Il ddl Pillon che vorrebbe cancellare i minori e favorire la lobby dei padri separati

A proposito del disegno di legge che avvantaggia i padri separati violenti ai danni di bambini e bambine

Oria Gargano * • 24/11/2018 • Bambini & Giovani, Libertà & Nuovi diritti, Welfare & Politiche sociali • 564 Viste

Le donne sono in piazza per sottolineare la prorompenza e l’attualità di una Giornata internazionale contro la violenza che cade in un momento buio per il paese. Il terreno di coltura del nuovo assolutismo è la famiglia, non intesa come libera convivenza tra persone vincolate da liberi rapporti affettivi, ma come baluardo contro le alterità – etniche o sessuate che siano. Solo una tifoseria inconsulta per le associazioni dei Padri Separati poteva condurre a immaginare un affidamento condiviso dei figli, che priva i bambini della loro stabilità e depaupera la qualità della loro vita. Queste associazioni sono composte da ex mariti che lamentano di non frequentare i figli con assiduità, a motivo di specifiche disposizioni del Tribunale per i Minorenni, o del Tribunale Civile. Va detto che questa specifica circostanza si verifica solo quando pendono verso il padre procedimenti volti a limitarne la responsabilità genitoriale, a motivo di comportamenti violenti esercitati nell’alveo familiare, che hanno visto i minori vittime o testimoni di quella violenza.

Ma la lobby dei padri separati è potente e dotata anche di testimonial di una certa notorietà, e questo governo ne subisce evidentemente il richiamo. Nelle coppie che si separano in maniera civile, le madri sono felici che i propri figli possano mantenere una relazione significativa con il padre. Nelle coppie in cui il partner ha agito violenza, invece, le madri sono preoccupate che l’ex partner possa comportarsi in modo aggressivo contro i figli, facendo pagare loro lo scotto del proprio fallimento relazionale ed affettivo.

I bambini e le bambine costretti a fuggire nelle Case Rifugio insieme alle madri, per proteggersi da situazioni pericolose, manifestano problematiche gravissime quando debbano vedere il padre, per disposizione del tribunale o dei servizi sociali, in forma di incontri liberi o di incontri protetti. Tutte le operatrici antiviolenza conoscono bene questi disagi che non sono prodotti da nefaste influenze materne, perché rappresentano la spontanea e ovvia reazione di bambini e bambine che hanno assistito a comportamenti aggressivi del padre, e non vogliono riviverli. L’adagio popolare «meglio un cattivo padre che nessun padre» è sciocco, crudele, criminale, e rappresenta un rischio per i figli e le figlie, che, non di rado, diventano vittime di questo odio generalizzato del genitore. A volte il padre li uccide, e talvolta suicidandosi, sembra voglia riscattare la propria incompetenza nella costruzione di relazioni sane attraverso un olocausto colmo di ribellione sterile.

Ebbene, il disegno di legge Pillon dice anche che bisogna valutare, nel diritto di famiglia, «l’introduzione di norme volte al contrasto del grave fenomeno dell’alienazione parentale». L’alienazione parentale è l’infausta invenzione di tale psicologo statunitense Richard Gardner, pedofilo, morto suicida, che teorizzò sulla “mamma cattiva” che sobilla i figli contro il padre. Il manuale diagnostico statistico dei disturbi mentali (Dsm) e le più importanti associazioni di psicologi e psicanalisti a livello mondiale hanno sconfessato questa teoria, rimarcandone la completa infondatezza. Questi nostri instancabili propugnatori dei valori familistici in salsa gialloverde, invece, la spacciano per vera, fino a prevedere che alle madri dei bambini che si sentono male e vomitano quando debbono vedere il genitore che li ha terrorizzati venga di fatto preclusa la possibilità di esercitare un ruolo di protezione verso i figli. E che i figli vengano condotti d’imperio a vivere con il genitore abusante. Questo vorrebbe il governo giallo verde. Saremo in tantissime e tantissimi a contestarlo.

* Fonte: Oria Gargano, IL MANIFESTO

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