Il Fondo monetario: «Italia freno per l’economia mondiale»

Crescita. Anche il Fondo monetario taglia le stime del Pil. Anche Tria si arrabbia: : «L’Italia non è un rischio. Il rischio sono le politiche consigliate dall’Fmi»

Andrea Colombo * • 22/1/2019 • Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo • 380 Viste

«La minaccia per l’economia mondiale non è l’Italia. Casomai è proprio l’Fmi», Salvini ritrova i toni ringhiosi del conflitto con l’Europa nella fase iniziale, prima della resa. Ma stavolta anche il mite Tria si accoda: «L’Italia non è un rischio. Il rischio sono le politiche consigliate dall’Fmi». Per una volta il più contenuto è Di Maio: «Indietro non si torna. Non pensino di scoraggiarci». All’origine della corale levata di scudi ci sono le previsioni di crescita dell’Fmi per il 2019: 0,6%, identiche a quelle di Bankitalia, a fronte dell’1% previsto dal governo. L’economia italiana, quindi, sarà per l’ennesima volta in coda alla classifica delle principali economie europee in termini assoluti, anche se in termini relativi dovrebbe andare anche peggio in Germania, con un taglio dello 0,6% rispetto alle previsioni.

Ma l’Fmi aggiunge una bomba ad alto potenziale esplosivo. Mette la situazione economica italiana, con l’eventuale no deal sulla Brexit e con i possibili esiti della guerra dei dazi tra Usa e Cina, tra i principali elementi di rischio per l’economia mondiale. La quale di rischi ne corre parecchi, anche se Christine Lagarde non dà per certa la recessione mondiale. La minaccia c’è ma può ancora essere evitata. La direttrice dell’Fmi non esita però a chiedere di «tenersi pronti se i rischi dovessero materializzarsi».

Le reazioni ufficiali a una sventola del genere non potevano essere che quelle spavalde squadernate dai rappresentanti del governo. Ma dietro le quinte il nervosismo è già a livelli da allarme rosso. Se quelle cifre saranno confermate, e nella fase recessiva in corso ovunque ci vuole molto ottimismo per sperare che non sia così, sarà necessaria una manovra correttiva tra i 4 e i 5 miliardi. Del resto le parole pronunciate un paio di giorni fa da Conte – «è presto per parlare di manovra correttiva» – sono quasi una sentenza. In politica quella formula si traduce di solito con un meno dubitativo: «Sarà certamente così ma è presto per dirlo». Ma la paura peggiore è che la richiesta di manovra bis arrivi prima delle elezioni europee, in aprile: sarebbe un disastro anche sul piano della propaganda. Su quello della sostanza, invece, non è che aprile o luglio cambi molto.

Lo spettro della manovra-bis, poi, è in folta e terrificante compagnia. In autunno arriverà una legge di bilancio che, salvo miracoli, si rivelerà pesantissima in conseguenza delle clausole di salvaguardia che il governo ha accettato pur di partire subito sia con quota 100 che con il reddito di cittadinanza. Proprio il «reddito» è l’ultima e forse la più inconfessabile tra le grane che aspettano la legge di bilancio 2019. Quando si tratterà di tradurlo in pratica e se ne vedranno gli effetti, dunque dopo le elezioni, i problemi potrebbero dimostrarsi più che numerosi e di ardua soluzione. In un quadro simile, per scommettere sulla tenuta del governo fino al prossimo anno bisogna nutrire una vera passione per l’azzardo.

* Fonte: Andrea Colombo, IL MANIFESTO

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