro compagni arrivano in Grecia e denunciano il fatto. Storia misteriosa di un naufragio possibile nel mare della speranza»

Non intendiamo farne un problema di copyright, né di rivalità giornalistica. Ci mancherebbe altro.

Dopo tanti anni di denunce solitarie e inascoltate da parte di questo giornale, che sul «naufragio fantasma» del Natale del 1996 a Portopalo di Capopassero ha dedicato negli anni svariate copertine, decine e decine di pagine di inchieste, interviste ai familiari dei sopravvissuti e le relative cronache dei processi ai responsabili della strage, adesso che la storia dei «fantasmi di Portopalo» finalmente è finita sul grande schermo di Raiuno con l’omonima fiction voluta e interpretata per un «impagabile senso di giustizia» da Beppe Fiorello, questo importante evento, sebbene postumo, non può che farci piacere.

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9 gennaio 1997 – «Tracce di naufragio» Un trafficante di uomini conferma la tragedia ipotizzata quattro giorni prima sul «manifesto» e avvenuta la notte di Natale. Nel frattempo, la polizia greca raccoglie le testimonianze dei 107 sopravvissuti. Ma a Roma e ad Atene tutte le autorità (e i giornali) tacciono.

Potremmo a questo punto ribadire e rivendicare che venti anni fa, insieme all’associazione «Senza confine» di Dino Frisullo, avevamo ragione a denunciarne l’esistenza, che quella strage ignorata da dio e dagli uomini (283 morti, tutti migranti asiatici i cui resti giacciono tuttora dentro la stiva di un peschereccio negli abissi del Canale di Sicilia) c’era stata davvero.

Ma non è questo lo spirito che ci muove.

Il nostro disappunto, per dovere di cronaca, riguarda piuttosto la grave omissione sulla ricostruzione storico-giornalistica fatta nella presentazione della fiction.

I «fantasmi di Portopalo» (una citazione quasi letterale della nostra copertina del 1997, ndr) non diventano realtà nel giugno del 2001 «grazie a la Repubblica» come il battage pubblicitario che ne ha preceduto la messa in onda ha voluto far credere e come ha anche sostenuto lunedì sera Bruno Vespa e gli stessi protagonisti del film presenti a Porta a Porta.

10 gennaio 1997 - «I nomi dei fantasmi» Intervistando parenti e amici, indagando nelle stazioni di Roma e Milano, raccogliemmo da subito presso l’ambasciata pakistana in Grecia un primo elenco dei morti, pubblicandolo in prima pagina.
10 gennaio 1997 – «I nomi dei fantasmi»
Intervistando parenti e amici, indagando nelle stazioni di Roma e Milano, raccogliemmo da subito presso l’ambasciata pakistana in Grecia un primo elenco dei morti, pubblicandolo in prima pagina.

Ai «fantasmi di Portopalo» il manifesto ha dato un nome e un cognome molti anni prima, sin dai giorni seguenti la notte di Natale del ’96 attraverso i racconti dei sopravvissuti da noi raggiunti in Grecia, dalle denunce dei familiari e dei parenti delle vittime da noi contattati a Roma e in altre città in cui risiedevano e dove aspettavano l’arrivo dei migranti.

Questa è la verità storica e giornalistica sul «presunto naufragio» di Portopalo, frettolosamente archiviato come tale dalle istituzioni e dal disinteresse generale dei media, la Repubblica compresa.

11 gennaio - «Una cella in fondo al mare» Emergono i dettagli raccapriccianti della morte dei pakistani, chiusi nella cella frigorifera del peschereccio. Si inizia a capire il punto esatto del naufragio, al largo di Capo Passero.
11 gennaio – «Una cella in fondo al mare»
Emergono i dettagli raccapriccianti della morte dei pakistani, chiusi nella cella frigorifera del peschereccio. Si inizia a capire il punto esatto del naufragio, al largo di Capo Passero.

Alla quale Repubblica però Raiuno ha voluto tributare l’esclusivo merito di aver «riportato a galla» una strage che invece aveva ignorato per ben sei anni, fino alla metà di giugno del 2001, quando il giornalista Giovanni Maria Bellu (dal cui libro è tratta la fiction), contattato da un pescatore di Portopalo, ne ratificò in un reportage la tragica esistenza corredata da un filmato del relitto abbandonato in fondo al mare con tutto il suo carico di morte.

DA LIVIO QUAGLIATA A GUIDO RUOTOLO, TANTI GLI AUTORI DELLE NOSTRE INCHIESTE

Nel gennaio del 1997, pochi giorni dopo la strage, «il manifesto» si mobilitò per descriverne modalità e contorni.

Oltre a Massimo Giannetti se ne occuparono, tra gli altri: Gigi Sullo, Livio Quagliata da Milano, Pavlos Nerantzis da Atene, Guido Ruotolo e Marina Forti da Roma, Rino Cascio da Palermo.

La fiction è un successo

Boom di ascolti per la fiction di Raiuno (regia di Alessandro Angelini) «I fantasmi di Portopalo»: 6,5 milioni di spettatori e quasi il 25% di share per entrambe le puntate.

Il protagonista, Beppe Fiorello (nella foto), insieme al giornalista Giovanni Maria Bellu nei giorni scorsi sono stati ricevuti dalla presidente della Camera Laura Boldrini e hanno riportato alla ribalta il caso in alcuni importanti talk show della televisione pubblica.

In nessuna di queste occasioni, a quanto pare, è stato citato il lavoro giornalistico e di inchiesta del «manifesto», che si occupò in totale solitudine e a caldo della vicenda, come documentiamo – molto parzialmente – in questa pagina.

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