Guardia costiera: «Le navi delle Ong operano sotto il nostro controllo»

Migranti. La Guardia costiera prende le distanze dalle accuse del procuratore di Catania Zuccaro. Che intanto incassa la difesa da parte del Csm

Adriana Pollice, il manifesto • 5/5/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Europa, Immigrati & Rifugiati • 489 Viste

Sostegno al procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, da parte del Csm per le sue indagini sui presunti rapporti tra traffico di migranti e Ong ma «l’opportunità» delle sue esternazioni alla stampa sarà vagliata dalla Prima commissione che la prossima settimana deciderà quando convocarlo: questa la decisione presa ieri dal Comitato di presidenza, che ha chiesto di acquisire gli atti. Nessun trasferimento d’ufficio sarebbe all’orizzonte. Zuccaro in commissione Difesa del Senato ha chiesto più mezzi per indagare e spiegato i suoi sospetti, attribuendo le informazioni di cui sarebbe in possesso non più ai servizi segreti ma a Marina militare e Guardia Costiera italiana. In particolare, il procuratore sospetta presunte collusioni tra la Guardia costiera libica e i trafficanti, contatti via radio o internet tra persone in Libia e navi delle Ong che poi sparirebbero dai radar, dopo aver spento i transponder. In commissione Difesa sarà sentito anche il procuratore di Trapani, che ha aperto un’inchiesta su una Ong.

Intanto, però, la Guardia costiera italiana prende le distanze dai sospetti sollevati da Zuccaro: «Compiamo operazioni di soccorso in un’area pari a metà del Mediterraneo – ha spiegato il comandante generale delle Capitanerie di Porto, ammiraglio Vincenzo Melone, in commissione Difesa -. Le unità navali delle Ong operano sotto il nostro controllo quando si versa in una situazione di soccorso. Non c’è alcun controllo preventivo o generalizzato della Guardia Costiera sull’attività delle unità delle Ong straniere. E’ chiaro che con i nostri mezzi non ce la possiamo fare, ecco perché chiamiamo a raccolta tutto ciò che è possibile. Non farlo equivarrebbe a un’omissione». E infine: «I soccorsi in mare sono il sintomo di una malattia che si sviluppa sulla terraferma: l’attività di ricerca e soccorso non è né la causa né può dare soluzioni».

L’agenzia Frontex in un rapporto riservato avrebbe scritto, secondo quanto riportato da organi di stampa, che «nel 90% dei salvataggi delle navi delle Ong nel 2017, le imbarcazioni coinvolte sono state individuate direttamente dalle Ong e soltanto in seguito è stata data comunicazione al centro operativo della Guardia costiera a Roma. Prima e durante le operazioni di salvataggio, alcune Ong hanno spento i transponder». Indicando poi le organizzazioni responsabili, tra le quali Medici senza frontiere e Moas. Ieri ha corretto il tiro: «Frontex non ha mai accusato le Ong di collusione con i trafficanti – ha sottolineato la portavoce, Izabella Cooper -. La nostra agenzia non ha il mandato per condurre inchieste. Le informazioni raccolte vengono condivise con la polizia italiana ed Europol». Ieri è arrivata la replica di Medici senza frontiere: «Porteremo avanti azioni legali contro chi ci diffama. Una struttura come Frontex, che riceve finanziamenti enormi da parte dell’Ue ed è inefficace, deve mettere sul banco degli imputati qualcun’altro. Non spegniamo i trasponder, in oltre il 70% dei casi il sistema di coordinamento di Roma ci dice dove andare. In altri casi abbiamo avvistato noi i migranti e poi abbiamo avvisato il Rescue center di Roma che ci ha detto cosa fare».

In audizione al comitato parlamentare Schengen, anche la ong Moas ha fornito la sua versione dei fatti: «Ci viene chiesto da Roma o di intervenire direttamente o di restare in stand by come unità di supporto, in attesa di un’altra unità navale. Neghiamo categoricamente che ci siano contatti con i trafficanti in Libia, svolgiamo le operazioni di ricerca e soccorso in piena ottemperanza delle leggi marittime internazionali. E’ successo che le operazioni siano venute a meno di 12 miglia dalla costa libica, ma sempre su indicazione del centro di Roma». Nessuna attività di intelligence per governi o soggetti privati, niente finanziamenti da Soros: «Il bilancio nel 2015/16 è stato tra 5,5 e 6 milioni. Dall’inizio della nostra missione abbiamo soccorso 35mila persone». I 5S continuano a cavalcare la polemica anti Ong e dal blog di Grillo rilanciano: «Il dossier di Frontex e l’inchiesta della Procura di Trapani dimostrano che avevamo ragione. Nessuno tocchi Zuccaro». Intanto ieri altri 561 migranti sono stati salvati anche grazie alle ong Moas e Jugend Rettet.

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