Rogo di Centocelle, è caccia all’uomo nei campi rom

Sabato pomeriggio manifestazione per mettere l’accento sull’emergenza sociale e sulla povertà estrema invece che sul profilo etnico dell’eventuale «faida tra rom»

Giuliano Santoro, il manifesto • 12/5/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Paure, conflitti, sofferenze urbane • 865 Viste

ROMA. Continuano a radunarsi persone ad ammucchiarsi mazzi di fiori sul parcheggio del centro commerciale di viale della Primavera, a Centocelle, dove due giorni fa un attentato incendiario ha dato alle fiamme il camper della famiglia Halilovic, uccidendo tre sorelline. La Squadra mobile prosegue le indagini, indicando con una certa sicumera la cosiddetta «pista interna»: gli investigatori, forse imbeccati da qualche rivelazione decisiva del capofamiglia Romano Halilovic, ormai da due giorni puntano l’obiettivo verso qualcuno che si nasconderebbe in uno dei campi rom della Capitale, addirittura circolerebbero già il profilo di un supersospettato.

All’attenzione degli agenti c’è anche un fatto precedente all’incendio doloso dell’altro giorno, avvenuto lo scorso 5 maggio in via Romolo Balzani una delle strade che dal parcheggio teatro della strage affondano nel Casilino 23. Romano Halilovic aveva in passato ricevuto due decreti di espulsione. Ma la sua storia rivela i paradossi legali di questa situazione: l’uomo ha passaporto bosniaco ma, esattamente come gli altri membri della sua famiglia, è nato a Roma. Gli Halilovic avevano abbandonato i campi di via Salviati (alle spalle di Tor Sapienza) e quello della Barbuta (a Ciampino), dove pure abitano alcuni loro parenti. Alcuni di questi di recente sarebbero stati coinvolti in operazioni dei vigili urbani, tra di esse anche quella che punta a ricostruire un presunto «giro di racket ed estorsioni» nei confronti di altre famiglie nomadi: persone costrette a pagare per poter continuare ad abitare nei container. I familiari sopravvissuti al rogo hanno raccontato di aver ricevuto minacce.

Ieri c’è stata una veglia di preghiera organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. Non c’era nessuno della giunta o della maggioranza pentastellata che amministra Roma. Dopo i fatti di Centocelle, Virginia Raggi è tornata a parlare di «superamento dei campi», promessa fatta in campagna elettorale ma, denunciano le associazioni, finora non perseguita nei fatti. «Ci stiamo lavorando – dice la sindaca – Il bando è quasi pronto. Ci sono anche qui anni di stratificazioni. Ma evidentemente quello dei campi è un modello che è fallimentare». Gli antirazzisti che l’altro giorno hanno manifestato spontaneamente sul luogo del delitto, dal canto loro, hanno annunciato un corteo per sabato pomeriggio. L’obiettivo è quello di mettere l’accento sull’emergenza sociale e sulla povertà estrema invece che sul profilo etnico dell’eventuale «faida tra rom».

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