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Crisi italiana, panico nella finanza, spread in alto, giù i titoli bancari

Tutti sperano in un intervento del presidente della Bce Mario Draghi che confermi l’acquisto di Btp e tranquillizzi i mercati

Bruno Perini • 29/5/2018 • Copertina, Europa, Lavoro, economia & finanza, Politica & Istituzioni • 583 Viste

La crisi istituzionale, l’incertezza politica e la certezza di elezioni anticipate a settembre senza un prospettiva che qualcosa possa cambiare negli assetti politici hanno di nuovo gettato il panico tra i grandi brokers italiani e stranieri. E nelle casematte della finanza è scattato il panic selling sia sul mercato dei Btp che sul mercato azionario. «Quando domenica sera è stata annunciata la convocazione di Carlo Cottarelli al Quirinale – racconta un operatore della Borsa di Milano – speravamo che i timori si potessero attenuare. Ieri mattina sembrava che i mercati avessero accolto con soddisfazione la fine dell’ipotesi di governo Lega-M5S. Ma subito dopo abbiamo capito che le incertezze sono troppo profonde e che il povero Cottarelli non potrà fare granché per fermare l’ondata di sfiducia che sta crescendo nella comunità finanziaria. Soprattutto perché sappiamo che le elezioni non risolveranno la forte instabilità che si è venuta a creare attorno alle politiche europee».

In effetti se gli indici della mattina sembrava che portassero al sereno, subito dopo sono iniziate le vendite. Il bollettino di giornata non è consolante. Lo spread tra Btp decennale e bund ha chiuso in forte rialzo a 233 punti base dai 204 di venerdì, sui massimi da fine 2013, con una tensione ancora più alta sulla scadenza a due anni che balza a 152 da 108 di venerdì. Il rendimento del Btp decennale, al 2,66%, ha superato il livello di guardia del 2,50% con il probabile voto anticipato dopo l’estate che fa presagire rischi politici ed alta instabilità. Seduta da dimenticare anche per Piazza Affari, con il Ftse Mib che ha ceduto il 2,08% e bruciato 12 miliardi di capitalizzazione. Male anche l’euro sceso a 1,162 dollari. Il listino milanese è stato il peggiore in Europa, ma la crisi politica italiana si è fatta sentire anche altrove, con Francoforte, Parigi e Madrid che hanno ceduto lo 0,6%. In Borsa sono crollate le banche: Mps ha perso il 7%, Generali il 6,7%, Bpm il 6,6%, Mediobanca il 6,1%, Unicredit il 3,8% e Intesa il 3,2%. Mondo del credito a parte, hanno sofferto Saipem (-4,76%), Mediaset (-3,23%), Poste (-3,2%), Cnh (-2,7%), Buzzi (-2,7%) e Leonardo (-2,5%). Sul Ftse Mib segno più solo per Moncler (+0,56%), UnipolSai (+0,53%) e Ferrari (+0,44%). Fuori dal listino delle blue chip crollo per Banca Intermobiliare (-11%), Risanamento (-10%) e Ifis (-9%).

Ora gli operatori vogliono capire se Cottarelli riuscirà a fare il miracolo di far sopravvivere il governo del Presidente. Ma tutti i segnali danno per persa prima ancora di cominciare l’avventura. Solo il Pd appoggerà questo governo, Lega M5S e anche Fi hanno dichiarato che non gli daranno la fiducia. Inoltre i più attenti tra i brokers sanno che la sfiducia a Cottarelli sarà anche una sfiducia a Sergio Mattarella e un aggravamento dunque della crisi politica e istituzionale.

Tutti sperano in un intervento del presidente della Bce Mario Draghi che confermi l’acquisto di Btp e tranquillizzi i mercati. Finora Draghi non ha parlato, non è entrato nella durissima polemica tra Salvini, Di Maio e la Germania malgrado sia stato considerato dalla stampa tedesca il responsabile degli «scrocconi italiani». È difficile che si pronunci. Se tuttavia lo spread raggiungesse i 250 punti forse neppure Draghi potrebbe far nulla per fermare la tempesta finanziaria. Secondo gli analisti dopo quella soglia i nostri Btp potrebbero diventare carta straccia.

FONTE: Bruno Perini, IL MANIFESTO

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