Con la nuova legge di sicurezza, stato di polizia in Messico

Narcoguerra come scusa. Le norme appena varate contestate da opposizione sociale e organizzazioni internazionali, impugnate come anticostituzionali,

Fabrizio Lorusso • 17/12/2017 • Diritti umani & Discriminazioni, Internazionale • 371 Viste

Saranno operative nel 2018, anno elettorale e potranno conferire ai militari poteri quasi illimitati, incluso per sedare conflitti sociali e politici

LEON (MESSICO). Il Messico non aveva mai ricevuto così tante critiche contro l’approvazione di una legge come nell’ultima settimana. Con i voti del partito del presidente Peña Nieto, il Pri (Partido Revolucionario Institucional) e dei suoi alleati delle destre, il Senato ha approvato venerdì la contestata legge sulla sicurezza interna tra le proteste della società civile, unita nel collettivo #SeguridadSinGuerra (Sicurezza senza guerra), e di istituzioni internazionali come l’Onu,l’Europarlamento e la Commissione interamericana dei diritti umani.
La legge amplia i poteri dei militari con funzioni di polizia e lotta al narcotraffico equiparando di fatto la pubblica sicurezza alla sicurezza nazionale. I militari potranno svolgere indagini, perquisire abitazioni, nascondere informazioni «strategiche», intercettare comunicazioni e fare arresti senza l’intervento dell’autorità giudiziaria e controlli negli Stati in cui il presidente Nieto decreterà un rischio per la sicurezza.

Nel dicembre 2006 l’ex presidente Felipe Calderón lanciò la narcoguerra, un’offensiva militare contro i cartelli della droga che doveva essere eccezionale e temporanea, col fine di permettere la professionalizzazione delle polizie e poi ritirare gradualmente i militari, ma così non è stato.

La nuova legge normalizza questa situazione e viene presentata come un passo necessario che «non militarizza le strade, ma mette ordine, dato che le forze armate hanno ormai assunto funzioni anti narcos e di sicurezza interna ed è importante rafforzare le loro azioni in quadro legale», secondo la senatrice del Pri Cristina Díaz.

In un decennio le mafie messicane si sono moltiplicate e hanno diversificato i loro business criminali. Oggi il paese vive una crisi endemica dei diritti umani: sono oltre 200mila i morti imputabili a «una vera e propria guerra civile», secondo lo specialista in conflitti Andreas Schedler, e 34mila i desaparecidos.

«Il presidente potrà politicizzare l’operato dell’esercito, intervenendo nei conflitti sociali, e l’esercito non solo avrà facoltà di autoregolarsi, coordinando le funzioni oggetto della delega presidenziale e i suoi protocolli, ma potrà anche agire direttamente in caso di rischi imminenti alla sicurezza, dunque lo specchio del Messico è l’Honduras, dove dopo il voto è stato decretato il coprifuoco e lo stato d’eccezione per controllare le proteste», spiega il senatore indipendente Alejandro Encinas.

L’opposizione e la Commissione per i diritti umani promuoveranno azioni d’incostituzionalità presso la Corte Suprema, ma tra tecnicismi e ricorsi i tempi si allungheranno. La legge sarà quindi operativa durante il processo elettorale del 2018 in cui il politico López Obrador, candidato per la terza volta consecutiva, è in testa in tutti i sondaggi e potrebbe portare le sinistre al governo. «Non vogliamo una riedizione della guerra sporca degli anni ’70 l’anno prossimo, né le forze armate dentro la politica nazionale», ha ribadito Encinas al riguardo.

FONTE: Fabrizio Lorusso, IL MANIFESTO

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