Disastri: «Mancata manutenzione: i soldi ci sono ma vengono gestiti male»

Intervista a Dario Balotta (Osservatorio Trasporti). L’esperto di ferrovie, pendolare lombardo, è andato sul posto: cedimento strutturale è cosa gravissima

Massimo Franchi • 26/1/2018 • Copertina, Diritti consumatori & utenti, Salute & Sicurezza sul lavoro • 514 Viste

In Italia funziona così: la politica sceglie gli amici, non le politiche. Così si spiega come Mazzoncini – amico di Renzi – sia stato messo a capo di Fs – e quelli della Lega siano a capo di Trenord

«In Lombardia ci sono 17 linee regionali e 25 comitati dei pendolari tanto il servizio è scadente. I soldi ci sono e che capiti un cedimento strutturale in un settore a gestione infrastrutturale significa che siamo alla pazzia». Dario Balotta è prima di tutto «un pendolare lombardo». E come tale ieri mattina ha voluto «andare sul luogo dell’incidente per capire meglio la situazione». La sua esperienza ventennale e le sue conoscenze lo hanno portato a diventare il presidente dell’Osservatorio nazionale delle liberalizzazioni nelle infrastrutture e trasporti (Onlit).

Balotta, un binario che cede nel 2018. È la Lombardia ma sembra il terzo mondo…
Sulle cause dell’incidente ora si possono fare solo ipotesi che rischiano di essere smentite. Quello che è sicuro invece è che ci troviamo davanti ad un deragliamento e la Trenord negli annunci scrive che ci sono blocchi a causa di un guasto tecnico! Non hanno nemmeno il coraggio di chiamarlo con il nome giusto: disastro ferroviario. Un disastro figlio di un sistema totalmente inefficiente che costringe i pendolari a viaggiare su treni freddi, strapieni, in ritardo e – ora lo sappiamo – anche insicuri.

Esiste un problema di manutenzione?
È evidente. Non si può risparmiare sulla sicurezza e quindi non si può risparmiare sulla manutenzione. Ci sono troppi pochi operai che operano in questo settore così come sulla diagnostica. Se l’organico è ristretto va subito rafforzato.

Voi pendolari fin dal via all’alta velocità – che vi passa di fianco su altri binari dal 2007 – vi siete organizzati e protestate. In dieci anni la situazione non è cambiata per niente?
La situazione lombarda è questa: ci sono mezzo milione di pendolari in treno più 700mila in autobus e 2,1 milioni che usano la macchina in gran parte perché il servizio ferroviario è carente. Poi è chiaro che siamo messi meglio di altre regioni, ma tutto è relativo. La differenza fondamentale con dieci anni fa è che se a quel tempo tutti i soldi erano investiti sull’alta velocità ora sono stati promessi anche alle linee dei pendolari. Ma il problema è lo stesso: i soldi sono spesi male.

Il governo – col ministro Delrio – ed Fs sostengono di aver investito miliardi e che fra poco arriveranno i nuovi treni per i pendolari…
Delrio la può raccontare quanto vuole ma con noi pendolari non attacca. Sappiamo benissimo come la spesa sia inefficiente. In Italia funziona così: la politica sceglie gli amici, non le politiche. Così si spiega come Mazzoncini – amico di Renzi – sia stato messo a capo di Fs – e come Gibelli e tutti quelli della Lega siano a capo di Trenord.

Quindi per lei è un problema di modello di gestione?
Certo. Trenord e Fs sono gestite con un meccanismo burocratico totalmente inefficiente. Invece di fare gare trasparenti tutto è lasciato in mano a manager incapaci. Le ultime scelte di Fs lo confermano: Mazzoncini si vanta di aver vinto le gare in Grecia, in Germania. E facendo questo mette in secondo piano la sua mission, il suo core business che dovrebbero essere i milioni di pendolari italiani.

Ora Ferrovie dello Stato (Fs) si fonderà con Anas. Non credo che la mossa le piaccia…
La situazione peggiorerà anche perché entrambe sono gestite in modo pessimo. E io non ho mai visto mettere assieme due zoppi per poi vederli correre.

Quale modello andrebbe seguito per gestire le nuove risorse a disposizione delle tratte e dei treni dei pendolari per migliorare la situazione?
Dovremmo guardare alla Svizzera e alla Germania. In entrambi i casi la gestione è pubblica e il servizio ottimo. I modelli possono essere diversi ma per essere efficienti serve trasparenza, capacità manageriale e ascolto di chi usufruisce dei servizi. Qui in Lombardia questo non è mai successo.

L’incidente di ieri mattina e quello del luglio 2016 in Puglia sono accomunati dal fatto che entrambe le società che gestivano le tratte sono privatizzate. È un caso?
Mi pare un caso. In Italia ci sono 16mila chilometri di rete di cui una di alta velocità e 5 in concessione a privati. Ma lo Stato le sta assorbendo.

FONTE: Massimo Franchi. IL MANIFESTO

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