Polonia. L’ultimo saluto e il lutto nazionale per il sindaco assassinato di Danzica

Polonia. L’ultimo saluto e il lutto nazionale per il sindaco assassinato di Danzica

La Polonia ha rispettato una giornata di lutto nazionale ieri in concomitanza con le esequie di Pawel Adamowicz, il primo cittadino di Danzica ucciso domenica scorsa durante un festival di beneficenza. Per trovare un trauma di questa portata nella storia recente del paese bisogna tornare al 2010 quando nella catastrofe aerea di Smolensk 96 cittadini persero la vita in terra russa. Tra le vittime dell’incidente anche l’allora presidente polacco Lech Kaczynski, fratello gemello di quel Jaroslaw, numero uno del partito della destra populista di Diritto e giustizia (PiS), attualmente al governo. Anche allora la politica avevano predicato solidarietà e silenzio.

Quell’incidente resta una ferita aperta per la Polonia, un evento divisivo ancora oggi utilizzato come spauracchio dal PiS fomentando tesi complottiste sulle responsabilità russe per il proprio tornaconto elettorale. Questa volta il nemico esterno non c’è, ma la «guerra polsko-polska» tra i sostenitori e gli oppositori del partito al potere è ad alta tensione.

CON LA SCOMPARSA di Adamowicz il paese ha vissuto una vera e propria settimana di lutto. Dapprima ci sono state le «marce del silenzio», organizzate in modo spontaneo dai cittadini nei maggiori centri del paese. La salma dell’ex sindaco è stata poi trasferita giovedì presso il Centro europeo di Solidarnosc di Danzica, un museo dedicato al sindacato libero che si costituì nella Polonia comunista nel 1980, dove per due giorni migliaia di polacchi hanno sfilato per l’estremo saluto ad Adamowicz. Lunghissime le file per visitare la camera ardente, ben oltre il perimetro museale e a ridosso di quei cantieri navali che hanno visto la nascita della leggendaria organizzazione fondata da Lech Walesa.

Al lutto dei cittadini si affianca quello delle istituzioni delle grandi città: Varsavia, Lodz, Poznan, Cracovia, che, come Danzica, alle elezioni amministrative dello scorso autunno hanno visto la sconfitto dei candidati del governo. Almeno trecento tra sindaci, presidenti dei voivodati (regioni) e dei distretti in cui è suddivisa la Polonia, hanno preso parte alle esequie nella giornata di ieri culminate con una messa di tre ore nella basilica di Santa Maria a Danzica, la più grande chiesa gotica in mattoni rossi d’Europa.

«Ufficialmente non si tratta di funerali di Stato ma nei fatti sono quelli di un re», ha commentato ieri il quotidiano francese Le Monde.

Erano presenti il presidente polacco Andrzej Duda e il primo ministro Mateusz Morawiecki. Oltre a Lech Walesa e al presidente del Consiglio europeo Donald Tusk che con Adamowicz ha condiviso il partito.

LA TRAGICA MORTE di Adamowicz è stata in grado di spostare rapidamente gli umori dei polacchi. Il PiS sta perdendo consensi. Un sondaggio commissionato questa settimana dal giornale Gazeta Wyborcza a Kantar Millward Brown mostra che la formazione di Kaczynski ha perso almeno 10 punti percentuali. A pesare come un macigno nel calo di popolarità, l’archiviazione da parte della procura, controllata dal dicastero della giustizia, delle indagini sui certificati di «morte politica» emessi più di un anno fa nei confronti di 11 sindaci, tra i quali Adamowicz, dall’organizzazione di estrema destra Gioventù polacca (Mw). Il PiS sta cercando di adottare un profilo più basso e ha già annunciato che non presenterà un candidato alle prossime elezioni comunali di Danzica previste al più tardi entro l’aprile di quest’anno.

* Fonte: Giuseppe Sedia, IL MANIFESTO



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