A ricordarsi dei terremotati ormai c’è rimasto solo il terremoto

A ricordarsi dei terremotati ormai c’è rimasto solo il terremoto

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 Tra indagini e appalti a rilento il ritorno a casa degli sfollati è fermo. La regione Umbria difende l’idea del centro commerciale a Castelluccio con 2,5 milioni della Protezione civile

AMATRICE (Rieti). A ricordarsi dei terremotati ormai c’è rimasto solo il terremoto. Alle 4 e 13 della notte tra venerdì e sabato, infatti, è stata registrata una scossa abbastanza forte (4.2 gradi sulla scala Richter) con epicentro tra Camposto, Amatrice e Crognaleto, nella lingua di terra tra il Lazio e l’Abruzzo.

Tutti svegli e in strada, con lo sciame sismico che è andato poi avanti per tutta la giornata di ieri, senza che però si siano registrate vittime né danni.

A undici mesi dall’inizio dell’incubo, si sta ancora nell’incertezza più assoluta: le scosse vanno e vengono a intervalli regolari mentre la maggior parte delle macerie è ancora a terra, la ricostruzione praticamente non è mai cominciata e il ritorno a casa degli sfollati procede con estremo rilento.

Nella notte del 19 luglio alle 4.13 scossa da 4,2 gradi Richter tra Campotosto e Amatrice

Inoltre, l’iscrizione nel registro degli indagati da parte della procura di Rieti per il crollo delle palazzine popolari di Amatrice il 24 agosto ha fatto innervosire le popolazioni.

La rivelazione della telefonata con cui l’imprenditore Vito Giuseppe Giustino rideva pensando alle ricche commesse della ricostruzione è un colpo tremendo alla credibilità di chiunque si stia impegnando a cercare di risolvere la situazione: «Come facciamo a fidarci?», è la domanda che rimbalza di bocca in bocca tra i terremotati.

Il sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi, come da sua abitudine, non usa mezzi termini: «È meglio che da queste parti, l’Internazionale (la cooperativa che fa capo a Giustino, nda) non si faccia vedere. È gente che non deve avere più niente a che fare con le casette e il resto dei lavori post sisma».

L’Internazionale, in realtà, sta già lavorando nelle zone del cratere: giusto in questi giorni ha partecipato al montaggio delle casette di Accumoli, oltre a essere socia del Cns, il consorzio di imprese che ha vinto la gara Consip per i moduli d’emergenza già abbondantemente usati.

La polemica rimbalza su più fronti, alla fine dal Cns arrivano solo parole attendiste: «Aspetteremo gli esiti delle indagini, i lavori comunque saranno portati a termine». I sindaci, per farla breve, vorrebbero la revoca degli appalti ma questo comporterebbe ulteriori ritardi per lavori già a passo di lumaca.

Giustino, dal canto suo, prova a cacciarsi fuori dai guai: il suo avvocato ha voluto specificare che lui «non stava ridendo del sisma». Le intercettazioni che compaiono nei fascicoli dell’inchiesta di Rieti, però, lascerebbero poco spazio alle interpretazioni. «Stanno facendo la lista dei beni che hanno subito danni, ho detto di mettere in cima l’Internazionale…», spiegava al telefono il geometra della cooperativa Leonardo Santoro. Giustino a questo punto ha risposto ridendo: «È mezzo impegno».

Ancora sul fronte giudiziario, sta emergendo il ruolo di Mauro Lancia, imprenditore di Pesaro, finito ai domiciliari nell’ultima inchiesta su tangenti e ricostruzione a L’Aquila. Il 7 ottobre Lancia ha rivelato a un’amica di aver partecipato a una «cena importante» in cui si è parlato del futuro delle zone terremotate.

Presente a tavola anche il governatore delle Marche Luca Ceriscioli. Va detto, comunque, che dalle parole di Lancia emerge anche l’intenzione dei commensali di «evitare uno scandalo vergognoso come quello di L’Aquila».

Dall’altra parte dell’Appennino, in Umbria, si continua intanto a discutere del centro commerciale griffato Nestlé da realizzare nella piana di Castelluccio.

La presidente della Regione Catiuscia Marini ha provato a definire la faccenda «una bufala», salvo poi ammettere che si tratterà di un’area dove saranno ospitati ristoranti e negozi.

La struttura occuperà un’area da 1.500 metri quadrati e costerà 2,5 milioni, per lo più a carico della Protezione Civile. La Regione, poi, continua a sostenere che l’opera comunque in futuro verrà smontata, anche se non si sa quando e con quali soldi, visto che i fondi per la demolizione non sono stati accantonati.

Qualche rassicurazione sul fatto che, comunque, la Nestlé non avrà spazi per sé. «Resta il fatto che l’azienda faccia spot sulla propria generosità mentre licenzia 340 lavoratori della Perugina», concludono amari i volontari delle Brigate di Solidarietà Attiva.

FONTE: Mario Di Vito, IL MANIFESTO



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