Legge di Bilancio. Oggi in piazza i pensionati

Il governo: correggeremo l’aumento fiscale al no profit, ma niente modifiche a manovra. Ufficio di bilancio (Upb) critica ancora Tria: compromesso con l’Ue è il migliore possibile

Massimo Franchi * • 28/12/2018 • Lavoro, economia & finanza, Terzo settore & Non profit • 318 Viste

Violenta protesta degli Ncc contro il decreto fatto per loro: bruciato fantoccio di Di Maio

La manovra da «sette» in pagella è già da correggere. Ma non sarà corretta. Verrà approvata così com’è. Perché «non c’è tempo». La surreale giornata di ieri è così riassumibile.

Si è partiti al mattino con il mea culpa del vicepremier Luigi Di Maio sull’aumento dell’Ires, l’eliminazione dell’aliquota agevolata al 50 per cento per il terzo settore no profit. «Si volevano punire coloro che fanno finto volontariato ed è venuta fuori una norma che punisce coloro che hanno sempre aiutato i più deboli. Non possiamo intervenire nella legge di bilancio – spiega Di Maio – perché si andrebbe in esercizio provvisorio. Ma prendo l’impegno di modificarla nel primo provvedimento utile. Inoltre – conclude – abbiamo sentito la comunità dei Frati di Assisi (gli unici ascoltati di una lunga serie di enti religiosi e laici che hanno protestato, ndr) che ringraziamo per il loro instancabile impegno, e li incontreremo quanto prima», conclude in una nota – non in un video Facebook, e anche questa è una notizia – il vicepremier.

NEL POMERIGGIO è il presidente del consiglio Giuseppe Conte a precisare: «Le iniziative di solidarietà degli enti non profit – scrive su Facebook – rappresentano uno strumento essenziale per un’efficace politica di inclusione sociale. Per questo in merito alla norma sull’Ires formulata nella legge di bilancio provvederemo quanto prima, a gennaio, a intervenire per riformulare e calibrare meglio la relativa disciplina fiscale». Nel frattempo però la viceministra all’Economia M5s Laura Castelli continuava a difendere la misura che «colpisce solo chi fa utile, non il no profit no profit».

LA MANOVRA INTANTO prosegue il suo cammino-farsa alla camera dove sarà approvata definitivamente in terza lettura domani. Ieri l’esame senza emendamenti possibili della commissione Bilancio ha comunque avuto qualche sussulto con l’audizione dell’Ufficio parlamentare di bilancio, l’organo indipendente che aveva bocciato le stime di crescita (1,5%) della prima versione della legge di bilancio. Il giudizio del presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro è stato articolato. Se la nuova previsione di crescita 2019 viene data per «plausibile», arriva la critica per il taglio degli investimenti («da un aumento di 1,4 miliardi ad un calo di un miliardo»), alle «misure una tantum» e «al deficit 2020-2021 legati alle clausole di salvaguardia dell’Iva che se non fossero sterilizzate porterebbero il deficit al 3 per cento».

IN SERATA È TOCCATO al Giovanni Tria essere ascoltato. Il ministro dell’Economia febbricitante ha tentato di parare i colpi in difesa: l’accordo con la Ue è «il miglior risultato possibile sia dal punto di vista economico finanziario che politico», «rispetto alla prima versione, l’attuale manovra riduce la spesa corrente del 2019 e non lo fa a scapito della spesa per investimenti».

Oggi invece si faranno sentire in piazza i pensionati. Spi-Cgil, Fnp-Cisl e Uilp hanno organizzato presidi sotto le prefetture in tutta Italia per protestare contro il taglio della rivalutazione a partire dagli assegni di 1.200 euro netti. «Il governo – dichiarano i segretari generali Ivan Pedretti, Gigi Bonfanti e Romano Bellissima – usa i pensionati italiani come un bancomat. È una decisione scellerata e insopportabile perché ancora una volta si mettono le mani nelle tasche di chi ha lavorato duramente per una vita facendogli pagare il conto della manovra». A Roma l’appuntamento è per le 10 in piazza Santissimi Apostoli.

SEMPRE SUL CAPITOLO PENSIONI spuntano due nuove norme che dovrebbero entrare nel decreto Quota 100 promesso dal sottosegretario leghista Claudio Durigon per il 10 gennaio. La prima riguarda l’erogazione del Tfr (o Tfs) dei dipendenti pubblici che sarà ulteriormente ritardata fino a tre anni: chi va in pensione a 62 anni dovrà attendere di compierne 65. La seconda riguarderebbe Inps e Inail: in entrambi i casi il governo modificherà la governance degli istituti pubblici affiancando al presidente un consiglio di amministrazione. Non sarebbe però una norma contra personam: il mandato quadriennale da presidente dell’Inps di Tito Boeri – inviso alla Lega – scade fra un mese e mezzo: il 16 febbraio 2019.

IERI INTANTO È DIVAMPATA nuovamente la protesta dei Noleggiatori con conducente. Non contenti del decreto del governo della notte del 23 dicembre che ha accolto buona parte delle loro richieste – «ampliamento degli ambiti territoriali di operatività per gli Ncc da comunali a provinciali, la possibilità di avere la doppia rimessa in provincia e la possibilità di non rientrare in rimessa tra un servizio e l’altro se le prenotazioni sono state registrate su un foglio di servizio elettronico» – gli Ncc si sono trovati da tutta Italia di nuovo a piazza della Repubblica a Roma e a Fiumicino per protestare contro il governo. Un fantoccio del vicepremier Luigi Di Maio con la scritta «schiavo dei tassisti» – la categoria che da dieci anni protesta contro la concorrenza sleale degli Ncc – è stato incendiato. «Salvini e Di Maio devono venire in piazza o rimaniamo qui fino a Capodanno», urlavano i manifestanti.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

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