Per Papa Francesco la paura verso i migranti «è comprensibile, ma va superata»

Per Papa Francesco la paura verso i migranti «è comprensibile, ma va superata»

Loading

CITTÀ DEL VATICANO L’integrazione, spiegava una settimana fa agli ambasciatori, è «un processo bidirezionale, con diritti e doveri reciproci». Così ieri, nella messa per la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, davanti a novemila persone da 49 Paesi che affollavano la basilica di San Pietro, Francesco ha invitato con realismo a superare le difficoltà dell’accoglienza senza nascondersele. Perché «non è facile entrare nella cultura altrui, mettersi nei panni di persone così diverse da noi, comprenderne i pensieri e le esperienze», ha spiegato il Papa nell’omelia. «E così spesso rinunciamo all’incontro con l’altro e alziamo barriere per difenderci». Vale per tutti, chi è chiamato ad accogliere e chi chiede aiuto: «Le comunità locali, a volte, hanno paura che i nuovi arrivati disturbino l’ordine costituito, “rubino” qualcosa di quanto si è faticosamente costruito. Anche i nuovi arrivati hanno delle paure: temono il confronto, il giudizio, la discriminazione, il fallimento». E «queste paure sono legittime, fondate su dubbi pienamente comprensibili da un punto di vista umano». L’essenziale è non cedere, però: «Avere dubbi e timori non è un peccato. Il peccato è lasciare che queste paure determinino le nostre risposte, condizionino le nostre scelte, compromettano il rispetto e la generosità, alimentino l’odio e il rifiuto. Il peccato è rinunciare all’incontro con l’altro, il diverso, il prossimo che di fatto è un’occasione privilegiata di incontro con il Signore».

Il messaggio di Francesco, che stamattina parte per il suo viaggio in Cile e Perù, è scandito da quattro verbi, «accogliere, proteggere, promuovere e integrare». Il Papa cita le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni, «venite e vedrete!», come «un invito a superare le nostre paure per poter andare incontro all’altro, accoglierlo, conoscerlo e riconoscerlo». Vale pure per chi è costretto a migrare: «Nel mondo di oggi, per i nuovi arrivati, accogliere, conoscere e riconoscere significa conoscere e rispettare le leggi, la cultura e le tradizioni dei Paesi in cui sono accolti. Significa pure comprendere le loro paure e apprensioni per il futuro». Lo aveva detto anche al Corpo diplomatico: «A chi è accolto si chiede l’indispensabile conformazione alle norme del Paese che lo ospita, nonché il rispetto dei principi identitari dello stesso». D’altra parte, prosegue Francesco, «per le comunità locali, accogliere, conoscere e riconoscere significa aprirsi alla ricchezza della diversità senza preconcetti, comprendere le potenzialità e le speranze dei nuovi arrivati, così come la loro vulnerabilità e timori».

Al fondo, ci sono le parole del Giudizio universale nel capitolo 25 di Matteo, «quanto non faceste a uno dei più piccoli di questi miei fratelli, neppure a me lo faceste», l’atteggiamento che distinguerà i giusti dai dannati: «Il Signore era affamato, assetato, nudo, ammalato, straniero e in carcere, e da alcuni e stato soccorso mentre da altri no». È «una preghiera reciproca» a chiudere: «Migranti e rifugiati pregano per le comunità locali, e le comunità locali pregano per i nuovi arrivati».

FONTE: Gian Guido Vecchi, CORRIERE DELLA SERA



Related Articles

Violenza su donne, rapporto Nazioni Unite “In Italia buone leggi, ma poca protezione”

Loading

Violenza su donne, rapporto Nazioni Unite "In Italia buone leggi, ma poca protezione"

A Ginevra viene presentato il documento stilato dal relatore speciale Rashida Manjoo sui dati raccolti nel nostro Paese. Nel 2011 le donne uccise sono state 127. La violenza domestica è la forma più diffusa. Le raccomandazioni per eliminare le discriminazioni

Tendopoli al Nord, Regioni divise ma il governo strappa un accordo

Loading

Il ministro in cabina di regia: bastano quelle del centro-sud. Rossi (Toscana): allora sospendo l’ospitalità  Si prevede che gli attuali centri si svuotino e che siano usati anche per i nuovi arrivi

La storia di Umar, torturato dalla polizia croata, che ha attraversato i Balcani

Loading

Dalla Croazia anche Umar era stato ributtato oltre il confine, senza più nulla, nemmeno le scarpe, senza poter far valere il suo diritto alla protezione internazionale, ma non era stata vinta la sua voglia indomabile di vivere e di andare via da lì

No comments

Write a comment
No Comments Yet! You can be first to comment this post!

Write a Comment