Caso Bankitalia. Crisi bancarie, chi è senza peccato scagli la prima pietra
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La notizia del giorno, per alcuni versi sorprendente, è quella che il Pd, un’entità di cui ormai non si riesce più a capire la natura, ha presentato una mozione alla Camera, che la ha approvata a larghissima maggioranza, cosa di cui non si poteva certo peraltro dubitare; in tale mozione si chiede la sostituzione dell’attuale Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, il cui incarico scade tra pochi giorni, con «una figura più idonea allo scopo».
La notizia si colloca peraltro nel solco della esecrabile decisione del Parlamento di istituire una commissione di inchiesta sulle crisi bancarie proprio alla vigilia della campagna elettorale; tale commissione avrà poi i poteri della Magistratura, con cui potrà fulminare un Visco eventualmente riconfermato nell’incarico.
Molte delle analisi dell’attuale Governatore e delle sue prese di posizione ci sono sembrate non molto condivisibili; più in generale, l’immagine che ancora oggi l’istituzione ha da noi come all’estero supera forse per alcuni aspetti la realtà delle cose.
Ma in una situazione in cui il sistema della nostra grande impresa continua ad essere posto in progressiva liquidazione, mentre il debito pubblico non da tregua ed è notizia di questi giorni che nel 2016 50.000 giovani hanno lasciato l’Italia, mentre infine sappiamo che fra qualche mese ci troveremo ad andare a votare dovendo scegliere tra quattro partiti, i cui capi si chiamano Berlusconi, Salvini, Grillo e Renzi, pensare che si portino altri colpi ad una delle poche istituzioni che cerca di difendere in qualche modo una tradizione importante e riesce a stare nei consessi internazionali senza sfigurare, non ci sembra una cosa molto positiva.
Proprio in questi mesi è in atto una difficile operazione di riduzione dei crediti inesigibili del nostro sistema bancario che, come è noto, erano arrivati ad un livello molto preoccupante; l’operazione sta in qualche modo andando avanti faticosamente sotto l’occhio diffidente delle istituzioni europee, della Bce, dei tedeschi e degli scandinavi. L’ancora di riferimento maggiore dei nostri interlocutori è proprio Visco, oltre che il ministro Padoan.
Peraltro in questi giorni Moody’s, proprio in relazione ai crediti dubbi delle banche, ha dichiarato tutti i propri timori sullo stato di salute dei nostri istituti ed ha alla fine registrato delle aspettative negative sull’Italia.
La mossa su Visco, quale che sia l’esito finale della vicenda, non aiuta certo a migliorare le attese. Ma che alla fine, sul nostro paese, abbiano ragione proprio i vari Schauble, Dijsselbloem e il governatore della Bundesbank?
Ormai ci dobbiamo abituare a tutto. Chissà quale altra manovra elettorale escogiteranno ancora, nei prossimi mesi, i nostri parlamentari e i nostri capipopolo per animare un po’ la scena.
Se vogliamo poi entrare nel merito delle crisi bancarie, si potrebbe veramente dire in tale caso: chi è senza peccato scagli la prima pietra.
Prendiamo il caso più importante, quello del Monte dei Paschi di Siena. Certo, la Banca d’Italia è stata lenta nel percepire la situazione e tardiva nei rimedi, ma da una parte ci si può chiedere se la sua azione non abbia anche avuto dei vincoli giuridici; dall’altra, bisogna ricordare che nessuno si è accorto di niente, gli amministratori, i sindaci, i dirigenti dell’istituto, il Comune, la Regione, l’Abi, il Parlamento, i giornali, la Magistratura, la Consob dell’ineffabile Vegas.
Si può affermare che Renzi non era coinvolto in quella crisi. Ma anche per lui è arrivato ad un certo punto l’onere di intervenire nella vicenda e non lo ha fatto molto brillantemente.
E come si spiegano gli accadimenti della Banca Etruria e i molti maldestri interventi del suo governo nel tentativo di sanare le sue difficoltà e più in generale quelle di tutte le banche in difficoltà?
FONTE: Vincenzo Comito, IL MANIFESTO
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