Rapporti Greenpeace e Legambiente. Torino, Milano e Palermo le città più inquinate d’Italia

Polveri e ozono dovute soprattutto al traffico: circa 7 milioni di abitanti inalano sostanze tossiche. Roma è al quarto posto della triste classifica solo grazie al clima ventoso e piovoso

Adriana Pollice • 30/1/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Studi, Rapporti & Statistiche • 510 Viste

Trasferta a Bruxelles per il ministro Gian Luca Galletti. Oggi, con i colleghi di altri otto stati dell’Unione, avrà un confronto con Karmenu Vella, commissario europeo per l’Ambiente, prima che i rispettivi paesi vengano deferiti alla Corte Europea per la violazione dei limiti per le polveri sottili (Pm10) e il biossido d’azoto (NO2). Evitare le sanzioni per l’Italia sarà difficile, a giudicare dai rapporti stilati da Greenpeace e Legambiente.

EMERGENZA BAMBINI
Lo studio «Ogni respiro è un rischio», presentato ieri da Greenpeace, analizza 40 monitoraggi realizzati a Milano, Torino, Roma e Palermo dallo scorso ottobre presso asili e scuole elementari. Per 39 giorni su 40, le concentrazioni di NO2 sono state superiori ai 40 microgrammi per metro cubo, il valore limite fissato dall’Organizzazione mondiale della Sanità. Il biossido di azoto è prodotto per circa l’80% dai trasporti, soprattutto diesel, è cancerogeno e ha effetti patogeni sulle vie respiratorie, sul sistema sanguigno e sul cuore, particolarmente nocivo per i bambini. «La situazione di Palermo, con concentrazioni al di sopra della soglia Oms in nove scuole su dieci, conferma che da Nord a Sud le città sono assediate dai veleni – spiega Andrea Boraschi di Greenpeace -. Si tratta di un’emergenza sanitaria diffusa che esige soluzioni urgenti». Maglia nera a Torino e Milano con valori superiori agli 80 microgrammi. Palermo è un gradino più in basso con 70, segue Roma con una media di poco inferiore a 60. «Dal disinteresse della giunta Raggi – prosegue Boraschi – alla preoccupazione degli assessori di Torino, le città hanno sfide enormi. Nessuna però sembra orientata a dare una data di scadenza ai diesel, oltre la quale non potranno più circolare nei centri urbani».

7 MILIONI DI INTOSSICATI
Legambiente ha presentato ieri il rapporto «Mal’aria 2018», relativo ai dati sullo smog del 2017. L’anno scorso in 39 capoluoghi è stato superato il limite annuale di 35 giorni per le polveri sottili, con una media giornaliera superiore a 50 microgrammi per metro cubo. I casi più gravi al Nord: Torino ha il record negativo di 112 giorni seguono Cremona con 105, Alessandria con 103, Padova con 102 e Pavia con 101 giorni. Nel blocco delle inseguitrici ci sono Asti (98 giorni) e Milano (97). Nella Pianura padana le situazioni più gravi: in 31 dei 36 capoluoghi è stato sforato il limite annuo giornaliero su quasi tutto il territorio urbano.

In 31 città si sono superati i limiti sia per le Pm10 che per l’ozono. A Cremona sono stati rilevati 178 giorni di inquinamento; a Pavia 167; Lodi, Mantova e Monza seguono con 164; a Milano 161; ad Alessandria 160. Sono 16 le città che superano i 150 giorni. Sono ancora i centri urbani padani a riempire la classifica con l’aggiunta di Frosinone e Terni. Si tratta di circa 7 milioni di abitanti che hanno respirato polveri e gas tossici un giorno su due nel peggiore dei casi (Cremona); uno su quattro a Biella, che chiude la classifica con 87 giornate. Le morti premature attribuibili allo smog in Italia sono oltre 60mila l’anno. I costi collegati alla salute derivanti dall’inquinamento dell’aria si stimano fino a 142 miliardi di euro. Al Sud, situazioni critiche in Campania: Caserta, Avellino e Napoli hanno superato il limite giornaliero di 50 microgrammi di Pm10 rispettivamente per 53, 49 e 43 volte.

Confrontando le medie annuali di Pm10 nel 2013 di venti grandi città di Italia, Spagna, Germania, Francia e Regno Unito, i valori peggiori si registrano a Torino (39 microgrammi), Milano (37) e Napoli (35). Roma si piazza, insieme a Parigi, al settimo posto con 28. L’Italia è il paese in cui si vendono più auto diesel (il 56% contro una media europea del 45%), dove circolano auto e camion tra i più vecchi d’Europa (quasi 20 anni l’età media). «Occorrono investimenti nella mobilità collettiva ed elettrica – dichiara Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente – nella riconversione sostenibile dell’autotrazione e dell’industria, nella riqualificazione edilizia. Serve potenziare anche il sistema dei controlli pubblici».

IL CASO ROMA
L’assessora capitolina Pinuccia Montanari ieri ha risposto a Greenpeace: «Roma è tra le migliori grandi città italiane per qualità dell’aria. Nel 2017 sono stati certificati 26 giorni di sforamento, ben al di sotto dei 35 permessi». Ma l’associazione replica: «Non capita spesso che un assessore si compiaccia di valori che eccedono le soglie indicate dall’Oms, soprattutto quando si tratta di bambini. I dati di Arpa Lazio dicono che l’aria di Roma, quanto a NO2, è tra le città peggiori, seconda solo a Torino». Anche Legambiente si fa sentire: «A Roma non sono stati superati i 35 giorni di smog in virtù di un autunno piovoso e ventoso, non certo per politiche di abbattimento delle emissioni. Nel 2018 abbiamo già avuto sei giorni di fila di sforamento».

FONTE: Adriana Pollice, IL MANIFESTO

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