Brasile, ferito Bolsonaro, candidato di estrema destra
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Arrestato, l’aggressore ha detto di aver agito «per ordine di Dio»
Dinanzi all’aggressione a Jair Bolsonaro, accoltellato durante una manifestazione elettorale in Minas Gerais, sarebbe stato fin troppo facile per il Partito dei Lavoratori evidenziare come il candidato di estrema destra abbia raccolto ciò che per tanto tempo ha seminato. E dunque reagire allo stesso modo delle forze golpiste di fronte all’attentato del marzo scorso contro la carovana di Lula in Paraná, quando il sindaco di São Paulo João Doria aveva affermato che il Pt aveva subìto «la stessa violenza» a cui aveva sempre fatto ricorso e lo stesso Bolsonaro scriveva sulle reti sociali: «Fanno le vittime».
AL CONTRARIO, forte e unanime è stato il ripudio della violenza da parte di tutti gli esponenti progressisti e immediata la solidarietà da loro espressa nei riguardi del candidato filofascista. Di un atto «inaccettabile» ha parlato per esempio l’attuale candidato alla vicepresidenza del Pt Fernando Haddad, ponendo l’accento sulla necessità «di garantire un processo pacifico e di rafforzare i valori democratici». Una presa di posizione condivisa da tutti gli esponenti del partito ma non sufficiente a evitare la reazione scomposta del vice di Bolsonaro, il generale di riserva Antônio Mourão, lo stesso che aveva evocato la possibilità di un intervento militare «per spazzare via la corruzione dal Paese»: «Io non penso, io ho la certezza che l’autore dell’attentato è del Pt». Ma, ha aggiunto «se vogliono usare la violenza, si ricordino che i professionisti della violenza siamo noi».
QUANTO AL PROBABILE aggressore, il quarantenne Adélio Bispo de Oliveira, subito arrestato, si sa che sul suo profilo Facebook aveva pubblicato messaggi contro Bolsonaro e che aveva partecipato a manifestazioni a favore della scarcerazione di Lula. E che, interrogato dalla polizia, ha detto di aver agito «per ordine di Dio».
Al di là della gravità dell’aggressione, comunque, resta il fatto che Bolsonaro è stato il primo ad avvelenare il clima del Paese. Noto simpatizzante del regime militare – tristemente celebre il suo elogio nei confronti del colonnello torturatore della dittatura Carlos Alberto Brilhante Ustra -, Bolsonaro è famoso per le sue posizioni razziste e omofobe e le sue espressioni di disprezzo verso le donne, nonché per aver sostenuto il diritto di ogni fazendeiro a usare il fucile contro i senza terra. Le sue ultime provocazioni sono state quelle di prendere a calci un «pixuleco», il pupazzo gonfiabile con la faccia di Lula vestito da galeotto, e di simulare una raffica di mitragliatrice contro gli avversari: un gesto, quest’ultimo, che gli è costato una denuncia per istigazione alla violenza.
CIÒ MALGRADO, dal suo letto nel reparto di Terapia Intensiva dell’ospedale Albert Einstein di São Paulo, Bolsonaro, che è stato colpito al fegato ma non è in pericolo di vita, ha voluto mandare, in un video divulgato sulle reti sociali, uno sconcertante messaggio al Paese: «Possibile che l’essere umano sia così cattivo? Io non ho fatto mai male a nessuno».
Di certo, il leader di estrema destra proverà a trarre il massimo vantaggio da quanto accaduto. Già i suoi figli lo hanno descritto come «più forte che mai» e «pronto per essere eletto presidente al primo turno». E da più parti si fa notare come l’obbligata sospensione della campagna elettorale non sia certamente un danno per l’esponente filo-fascista, che già aveva annunciato di non voler più partecipare ai dibattiti elettorali: per un candidato che rischia di perdere voti appena apre bocca, un letto di ospedale potrebbe rivelarsi tutt’altro che svantaggioso per acquistare consensi.
DIFFICILE, IN OGNI CASO che il ballottagio possa sfuggirgli: l’ultimo sondaggio dell’Ibope lo pone al primo posto con il 22%, seguito da Marina Silva e Ciro Gomes con il 12% e da Geraldo Alckmin con il 9%. Ma il sondaggio non solo ha rimosso Lula, arrivato ormai al 40%, bensì ha anche nascosto i dati relativi al trasferimento dei suoi voti verso Haddad, che con ogni probabilità lo sostituirà ufficialmente nei prossimi giorni. Dati che indicano come gli elettori certi di votare per il portavoce dell’ex presidente siano passati, dallo scorso 20 agosto, dal 13% al 22% e quelli che «potrebbero» scegliere lui dal 14% al 17%.
* Fonte: Claudia Fanti, IL MANIFESTO
photo: By Fabio Rodrigues Pozzebom/Agência Brasil [CC BY 2.0 (https://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons
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