Droghe, Fontana iperproibizionista. Le associazioni: «Incompetente»

Il piano d’azione del ministro in attesa della delega alle politiche antidroga: «Tolleranza zero, più proibizionismo, più carcere, lavori forzati per chi usa sostanze»

Eleonora Martini • 28/6/2018 • Droghe & Dipendenze • 200 Viste

Perduca: «Conte non affidi un tema così complesso a chi non ha alcuna esperienza»

Un salto indietro di decenni: si torna alla «tolleranza zero», si torna alla War on drugs dichiarata ufficialmente persa e perdente dal 2011. Di più: il proibizionismo ha fallito? «No, semmai è il contrario», il problema è che «non c’è un vero proibizionismo». La cannabis? Legalizzata mai. E poi ancora: «Lavori socialmente utili per chi viene scoperto a consumare droghe». Un terzo dei detenuti è tossicodipendente? «Sì, ma stanno in galera perché hanno commosso reati, e ci devono rimanere».

Il ministro leghista della Famiglia (unica) Lorenzo Fontana, in attesa di firmare il decreto governativo che gli affiderà la delega alle Droghe, spiega in un’intervista a La Stampa la sua visione del mondo delle sostanze e della lotta alle tossicodipendenze. E fa già rimpiangere perfino un suo predecessore, l’ultrà pro-life Carlo Giovanardi che continuò a mettere sullo stesso piano la cannabis e l’eroina fino a quando la legge manifesto che portava il suo nome divenne carta straccia grazie alla bocciatura della Corte costituzionale.

Senza alcuna distinzione tra legalizzazione e liberalizzazione, il leghista Fontana (neofita della materia) azzera d’un colpo ogni ambizione riformatrice che fosse mai rimasta nelle fila degli ammutoliti alleati grillini di governo: «Non liberalizzerò la cannabis, mi metto nei panni dei genitori, non credo vorrebbero che i loro figli fumassero», spiega. La riduzione del danno probabilmente non fa parte del vocabolario del cattolicissimo ministro, e di regolamentazione dell’uso non problematico delle sostanze nemmeno a parlarne, pur ammettendo di aver fumato una volta uno spinello ma di non avere avuto poi voglia di un secondo.

D’altronde che Fontana non abbia «mai avuto alcun interesse, figuriamoci competenza» in materia di droghe (come asserisce il radicale Marco Perduca dell’Associazione Luca Coscioni), lo si capisce da come analizza il fenomeno di quel 25% di detenuti tossicodipendenti di cui solo una piccolissima parte riesce ad accedere alle misure alternative previste: «È ovvio che ai drogati – dice così – servono cure al di là delle misure carcerarie, ma non vorrei che passasse il messaggio che se commetti un reato ma sei tossicodipendente non vai in galera». Fontana poi trascura completamente che quasi il 30% degli ingressi in carcere è per violazione delle norme sugli stupefacenti: un mare di «pesci piccoli» come non succedeva dal 2013, è il dato riportato dal nono Libro bianco (ma che sarà senz’altro contenuto anche nella prossima Relazione al parlamento del Dipartimento antidroghe, attesa entro la fine della settimana).

«È il ministro Fontana che vuole la droga libera», reagisce Maria Stagnitta, presidente di Forum droghe che definisce «preoccupante» la scelta di assegnare la delega ad un esponente di governo che dimostra «una visione preistorica delle politiche sulle droghe». «È proprio la proibizione – continua Stagnitta – che di fatto rende oggi il mercato delle sostanze illecite il più libero di tutti. Oggi i “nostri figli” possono acquistare sostanze illegali (di cui spesso non conoscono l’esatta composizione o qualità) ovunque, a qualunque ora e a qualsiasi età. Chi vuole continuare con il proibizionismo vuole mantenere lo status quo».

Sorpreso per la scelta del governo «che, oltre a non aver incluso nel contratto un tema a cui si dovrebbe invece dedicare, affida un percorso lungo 30 anni a un ministro che non ne ha mai preso parte», è Marco Perduca. L’esponente radicale chiede al premier Conte di «non dare la competenza sulle droghe al ministro Fontana» perché nel suo « curriculum politico e istituzionale non si rintraccia alcun interesse, figuriamoci le competenze» adatte ad una questione tanto delicata e complessa.

«Proprio come per aborto ed eutanasia – prosegue Perduca – il cosiddetto “Movimento per la vita” vuole continuare a imporre sofferenze, discriminazione e morti anche nel campo della droga, regalando alla malavita un giro di affari da 14 miliardi. Non si tratta di un’emergenza ma di un fenomeno strutturale da affrontare a tutto tondo, con competenza, dedizione, visione e lungimiranza, tenendo a bada ideologi o tecnocrati». E invece, ricorda, «per esempio la Conferenza nazionale “triennale” manca dal 2009».

«L’ignoranza – conclude Perduca – uccide, sulla droga serve informazione». Ma non è la linea del governo giallo-verde.

FONTE: Eleonora Martini, IL MANIFESTO

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