La marcia di solidarietà contro i confini, lungo il sentiero dei migranti

Val di Susa. Da Claviere in Piemonte a Montgenèvre in Francia, in centinaia hanno camminato nella neve fino alla frontiera

Claudio Geymonat • 16/1/2018 • Buone pratiche e Buone notizie, Immigrati & Rifugiati • 302 Viste

CLAVIERE (TORINO). In alta val di Susa l’«emergenza» migranti non accenna a diminuire, nonostante le condizioni atmosferiche estreme. «Da 25 anni i politici ci spiegano che il Treno ad Alta Velocità è un’opera indispensabile per spostare in maniera rapida merci e persone. In questa stessa valle gli stessi politici sprangano le frontiere in faccia a donne, uomini, ragazzi, che arrivati qui dopo un viaggio nemmeno immaginabile, chiedono soltanto di proseguire il cammino. Qualcosa non funziona». Maria Grazia è tra le centinaia di persone che domenica scorsa hanno partecipato alla marcia attraverso la frontiera italo-francese per offrire sostegno ai tanti che tentano di passare il confine ma vengono respinti dalla polizia o dal gelo. Avanza nella neve con in mano la bandiera del movimento NoTav, una seconda pelle per tanti in questo lembo di Italia, tornato di nuovo alla ribalta delle cronache da quando le rotte dei migranti, di chiusura in chiusura, sono arrivate fin quassù. Con lei molta gente a piedi, da Claviere, ultimo Comune italiano, a Montgenèvre, il primo paese oltralpe.

Domenica era anche la giornata mondiale del migrante, e da Mentone è giunta la notizia di una nuova vittima, un ragazzo fulminato sul tetto di un treno mentre cercava di entrare in Francia. Chi arriva in val Susa ha già provato a passare da Ventimiglia. Respinto, tenta ora qui la sorte.

Un rischio enorme, amplificato dal vestiario non consono. Solo sabato notte alla stazione di Bardonecchia, ultimo scalo ferroviario su suolo italiano, sono arrivate 30 persone, un numero record in questo periodo di gelo. «Una situazione seria – racconta Paolo Narcisi, medico rianimatore dell’ospedale Cto di Torino e membro dell’associazione Rainbow for Africa che qui offre un presidio sanitario permanente-. Nella saletta della stazione non ci stavano tutti, abbiamo dovuto mobilitare un albergo. E nel pomeriggio avevamo soccorso 7 ragazzi con principi di congelamento agli arti, scaricati dalla polizia francese». Si, perché qui il ping-pong è continuo: chi viene sorpreso fra i boschi o sulle strade, viene rastrellato dalla Gendarmerie e riportato in Italia. Avanti e indietro, fino al nuovo tentativo.

La camminata è organizzata da una rete solidale transfrontaliera, Briser Les Frontières (Abbattere le frontiere), nata in questi mesi sull’onda dell’emergenza che si occupa di forniture di cibo, vestiario, aiuti vari.

Proprio in queste settimane in Francia il dibattito si è infuocato attorno alla nuova legge pronta per esser varata da Macron: una stretta ulteriore in materia di accoglienza, tanto che sono centinaia le associazioni che stanno protestando ed hanno anche avanzato un ricorso al Consiglio di Stato per bloccare parte del provvedimento.

«Una legge peggiore di quella dei tempi di Sarkozy»-. Non ha dubbi Valérie, arrivata dalla vicina Briançon per portare la vicinanza di una piccola cittadina in prima linea nell’ ospitalità verso chi riesce a superare i valichi e i controlli. Ci spiega che «la montagna è come il mare; il soccorso di chi è in difficoltà è la prima regola. Le autorità ci convocano perché teniamo in casa questi ragazzi per alcune notti o perché ci preoccupiamo di spiegare loro quali diritti hanno. Oggi è importante essere qui per ribadire l’assurdità della situazione e per denunciare una classe dirigente, italiana e francese che non è capace di farsi carico della questione, ed è solo in grado di fornire una risposta di chiusura».

Sotto lo sguardo un po’ stupito degli sciatori domenicali il corteo fiancheggia le piste, supera il confine e infine si scioglie, sempre scortato da carabinieri e polizia francese. Certamente nel frattempo c’è stato qualche nuovo arrivo in stazione. L’emergenza non aspetta.

FONTE: Claudio Geymonat, IL MANIFESTO

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