Cyber-war. Julian Assange mette a nudo la Cia

Cyber-war. Julian Assange mette a nudo la Cia

Un altro tassello per comporre il puzzle del complesso militare-digitale potrebbe essere reso noto da qui a qualche giorno. È quanto emerge dalla conferenza-stampa video di Julian Assange tenuta ieri a Londra.
Julian Assange ha annunciato infatti che nei prossimi giorni, o settimane, visto l’accuratezza nel verificare i materiali da parte di Wikileaks, saranno comunicati ad alcune imprese come funzionano i programmi di spyware, trojan e malware usati dalla Cia per intercettare, spiare e accumulare dati su persone finite nel mirino della «Central Intelligence Agency».

Il programma evocato da Assange, chiamato Weeping Angel, e i oltre 8mila file di dati della Cia sono stati consegnati a Wikileaks nei giorni scorsi. Finora le informazioni rese pubbliche riguardano scambi di mail tra funzionari e agenti della Cia. Nulla lasciava supporre che oltre a comunicazioni interne dell’agenzia di spionaggio ci fosse anche la documentazione sui programmi informatici che posso violare computer, telefoni cellulari, televisori per spiare così i loro proprietari.

Per la Cia è un duro colpo alla sua già claudicante reputazione in patria, visto che nei mesi passati l’agenzia è spesso finita sotto i riflettori dei media perché chiamata in causa rispetto a possibili interferenze nelle recenti elezioni presidenziali. E per non aver saputo fronteggiare le ingerenze della Russia nella vita politica americana attraverso azioni di «guerriglia informatica» per screditare la candidata democratica alla Casa Bianca Hillary Clinton.

Sul funzionamento del complesso militare-digitale si sa poco. Finora è noto il fatto che tutti i servizi segreti – dagli Stati Uniti all’Inghilterra, dalla Cina all’Iran, da Israele alla Francia – si avvalgono del lavoro di ricercatori, informatici preposti a scoprire i punti critici di sistemi operativi, banche dati e di come aggirare i loro servizi di sicurezza. È altrettanto noto il fatto che la Nsa americana investe quasi 400milioni di dollari all’anno solo per aggiornare il suo armamentario informatico e digitale; che il Pentagono ormai spende in strumenti di guerriglia informatica poco meno di quanto spende per ammodernare le dotazioni di armi per l’esercito. E, infine, che è cresciuto un settore globale della cyber-sicurezza preposto a sviluppare tecnologie della sorveglianza e a sviluppare di fatto software per la cyber-war che vende al miglior offerente.

Per il momento, tuttavia, tanto la Fbi e la Cia hanno dato il via alla caccia di chi ha consegnato a Wikileaks gli oltre 8mila file. L’ipotesi più accreditata è che la «talpa» sia un contractor della cyber-sicurezza che ha lavorato per la Cia. Wikileaks, dal canto suo, ha indicato nel consolato americano a Francoforte la sede operativa della Cia. Notizia che irriterà Angela Merkel, che già in passato aveva chiesto formalmente spiegazioni sul perché i servizi segreti Usa avessero messo sotto controllo computer e smart-phone di esponenti del governo tedesco. Richiesta che aveva visto le scuse pubbliche di Barack Obama e l’annuncio che ogni attività di spionaggio in territorio tedesco sarebbero state interrotte. Angela Merkel sarà a breve a Washington ed è quasi certo che la trasformazione di un consolato Usa in Germania in centrale di spionaggio sarà oggetto dei colloqui con Donald Trump.

Il video di Assange è stato realizzato nell’ambasciata ecuadoriana di Londra dove il front-men di Wikileaks vive da oltre quattro anni per sfuggire a un mandato di arresto internazionale.

La prima reazione del presidente Donald Trump è stata delegata al portavoce della Casa Bianca Sean Spicer, il quale ha affermato che la pubblicazione dei materiali della Cia da parte di Wikileaks è da considerare un attacco alla sicurezza nazionale. C’è da scommettere che la possibilità di Assange di poter uscire da uomo libero dalla ambasciata ecuadoriana a Londra diventano sempre più labili. Lo stesso vale per le possibilità di Eward Snowden di poter tornare negli Stati Uniti, dopo la sua decisione di consegnare a Wikileaks materiali «riservati» sulle attività poco pulite del Pentagono e dei servizi segreti Usa.

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