Colombia, pace contrastata. Riarrestato il leader delle Farc Santrich

Colombia. Nuova offensiva della Procura per neutralizzare l’accordo di pace dopo il no della Jep all’estradizione dell’ex combattente negli Stati uniti che lo accusano di narcotraffico

Claudia Fanti * • 19/5/2019 • Internazionale, Talking Peace • 332 Viste

Non ha neppure avuto il tempo di riassaporare la libertà l’ex leader delle Farc Jesús Santrich, arrestato nell’aprile 2018 in seguito a un mandato di cattura internazionale emesso dagli Stati uniti, con l’accusa di aver partecipato a partire dal luglio 2017, dunque dopo la firma dell’accordo di pace, a un’operazione diretta a introdurre negli Usa 10 tonnellate di cocaina.

Aveva appena varcato sulla sedia a rotelle la soglia del carcere di massima sicurezza La Picota, dopo ore di angosciante attesa in cui era arrivato ad autolesionarsi le braccia, quando agenti del Cti, il Corpo tecnico di investigazione della Procura generale, lo hanno di nuovo arrestato e riportato nel centro di reclusione sulla base di presunte nuove prove ai suoi danni.

Era prevedibile che la Procura cercasse in ogni modo di neutralizzare la risoluzione con cui la Jep – la Giurisdizione speciale per la pace riconducibile al modello di giustizia restaurativa già applicato in Sudafrica – ha deciso di respingere la richiesta di estradizione degli Usa, ordinando il rilascio immediato di Seuxis Hernández, il vero nome di Santrich.

Un bello schiaffo per il procuratore generale Néstor Humberto Martínez che, dopo aver tentato in ogni modo possibile di svuotare l’accordo con le Farc, ha presentato la sua «rinuncia irrevocabile» in polemica con la decisione della Jep.

«È stata fatta a pezzi la cooperazione giudiziaria internazionale», ha denunciato, in riferimento alla richiesta di estradizione Usa, il controverso procuratore, sul cui capo pesa anche l’accusa di coinvolgimento nello scandalo Odradecht.

Ma la risoluzione a favore di Santrich è stato un colpo durissimo anche per il governo di Iván Duque che contro la Jep, uno dei pilastri principali degli accordi di pace, ha puntato al Congresso tutte le sue armi, andando incontro a una sonora sconfitta alla Camera dei rappresentanti.

Che il caso Santrich non fosse altro che una montatura giudiziaria finalizzata a minare l’accordo con le Farc era stato sostenuto subito dai difensori del processo di pace: avevano evidenziato come la polizia vigilasse sugli ex guerriglieri e le loro frequentazioni in maniera permanente e come ad accompagnarli ci fossero sempre gli agenti dell’Unità nazionale di protezione.

Per più di un anno era andata avanti la discussione sulla estradibilità di Santrich – ammissibile unicamente nel caso in cui il reato di cui è accusato fosse stato commesso dopo la firma della pace nel novembre del 2016 – e sulle prerogative della Jep – riconosciute infine dalla Corte costituzionale – rispetto alla valutazione delle prove del presunto crimine.

Peraltro, l’invito alle autorità giudiziarie Usa a presentare le evidenze a carico del leader non vedente era stato avanzato a più riprese dalla Jep che, di fronte alla risposta negativa della giustizia statunitense, si era decisa a respingere la richiesta di estradizione, optando per giudicare Santrich in Colombia. Ma ora i tempi per la sua liberazione sono destinati di nuovo ad allungarsi.

* Fonte: Claudia Fanti, IL MANIFESTO

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