Fatto l’accordo sui migranti, si salva il governo Merkel

Arrivano “ centri di transito” e rimpatri nei Paesi di primo approdo Compromesso con i radicali della Csu. E Seehofer resta ministro

Tonia Mastrobuoni • 3/7/2018 • Europa, Immigrati & Rifugiati • 274 Viste

Berlino. «Dopo intense trattative abbiamo raggiunto un accordo chiaro per impedire l’immigrazione illegale tra Germania e Austria » . Quando Horst Seehofer si ritrova con una selva di microfoni sotto al mento, poco dopo le dieci di sera, ha cinque difficili ore di negoziato alle spalle. Ma è chiaro che il risultato emerso dai colloqui serrati tra i vertici ristretti del suo partito e i maggiorenti della Cdu, è anzitutto che le sue poltrona di ministro dell’Interno e capo dei cristianosociali sono salve. E quando i due segretari generali dei partiti conservatori si presentano poco dopo nella sala stampa della Cdu berlinese, è chiaro che il difficile accordo che ha sventato una possibile crisi di governo dalle conseguenze incalcolabili, contiene una pessima notizia per Paesi come l’Italia, che si sono categoricamente rifiutati – almeno, finora – di fare accordi con Angela Merkel.

Tocca dunque ad Annegret Kramp-Karrenbauer fornire poco dopo qualche dettaglio in più sull’intesa: «Con il nuovo regime alla frontiera i profughi verranno portati in centri di transito e riportati eventualmente nei Paesi » di primo approdo in Europa. Ma solo se esistono degli accordi in questo senso con i rispettivi governi. Altrimenti, puntualizza la numero uno dei cristianodemocratici, « il respingimento verrà eseguito direttamente alla frontiera con l’Austria ». Con la quale, però va prima sottoscritto un patto in questo senso. Poco dopo, Markus Blume della Csu conferma l’impostazione dell’intesa che ha salvato il Merkel IV: «Alla frontiera con l’Austria vengono fermati coloro che non possono chiedere asilo in Germania».
E il documento dell’intesa sottoscritto da Cdu/Csu, sotto al titolo “Accordo per migliorare il controllo, l’orientamento e il freno all’immigrazione secondaria”, recita al punto 3 che “nei casi in cui dei Paesi rifiutino accordi amministrativi sui respingimenti diretti, questi avverranno alla frontiera tra Germania e Austria in base a un’intesa con l’Austria”.
Prima di infilarsi in una riunione successiva, notturna, della Grande coalizione, anche la cancelliera si è fatta brevemente vedere nella sala stampa. Merkel ha detto di essere «molto contenta» di un accordo «che impedirà la migrazione secondaria » , perché “ minaccia Schengen”. La soluzione è “nazionale, ma deve avvenire nel dialogo con altri partner europei”. Dopo “un duro negoziato e difficili giorni, è un breve compromesso”.
Poco prima delle dieci, la Bild era stata la prima a dare notizia di un possibile accordo che avrebbe potuto salvare la poltrona del ministro dell’Interno, Horst Seehofer, grazie alla disponibilità del partito di Angela Merkel a prendere in considerazione un’ulteriore stretta sui respingimenti anche accettando, in parte, rifiuti dei profughi ai confini. Una soluzione anticipata la settimana scorsa da Repubblica.
I profughi arrivati in Germania verrebbero portati in cosiddette “Transitzonen”, in “zone di transito”, per essere smistati attraverso procedure accelerate delle richieste di asilo ed eventualmente rimpatriati o riportati nei paesi europei di primo approdo, nel caso di esito negativo dell’esame. L’assenso a una soluzione del genere sarebbe arrivata persino dalla Spd, riportavano alcuni media, nonostante tre anni fa aveva respinto esattamente la stessa proposta. Ma per averne la certezza bisognerà aspettare che arrivino i risultati della riunione notturna della Grande coalizione.
Peraltro, nella lunga riunione tra i vertici della Cdu e della Csu presieduta da Merkel e Seehofer, la cancelliera avrebbe espresso qualche dubbio sui respingimenti diretti di profughi arrivati dall’Italia. Quelli più numerosi e politicamente più difficili da gestire, per ovvi motivi: gli accordi bilaterali o dichiarazioni di intento che Merkel è riuscita la scorsa settimana a strappare a Spagna e Grecia ma anche ad altri undici partner europei, non includono il nostro Paese. Che sembra insistere sull’indisponibilità a riprendersi profughi da altri Paesi, anche se registrati in Italia.
Nel corso dell’ennesima giornata al cardiopalma per la sopravvivenza del Merkel IV, era uscita peraltro un’incredibile intervista a Seehofer sulla Sueddeutsche Zeitung, apparentemente indisponibile a qualsiasi concessione ulteriore alla cancelliera. “ Se è diventata cancelliera, è solo per me”, ha detto il capo della Csu al quotidiano di Monaco. Una provocazione che per fortuna è caduta nel vuoto. “Crazy Horst” resta ministro, e Merkel cancelliera.

Fonte: Tonia Mastrobuoni, LA REPUBBLICA

photo: By Harald Bischoff [CC BY-SA 3.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)], from Wikimedia Commons

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