Nuova beffa per gli esodati: «Niente per noi in Quota 100»

Altra circolare «elettorale» dopo la beffa delle rivalutazioni richieste dopo le Europee: assegni a chi si dimette senza certificato Unilav, ma rischio recupero dopo il 26 maggio

Massimo Franchi * • 19/3/2019 • Lavoro, economia & finanza • 236 Viste

Mentre un comunicato impreciso fa passare il «commissario» Pasquale Tridico per «presidente» nonostante si specifichi che assomma anche i poteri «del consiglio di amministrazione dell’Inps» – mentre viene confermato anche Adriano Morrone come suo vice commissario – , le modifiche al decretone su Quota 100 portano alla protesta degli esodati.
La promessa del governo di una Nona salvaguardia che garantisca il pensionamento ai circa 6mila rimasti fuori e ancora senza pensione a causa della riforma Fornero è rimasta lettera morta. «Non c’è nulla per gli esodati, niente nona salvaguardia e nessuna soluzione con la pace contributiva (il riconoscimento di alcuni anni di contributi come soluzione subordinata ad entrare in Quota 100, ndr) o con Ape sociale per gli esodati, dopo le votazioni il 15 marzo in commissione lavoro, in cui sono stati bocciati tutti gli emendamenti per gli esodati – denuncia Claudio Ardizio, coordinatore del Comitato esodati – . Il governo non ha mantenuto la promessa di presentare suoi emendamenti per la estensione della pace contributiva e per far accedere all’Ape sociale gli esodati. Lega e M5s hanno ostacolato qualunque soluzione per noi esodati a loro dire per mancanza coperture economiche. Il sottosegretario Durigon più volte in televisione e con dichiarazioni ai giornali lo aveva invece promesso», conclude Ardizio. Difficile che ciò avvenga in aula alla camera e ancor meno nel terzo e breve ultimo passaggio al senato.
Il tutto mentre continua la conferma dell’uso a fini elettorali di Quota 100. Dopo che giovedì il manifesto aveva anticipato la denuncia dello Spi Cgil sui circa 200 milioni che l’Inps si riprenderà solo a giugno – dopo dunque le elezioni Europee del 26 maggio – da oltre 5 milioni di italiani per il taglio della rivalutazione deciso in legge di bilancio ma non fatto partire nei primi tre mesi per problemi di conteggi, ecco che arriva un comportamento simile su Quota 100.
Riguarda le accettazioni delle domande anche in assenza delle dimissioni dal lavoro. Una circolare della Direttrice generale Gabriella Di Michele a tutte le «strutture territoriali» prevede di liquidare le pensioni di Quota 100 anche «in mancanza di un dato certificato dal datore di lavoro attraverso le comunicazioni obbligatorie Unilav attestante l’avvenuta cessazione del rapporto di lavoro dipendente». Ebbene, Di Michele dispone «in via straordinaria di procedere alla liquidazione provvisoria» per coloro che fanno domanda entro la prima finestra prevista dal primo aprile senza la certificazione: in pratica si può fare domanda per Quota 100 senza essersi realmente dimessi. Nella stessa circolare si precisa che «il recupero di degli eventuali ratei indebiti (di non si è effettivamente dimesso, ndr) dopo il controllo del modello Unilav». Anche in questo caso il tutto avverrebbe dopo le elezioni Europee. E con evidente disparità di trattamento rispetto a chi fa domanda per domande anticipate e soprattutto di reversibilità che devono attendere tempi per la risposta molto superiori.

* Fonte: Massimo Franchi, IL MANIFESTO

Foto: Pixabay CC0 Creative Commons

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