Dopo i danni del boomerang Bce, arriva il bazooka della Commissione Ue

La presidente della Commissione Ue Ursula Von Der Leyen: «Faremo qualsiasi cosa necessaria per sostenere gli europei e la loro economia»

Roberto Ciccarelli * • 14/3/2020 • Europa, Lavoro, economia & finanza, Lavoro, economia & finanza nel mondo, Salute & Politiche sanitarie • 316 Viste

Reazioni a catena.  La flessibilità «una tantum» all’Italia, il credito illimitato alle imprese in Germania, gli aiuti federali da 50 miliardi stanziati da Trump contro l’emergenza del «coronavirus», le rettifiche del capoeconomista della Banca centrale Europea Philip Lane dopo il panico provocato da una frase di sette parole sulla gestione dello spread pronunciata giovedì dalla presidente dell’Eurotower Christine Lagarde hanno portato a un rimbalzo nelle borse. Dopo il crollo storico di quasi il 17%, ieri Piazza Affari è risalita a +7,1%. Bankitalia: «C’è stato un errore di comunicazione nella Bce, conta la sostanza». Il vice Valdis Dombrovskis: «Ma il patto di stabilità non è sospeso»

«We are not here to close spreads»: «Non siamo qui per chiudere gli spread». Sono le sette parole pronunciate dalla presidente della Bce Christine Lagarde che giovedì ha contribuito a bruciare l’equivalente di una mezza legge di bilancio, dando la spinta alle borse europee a precipitare in un burrone. Il record a Milano con oltre meno 16, mentre Wall Street eguagliava il record negativo del 1987 al punto da spingere la Fed a immettere 1500 miliardi di dollari di liquidità per non farla affogare. All’indomani di precisazioni, panico, polemiche ribollenti ispirate a un vago senso di tradimento, attorno a Lagarde sono stati in molti a erigere un cordone sanitario. Di buon mattino ha iniziato il capoeconomista della Bce Philip Lane che ha precisato che il compito della Bce è la «stabilità dei prezzi», non quello di «azzerare gli spread tra i vari paesi». Ma visto che il coronavirus è considerato una situazione «eccezionale», il famoso «cigno nero» che mette a rischio la liquidità, allora il compito della Bce è assicurare una corretta trasmissione della politica monetaria. Anche il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, in un’intervista a Bloomberg, ha evidenziato la cattiva performance di Lagarde in una risposta a una giornalista tedesca: «Le misure non sono state forse presentate bene», «c’è stata una difficoltà di comunicazione» non sono state «ben comprese dai mercati». In un’economia dove il potere performativo delle parole dei banchieri è considerato magico questo è un problema storico che può mandare in tilt un sistema. Per questo Visco ha precisato che la Bce garantirà tutta la «flessibilità» necessaria contro il virus, ridurrà le turbolenze finanziarie con 120 miliardi di euro aggiuntivi al già esistente «allentamento monetario» da 20 miliardi al mese ed è comunque pronta a intraprendere ogni azione possibile acquistando titoli pubblici e privati, facendo giungere a piccole e medie imprese colpite dalla crisi il denaro necessario.

LA MANUTENZIONE posticipata del messaggio di Lagarde ha inteso dire una cosa: contro la crisi del virus c’è un bazooka, non un boomerang. L’idea è stata rafforzata ieri da due annunci decisivi che hanno contribuito a un rimbalzo delle borse europee e Usa, a cominciare da Milano che ha chiuso a +7,1%, dopo essere salita a circa il 17%: il credito illimitato alle imprese da 550 miliardi di euro in Germania, l’annuncio del piano anti-virus di Trump da 50 miliardi di dollari e la conferma da parte della Commissione Ue che all’Italia, e a tutti i paesi colpiti dall’emergenza virale e dalla recessione in arrivo, sarà riconosciuta la clausola della flessibilità prevista dal patto di «stabilità e crescita». I soccorritori del sistema si sono dunque attivati. E il sistema emotivo e algoritmico dei mercati finanziari, almeno ieri, ha reagito. In poche ore è passato dallo tsunami alla rinascita: la violenza di queste oscillazioni sono consustanziali a un capitalismo e al suo rapporto costitutivo con le crisi.
DA BRUXELLES Ursula Von Der Leyen, Valdis Dombrovskis, Margrethe Vestager e Paolo Gentiloni hanno assicurato all’Italia la flessibilità sul deficit e sugli aiuti di stato alle imprese nel turismo e nei trasporti oltre alle risorse stanziate per gli ammortizzatori sociali. In previsione della moltiplicazione delle richieste da parte degli Stati membri Gentiloni ha assicurato che le «decisioni prese non saranno le ultime».

IL VICEPRESIDENTE Dombrovskis ha chiarito, in maniera decisiva, che «il patto non è sospeso» e che la «flessibilità è già prevista». La comunicazione della Commissione è stata confermata in una lettera inviata al ministro dell’Economia Roberto Gualtieri dove le risorse già stanziate (25 miliardi, di cui 20 in deficit) e tutte le altre che arriveranno saranno escluse dal calcolo del deficit strutturale «e non prese in considerazione nella valutazione degli sforzi fiscali richiesti dalle regole attuali». Resta l’incognita dell’esposizione sul debito, già alto. Quando sarà passato l’incubo, questo significa che entreremo in un altro incubo: le politiche di austerità necessarie a ristabilire un ordine illusorio ma considerato «naturale» dei parametri consueti? E se la crisi, invece, modificherà il teorema amministrato da Bruxelles? È l’incognita che può produrre conseguenze devastanti. Nell’ambivalenza tra una crisi strutturale e la concessione di una flessibilità «una tantum» si è mossa anche la rassicurazione finale a un paese stordito, impaurito e auto-recluso come l’Italia: «Siamo pronti a fare di più – ha detto la presidente della Commissione Ue Von Der Leyen – Faremo tutto il necessario per sostenere l’economia». Resta da capire il punto in cui il «necessario» si può trasformare in irreversibile

* Fonte: Roberto Ciccarelli, il manifesto

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