Già 17 mila domande per l’Ape social, ma per gli edili è una «truffa»

Pensioni. L’Inps diffonde i primi numeri sulle richieste di anticipo. Ma la Fillea Cgil accusa: paletti troppo rigidi, molti resteranno esclusi. E l’Inca segnala il problema dei termini di iscrizione

Mirco Viola • 23/6/2017 • Lavoro, economia & finanza • 427 Viste

Si moltiplicano le richieste inviate in questi giorni all’Inps per per ottenere l’Ape sociale o l’accesso al pensionamento anticipato per i lavoratori precoci. Alle 18.30 di mercoledì – fa sapere lo stesso istituto di previdenza – erano arrivate nel complesso 17.541 domande: 11.696 per l’Ape sociale e 5.845 per il comparto «precoci». Ma in tanti rischiano di rimanere esclusi: in particolare gli edili – per i quali la Fillea Cgil parla di «truffa», essendo i requisiti perlopiù proibitivi – e più in generale tutti quei lavoratori che per crisi aziendale o altri motivi non riescano a raccogliere in tempo la documentazione necessaria.

Il maggior numero di domande è stato presentato in Lombardia (2.934), seguita dal Veneto (1.744), dalla Sicilia (1.566), dal Lazio (1.434), dal Piemonte (1.318), dalla Toscana (1.316) e dall’Emilia Romagna (1.298). L’Inps ha ricordato che le domande possono essere trasmesse esclusivamente in via telematica tramite i consueti canali istituzionali (in particolare sul sito inps.it o rivolgendosi a un patronato).

L’Ape agevolata per gli operai edili sarà «inesigibile», ha denunciato già nei giorni scorsi il segretario generale della Fillea Cgil Alessandro Genovesi: «A fronte di almeno 23 mila operai edili con più di 63 anni che stanno sulle impalcature, esposti più di altri a infortuni gravi e spesso mortali, potranno accedere all’Ape agevolata teoricamente meno di 500 operai – ha spiegato – E dico teoricamente perché i potenziali beneficiari sono quasi tutti operai di imprese strutturate che, facendo ora i capi cantiere, grazie anche alle buone relazioni sindacali, sono già scesi dalle impalcature».

«Al contrario – continua Genovesi – alle migliaia di operai di aziende piccole, di 2-3 dipendenti, alle migliaia di operai che cambiano spesso datore di lavoro (cioè quasi tutti, come sa chi conosce il settore dell’edilizia), il governo sulla carta riconosce che sono lavoratori impegnati in attività gravose e pericolose, ma nella pratica li lascia fino a 70 anni sulle impalcature o a trasportare carichi pesanti o a stare 8 ore con il martello pneumatico nelle mani». Proibitivo è in particolare il requisito che vuole che gli operai abbiano lavorato continuativamente per sei anni negli ultimi sette: impossibile per un lavoro saltuario come quello edile. «Non so come si possa definire una cosa simile – conclude il segretario della Fillea Cgil – A me viene in mente solo una parola: truffa».

Gli infortuni che colpiscono gli edili over 60 si sono impennati, e il 20% di quelli mortali riguarda questa fascia di età.

Un altro problema viene segnalato dall’Inca Cgil: i termini per presentare i documenti sono stretti, e nei casi di aziende in fallimento o per altri impedimenti si rischia di arrivare troppo tardi. L’Inca chiede quindi all’Inps di «modificare le procedure per la presentazione delle domande».

FONTE: Mirco Viola, IL MANIFESTO

 

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