Cambiamenti climatici, apocalisse in California

 Fiamme e vento hanno fatto almeno 31 vittime, oltre 200 dispersi e 250mila sfollati: per tutti si tratta degli effetti del cambiamento climatico. Non per Trump, il «negazionista numero uno»

Luca Celada * • 13/11/2018 • Ambiente, Territorio e Beni comuni, Internazionale • 192 Viste

LOS ANGELES.L’aria tornata a tingersi di ocra e terra bruciata sopra Los Angeles; una cappa infausta di fumo e angoscia che dalle colline di Malibu e Ventura si è stesa sulla grande pianura urbana dove vivono 12 milioni di persone. Gli incendi degli ultimi giorni si sono sviluppati nei pressi di Thousand Oaks, all’indomani della sparatoria del Borderline Grill che aveva sconvolto proprio la stessa estrema periferia. Sospinte dai venti Santa Ana le fiamme sono avanzate verso la costa, facendo terra bruciata dei canyon che corrono fra la Ventura freeway e la Pacific Coast Highway: Trancas, Malibu, Latigo, Kaanan Dume, in una devastante corsa verso il mare.
INFERNO A PARADISE: 600 km a nord, nei pressi della cittadina di Chico, scoppiava un altro incendio ancora più feroce e ben più mortale che finora ha distrutto oltre 6mila abitazioni e fatto 31 vittime accertate. Ancora più inquietante i dati sui dispersi: sono 228 le persone di cui si sono perse le tracce nel caos provocato dalle fiamme. La località di Paradise (25.000 abitanti) è stata rasa al suolo dal fuoco che ha lasciato ceneri ardenti al posto di 6.400 case e una scena apocalittica di auto carbonizzate abbandonate dalla gente che tentava la fuga lungo l’unica via d’uscita ma si è trovata incolonnata al momento del sopraggiungere delle fiamme.

«NEW ABNORMAL»: è il peggior incendio di sempre in uno stato pur regolarmente colpito da questi disastri. Il triste primato era stato stabilito solo lo scorso ottobre quando il Tubbs fire aveva provocato 22 morti nella contea di Sonoma, un macabro crescendo di devastazione che difficilmente può essere letto fuori da un ambito climatico. «Non è nemmeno più il new normal, bensì il new abnormal» ha dichiarato il governatore Jerry Brown nell’annunciare lo stato d’emergenza. «Una condizione destinata ad aggravarsi nei prossimi decenni. Dovremo fare di tutto per far fronte a questa minaccia al nostro modo di vivere».

QUELLO STILE DI VITA comprende un’edificazione sempre maggiore nelle zone collinari nei pressi della città man mano che cresce la popolazione.
Un’espansione che compenetra sempre più ecosistemi portati a ciclici incendi naturali. Una dinamica di sviluppo di per sé rischiosa resa ancora più pericolosa da un clima, come ha notato Brown, in via di tangibile mutamento. In California significa temperature più elevate, minore precipitazione e maggiore siccità. La stagione dei fuochi dura dunque sempre più a lungo e trova combustibile sempre più abbondante nei press di zone abitate.

DISASTER MOVIE: in questo contesto i 250.000 sfollati a cui è stato ordinato di evacuare da Agoura Hills, Westlake Village e Malibu nei pressi di Los Angeles, sono da annoverare come profughi climatici. Come nell’ennesimo sequel di un disaster movie fin troppo noto, l’incendio ha prodotto immagini di apocalissi suburbane e scene di panico, auto in fuga dai canyon, piene di effetti personali raccolti in fretta e furia e animali domestici caricati su automezzi di fortuna.

Molti di questi sono finiti sulle spiagge sovrastate dal fumo coi proprietari che vi hanno trovato riparo temporaneo dalle fiamme. Qui è stato rinvenuto da una troupe televisiva anche Martin Sheen, l’attore protagonista di Apocalypse Now di cui i familiari avevano peso le tracce: aveva dovuto abbandonare di corsa la propria abitazione senza il telefono. Molte altre personalità dei cinema e spettacolo fra cui Will Smith, Lady Gaga, Orlando Bloom e Alyssa Milano hanno avuto dovuto fare lo stesso, alcuni come Miley Cyrus hanno perso le proprie abitazioni in quello che nella tassonomia delle catastrofi naturali qui è noto come il «disastro dei ricchi».

TRUMP: BENZINA sulle fiamme. Malgrado il tragico contesto il presidente negazionista ha ritenuto di intervenire con un tweet polemico scrivendo da Parigi che i «costosi» incendi in California sono dovuti unicamente ad errori nella gestione forestale. Secondo il copione già collaudato nei confronti delle vittime portoricane dell’uragano Maria, Trump ha attaccato le vittime a lui «ostili» (la California ha contribuito al scorsa settimana alla sconfitta elettorale repubblicana nel congresso). «Diamo miliardi ogni anno e perdiamo così tante vite. Tutto a causa di una cattiva gestione. Rimediare ora o basta fondi federali!»Dichiarazioni che il presidente dell’associazione internazionale dei vigili del fuoco, Harold Schaitberger, ha definito «irresponsabili ed insultanti» nei confronti delle forze impegnate in prima linea.

ANCORA VENTO: a queste si andranno ad aggiungere nei prossimi giorni 200 unità di pompieri provenienti da Washington e dal Texas per dare manforte ai colleghi, allo stremo dopo quattro giorni di operazioni senza tregua. Mentre a Los Angeles la vita scorre nell’irreale normalità intercalata dai bollettini che aggiornano le evacuazioni e dagli avvertimenti sull’aria malsana (consiglio di non uscire di casa per bambini e anziani, sconsigliate attività fisiche), sulle colline a nordovest continua l’offensiva a base di sortite di elicotteri e Canadair che sganciano carichi di acqua e ignifugo sulle fiamme ancora non sotto controllo. Per oggi è previsto un rafforzamento dei venti.

* Fonte: Luca Celada, IL MANIFESTO

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